James S. A. Corey.
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Abbadon's Gate. La Fuga.
Ciclo: The expanse (la distesa) 3.
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Parte 3. 
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Titolo originale: Abaddon's Gate.
Traduzione di: Stefano A. Cresti.  
2016. Fanucci Editore, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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26.
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Bull.
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Voci. Luce. La sensazione che qualcosa fosse profondamente sbagliato, in punti che non poteva raggiungere. Bull cerc di digrignare i denti e scopr che la sua mascella era gi talmente stretta da far male. Qualcuno grid ma non capiva da dove provenisse quella voce.
La luce attir la sua attenzione. Una semplice luce a LED con una lente opaca per diffonderla. Una luce d'emergenza. Di quelle che si accendevano quando mancava la corrente. Guardarla faceva male ma lui lo fece comunque, usandola per concentrarsi. Se fosse riuscito a darle un senso, il resto sarebbe venuto da s. Il cicalino di un allarme continuava a punzecchiare la sua attenzione, da fuori. Dal corridoio. La mente di Bull cerc di scivolare in quella direzione, di andare nel corridoio e fuori, nel vasto caos informe, e lui la tir indietro, di nuovo sulla luce. Era come cercare di svegliarsi, tranne per il fatto che era gi sveglio.
A poco a poco, riconobbe l'allarme come qualcosa che si potrebbe sentire in un'infermeria. Era nell'infermeria, legato su un lettino. Quella sensazione di un qualcosa che lo tirava al braccio era l'ago di una flebo. In un momento di vertigine nauseante, la sua percezione del mondo cambi: non era in piedi ma sdraiato. Distinzioni senza senso, in assenza di gravit, ma il cervello umano sembrava non poter fare a meno di stabilire una direzione anche laddove non ce n'era. Sentiva dolore al collo. Dolore alla testa. E qualcos'altro ancora gli sembrava non andare.
C'erano altre persone nell'infermeria. Uomini e donne sui lettini, la maggior parte di loro con gli occhi chiusi. Suon un nuovo allarme: una donna dall'altra parte della stanza stava perdendo rapidamente pressione arteriosa. Andando in blocco. Morendo. Bull grid e un uomo in uniforme da infermiere gli pass accanto fluttuando. Sistem qualcosa sui controlli del lettino della donna, poi si spinse via. Bull cerc di afferrarlo mentre gli passava accanto, ma non ci riusc.
Si era trovato nel suo ufficio. Serge aveva gi staccato per la notte. Durante la giornata si era accumulato qualche incidente minore, frutto delle continue frizioni di un equipaggio particolarmente numeroso, dotato di scarsa disciplina. Come tutti gli altri, Bull era in attesa di vedere se Holden e i marziani sarebbero usciti dalla stazione. O se ne sarebbe uscito qualcos'altro. La paura aveva reso improbabile il sonno. Aveva cominciato a vedere la presentazione inviata dalla Rocinante, con un James Holden sorprendentemente giovane e affascinante che diceva: Questa  quella che chiamiamo zona lenta.' Si ricord di aver notato che tutti avevano accettato il nome che Holden aveva dato a quel posto, e di essersi chiesto se fosse perch quell'uomo era arrivato l per primo o se c'era qualcosa, nel carisma, che si trasferiva attraverso il vuoto.
E poi si era ritrovato l. Dunque qualcuno doveva averli attaccati. Un missile doveva aver fatto breccia nelle loro difese, o altrimenti un sabotaggio. Forse l'intera dannatissima nave stava andando in pezzi.
Sul letto c'era un'interfaccia di comunicazione. La tir verso di s, effettu il login e us il suo codice prioritario per aprire l'estensione a tutta la nave e non soltanto al reparto infermieristico. Fece richiesta di collegamento a Sam e quest'ultima, pochi istanti dopo, apparve sullo schermo. I capelli le fluttuavano sciolti attorno alla testa. A Bull l'assenza di gravit aveva sempre fatto venire in mente gente che annegava. Sam aveva la sclera dell'occhio sinistro arrossata da sangue fresco.
Bull disse lei, con un sorriso che parve di sollievo. Cristo santissimo, non avrei mai creduto di essere contenta di ricevere una tua chiamata.
Mi serve un rapporto di stato.
Gi disse Sam. Sar meglio che venga di persona, per questo. Sei nel tuo ufficio?
Infermeria rispose Bull.
Sar l tra un istante disse lei.
Sam. Che cosa  successo?
Ti ricordi quel coglione che si  precipitato attraverso l'Anello ed  stato trasformato in poltiglia rossa quando la sua navetta  entrata nella zona lenta? Stessa cosa.
Eravamo troppo veloci? chiese Bull.
No. Qualcosa ha deciso di cambiare le regole del gioco. Ho un paio di tecnici impegnati in un test alla buona per capire quale sia la nuova velocit massima consentita, ma siamo stati catturati e ci stanno trascinando in quel grosso anello di navi. Insieme a tutti gli altri.
L'intera flottiglia?
Flottiglia, navi e navicelle disse Sam. Un senso di cupa disperazione permeava la leggerezza delle sue parole. Nessuno ha pi il controllo, ora, eccetto le navette all'interno delle baie di carico al momento del fatto, e nessuno sembra avere intenzione di farle uscire a breve. La Behemoth era probabilmente la nave pi lenta quando  successo. Le altre navi stanno peggio.
La domanda quanto peggio?' attravers la mente di Bull, ma qualcosa in quelle due parole rifiutava di essere chiesta. La sua mente scivol su di esse, vacillando. Quella sensazione che ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato gli sal dentro come un'ondata di marea.
Appena puoi disse poi.
Arrivo disse Sam, e il collegamento si chiuse. Bull avrebbe voluto lasciarsi ricadere su un cuscino, sentire la mano confortante della gravit premergli addosso. Avrebbe voluto che il sole del New Mexico si riversasse nella sala attraverso una finestra di vetro, e aria aperta, e cielo blu. Niente di tutto questo era l. E mai ci sarebbe stato.
Riposerai da morto, pens, e riaccese il terminale per le comunicazioni. Ashford e Pa non accettavano collegamenti, ma ricevettero entrambi i messaggi. Stava per collegarsi con l'ufficio della sicurezza quando una dottoressa entr in sala e cominci a parlare con lui. Si chiamava Mihn Sterling. Era la vice di Bennie Cortland-Mapu. Bull l'ascolt senza troppa attenzione. Un terzo dell'equipaggio si trovava nel turno di riposo al momento del fatto, al sicuro nei loro sedili a sospensione cardanica. Gli altri due terzi, Bull incluso, erano stati scaraventati addosso a pareti e ponti, e i terminali palmari che avevano tra le mani erano stati accelerati fino a diventare proiettili. Poi qualcosa a proposito di ricrescita di sistema, assenza di gravit e fluido spinale. Bull si chiese che fine avesse fatto Pa. Se fosse morta e Ashford fosse rimasto in vita, sarebbe stato un problema.
La ripresa da un disastro poteva andare soltanto in due modi: o facevano tutti quanti uno sforzo congiunto e sopravvivevano, oppure continuavano con le proprie differenze e i propri timori tribali, e altra gente sarebbe morta.
Doveva trovare un modo per coordinarsi con la Terra e con Marte. Era probabile che fossero tutti a corto di riserve mediche. Se voleva che la cosa funzionasse, doveva unire le persone. Doveva vedere se Monica Stuart e la sua troupe - o perlomeno quella parte della sua troupe che non sarebbe stata incriminata di sabotaggio e giustiziata - erano ancora vivi. Se fosse riuscito a mettere in linea i suoi messaggi pubblici, qualcosa sulla falsariga di ci che la documentarista aveva fatto con Holden...
La dottoressa si stava agitando per qualche motivo. Bull non aveva notato l'ingresso di Sam; lei era l, che fluttuava. Aveva la gamba sinistra bloccata in una stecca improvvisata fatta di nylon e schiuma da imballaggi. Bull interruppe la dottoressa con il palmo, facendole segno di tacere, e si volt verso Sam.
Hai quel rapporto? le chiese.
S disse Sam. Potrai averlo non appena comincerai ad ascoltare quello che ti sta dicendo la dottoressa.
Cosa?
Sam indic la dottoressa Sterling.
Devi starla a sentire, Bull. Devi ascoltare quello che ti sta dicendo.  importante.
Non ho n il tempo n la pazienza per...
Bull! sbott Sam. Riesci a sentire qualcosa, qualsiasi cosa, al di sotto del petto?
La sensazione che qualcosa non andasse lo sommerse, accompagnata da un terrore profondo, viscerale. Fu attraversato da una vertigine e chiuse gli occhi. Tutte le parole che la dottoressa aveva detto - midollo spinale schiacciato, coagulazione diffusa del sangue, paraplegico - raggiunsero finalmente il suo cervello. Con suo grande imbarazzo, le lacrime gli si addensarono agli occhi, offuscando l'immagine delle due donne.
Se le fibre ricrescono in modo errato disse la dottoressa il danno sar permanente. I nostri corpi non sono stati fatti per guarire in assenza di gravit. Siamo concepiti per lasciar defluire i liquidi. Lei ha un bolo di sangue e fluido spinale che premono sulla ferita. Dobbiamo drenarlo, e dobbiamo estrarre le schegge di osso. Potremmo dare il via alla ricrescita immediatamente, ma abbiamo una dozzina di persone che hanno bisogno di nootropi anche soltanto per restare in vita.
Capisco disse Bull con un groppo in gola, sperando che la dottoressa smettesse di parlare, ma lei prosegu sull'inerzia della sua spiegazione.
Se riuscissimo a stabilizzare il danno, eliminassimo la pressione e potessimo portarla ad almeno un terzo di g, avremmo ottime speranze di riportarla a un certo livello di funzionalit.
E va bene disse Bull. Il sottofondo di allarmi medici, voci e ronzii di riciclatori d'aria d'emergenza sostituiva un vero silenzio. Che cosa raccomanda di fare?
Coma farmacologico disse la dottoressa senza esitazioni. Possiamo rallentare il suo sistema. Stabilizzarla finch non riusciremo a evacuare.
Bull chiuse gli occhi, strizzando le lacrime tra le palpebre. Non doveva far altro che dire s, e sarebbe stato il problema di qualcun altro. Sarebbe svanita ogni cosa, e si sarebbe svegliato da qualche parte, in accelerazione, con il corpo in lenta guarigione. Oppure non si sarebbe svegliato affatto. Il momento parve allungarsi. Si ricord di quando camminava tra i collettori solari dismessi. Di quando li scalava. Di quando teneva fermo uno stelo ceramico tra le ginocchia mentre uno degli altri uomini della sua squadra lo tagliava. Si ricord di quando correva. Di una donna con cui era uscito sulla Stazione di Tycho, e della sensazione che gli aveva dato il corpo di lei premuto sul suo. Avrebbe potuto riavere tutto questo. O almeno una parte. Non tutto era perso.
Grazie per il consiglio disse. Sam, ora puoi darmi quel rapporto sui danni.
Bull, no disse Sam. Lo sai che succede quando una delle mie reti ricresce in maniera sbagliata? La brucio e ricomincio da capo. Questa  biologia. Non possiamo tirare via i tuoi cavi e riavviarti. E tu non puoi uscirne facendo il bullo.
Ah,  questo che starei facendo? disse Bull, e sembr quasi s stesso.
Dico sul serio disse Sam. Non m'importa di cosa tu abbia promesso a Fred Johnson o quanto pensi di essere tosto. Adesso farai il bravo bambino, manderai gi questa medicina amara e guarirai. Mi hai capito?
Era sull'orlo del pianto. Del sangue le scuriva il volto. Qualcuno della sua squadra doveva sicuramente essere morto. Era gente che conosceva da anni. Forse perfino da una vita intera. Gente con cui lavorava tutti i giorni. Bull vide, con una chiarezza che gli parve quasi spirituale, la profondit del suo dolore, la sent riverberare dentro di s. Erano tutti a quel punto. Tutti quelli che erano a bordo di una di quelle navi dovevano aver visto le persone che amavano morire o infortunarsi. Quando si era in lutto, si facevano cose che non si sarebbero fatte normalmente.
Guarda dove siamo, Sam disse piano Bull. Guarda cosa stiamo facendo. Ci sono cose che non tornano pi com'erano prima. Sam si pul gli occhi con il polsino di una manica e Bull si volt verso la dottoressa. Capisco e rispetto il suo parere medico, dottoressa, ma non posso seguirlo in questo momento. Una volta che la nave e l'equipaggio saranno fuori pericolo ne riparleremo ma, fino ad allora,  pi importante che io faccia il mio dovere. Pu mantenermi cognitivamente funzionale?
Posso farlo, per un po' disse la dottoressa. Ma le coster caro pi avanti.
La ringrazio disse Bull, con voce morbida e calda come flanella. Ora, capomeccanico Rosenberg, mi illustri il rapporto danni.
Non andava per niente bene.
La cosa pi positiva che Bull potesse dire, dopo aver letto il rapporto di Sam ed essersi consultato con i dottori e quel che rimaneva della sua squadra di sicurezza, era che la Behemoth era uscita dalla tempesta in maniera migliore di alcune altre navi. Il fatto che fosse stata progettata e costruita come nave generazionale significava che i giunti e i sistemi ambientali erano stati costruiti facendo attenzione alle problematiche di usura sul lungo periodo. E, quando era giunto il cambiamento, la sua velocit di crociera era inferiore al dieci percento della precedente velocit massima dettata dalla zona lenta. La brusca decelerazione era accaduta a tutte le navi nello stesso istante, rallentandole dalla loro velocit di crociera precedente a quella deriva appena percettibile verso l'anello di prigionieri della stazione in poco meno di cinque secondi. Se fosse stato istantaneo, nessuno sarebbe mai sopravvissuto. E anche cos, con la frenata diluita nel tempo, molti di loro erano sopravvissuti a malapena. Quanti stavano dormendo o erano seduti alla propria postazione di lavoro avevano avuto una possibilit di salvarsi. Tutti quelli che si erano trovati in un corridoio, o che magari avevano scelto il momento sbagliato per andarsi a fare un bulbo di caff, erano morti. La conta era ferma a duecento morti e due volte tanti feriti. Tre delle navi marziane la cui accelerazione era stata significativamente pi elevata di quella della Behemoth non rispondevano pi, e il resto aveva riportato un pesante bilancio di vittime. Le grandi navi terrestri stavano poco meglio.
A peggiorare le cose, i segnali radio e laser diretti fuori dall'Anello verso ci che era rimasto della flottiglia erano talmente distorti che ogni forma di comunicazione era semplicemente impossibile. Non che avesse avuto importanza. La zona lenta - merda, adesso anche lui la chiamava cos - stava facendo tutto ci che era in suo potere per ricordare loro quanto ampie fossero le distanze al suo interno. Alle velocit che potevano adoprare ora, raggiungere l'Anello avrebbe richiesto lo stesso tempo che avevano impiegato per arrivare l dalla Fascia. Mesi. E a bordo di navette. Tutte le navi erano state catturate.
A prescindere da quanti di loro fossero rimasti in vita, ora se la dovevano cavare da soli.
La morsa della stazione li stava trascinando in una grossolana orbita attorno alla scintillante struttura blu, e non c'era accelerazione che potesse modificare la loro rotta in qualsivoglia maniera. Non potevano accelerare e non potevano fermarsi. Nessuno era in propulsione, e le crisi mediche erano rese pi gravi per via del fatto che l'assenza di gravit complicava la condizione delle ferite. La rete elettrica della Behemoth, gi indebolita e rimessa in sesto dopo la dbcle del lancio del missile, era rimasta preda di un guasto in cascata che si era ripercosso per tutta la nave. La squadra di Sam si aggirava per i ponti, intenta a ripristinare gli interruttori di sicurezza che erano scattati e ad aggiungere altre pezze a quel casino. Una delle navi terrestri era andata vicina a perdere il contenimento del nucleo ed era andata in procedura di spegnimento automatico che l'aveva lasciata in bala delle batterie di riserva; un'altra cercava di contrastare un cedimento dei sistemi ambientali con i riciclatori d'aria. Le navi marziane potevano essere in buone condizioni o in rovina: il comandante marziano non aveva condiviso informazioni.
Se fosse stata una battaglia, sarebbe stata una sconfitta cocente. E non era nemmeno stato un attacco.
E allora come lo chiamerebbe? gli chiese Pa dallo schermo del suo terminale palmare. Sia lei che Ashford erano sopravvissuti. Ashford era impegnato a gestire di malagrazia gli sforzi di soccorso, cercando - pens Bull - di controllare in maniera pignola ogni cosa per uscire da quella crisi. Questo lasciava Pa al comando delle operazioni di coordinamento con tutte le altre navi. A ogni modo, lei era pi adeguata per quel compito. Quantomeno, c'era la possibilit che l'ascoltasse.
Se fossi io a dirigerlo, lo chiamerei limitazione progressiva disse Bull. Quel coglione che si  precipitato attraverso l'Anello  stato interpretato come un gesto aggressivo ed  stato frenato. Ecco che ci sono regole su quanto puoi andare veloce. Poi Holden e quei marine arrivano sulla stazione e succede qualcosa. Qualsiasi cosa sia ci che sta gestendo la stazione si fa girare le palle e impone restrizioni ancor pi severe. Non conosco il meccanismo con cui lo fanno, ma segue una logica elementare di addestramento. Ci permettono quanta pi libert possibile, ma pi facciamo cazzate e pi stringono la morsa.
Okay disse Pa, passandosi una mano tra i capelli. Sembrava stanca. Capisco. Per cui, fintanto che quell'affare non si sentir minacciato, pu darsi che le cose non peggiorino.
Se per qualcuno s'incazza disse Bull non so che potrebbe succedere. Basta che qualche marziano pendejo, che magari ha perso tutti i suoi amici o roba del genere, decida di armare una testata nucleare, di andare fin sulla stazione e di farla esplodere... Allora forse le cose potrebbero andare molto, molto peggio.
Chiaro.
Abbiamo bisogno che tutti quanti agiscano di concerto disse Bull. La Terra, Marte, noi. Tutti quanti. Perch, se fossi io, passerei dalla limitazione, alla restrizione coercitiva, allo sparare a qualcuno. Non vogliamo che la situazione segua lo stesso...
Ho detto che  chiaro, signor Baca! grid Pa. Significa che ho capito il suo punto di vista. Pu smetterla di spiegarmelo. Perch la sola cosa di cui davvero non ho bisogno in questo momento  un altro maschio presuntuoso che mi dica quanto alta sia la posta in gioco, e che far meglio a non mandare tutto a puttane. Ho capito. La ringrazio.
Bull sbatt le palpebre, apr la bocca e poi la richiuse. Sullo schermo, Pa si pizzic il setto nasale tra le dita. In quella frustrazione, Bull percep gli echi di Ashford.
Mi perdoni, vicecomandante disse. Ha ragione. Sono stato inopportuno.
Non si preoccupi, signor Baca disse lei, mettendo un peso dietro ogni sillaba. Se dovesse avere altri consigli concreti e specifici, la mia porta  sempre aperta.
La ringrazio disse Bull. Quindi il capitano...
Il capitano Ashford sta facendo del suo meglio per mantenere la nave in stato di funzionamento efficace. Reputa che, facendosi vedere dall'equipaggio, la morale degli uomini ne trarr beneficio.
E come sta andando? Bull non lo chiese. Non serviva. Pa not che si stava trattenendo.
Che ci creda o meno, siamo tutti dalla stessa parte gli disse.
Lo terr a mente.
L'espressione di Pa si rabbui e lei si avvicin allo schermo; un gesto d'intimit totalmente artificiale nel mondo fluttuante dell'assenza di gravit e delle comunicazioni video, e a cui era comunque difficile sfuggire.
Ho avuto notizia della sua condizione. Mi spiace.
Non c' problema disse lui.
E se le ordinassi di accettare il coma farmacologico?
Bull fece una risata. Anche quella sembrava sbagliata. Troncata.
Andr quando sar pronto a farlo disse, rendendosi conto soltanto dopo che quella frase poteva avere due significati diversi. Quando saremo fuori pericolo lascer che siano i dottori a prendere le cose in mano.
E va bene disse lei, e il suo terminale trill. Pa imprec sottovoce. Devo andare. La ricontatter pi tardi.
Ricevuto replic Bull, e termin il collegamento.
La cosa pi saggia da fare sarebbe stata dormire. Era sveglio da quattordici ore, controllando insieme alla squadra di sicurezza chi fosse ancora vivo, riorganizzando i turni, facendo tutto ci che poteva fare dall'infermeria per mandare avanti la nave. Quattordici ore non costituivano un turno poi cos lungo in caso di crisi, tranne per il fatto che era stato menomato.
Storpiato.
Nauseato, si pass la punta delle dita sulla gola, sul petto, e fino alla linea invisibile in cui la pelle smetteva di sembrargli la sua e si trasformava in qualcos'altro. Carne. La sua mente rifugg da quel pensiero. Era stato ferito prima di allora, e ne era tornato tutto intero. Era quasi morto in quattro o cinque occasioni diverse, dannazione. Succedeva sempre qualcosa che lo faceva tornare in corsa. Era sempre stato fortunato. Stavolta sarebbe stato lo stesso. In qualche modo... In qualche modo, si sarebbe ripreso. Avrebbe avuto un'altra storia da raccontare e nessuno a cui raccontarla.
Sapeva bene che stava mentendo a s stesso, ma che altro poteva fare? Oltre a farsi da parte. E forse era proprio quello che avrebbe dovuto fare. Lasciare che fosse Pa a occuparsi di tutto. Dare ad Ashford la sua chance. Se avesse accettato di entrare in coma farmacologico, nessuno gliene avrebbe fatto una colpa. Nemmeno Fred. Diavolo, probabilmente Fred gli avrebbe detto di farlo. Glielo avrebbe ordinato.
Bull chiuse gli occhi. Avrebbe dormito oppure no. Oppure sarebbe scivolato in qualche posto simile a un sogno lucido che non era n una cosa, n l'altra. Uno dei dottori stava piangendo nel corridoio; un suono lento e involontario, pi come se fosse malato che per esprimere dolore. Qualcuno toss con voce umida. La polmonite era diventata il pericolo maggiore, ora. L'assenza di gravit interferiva con i sensori che stimolavano quel tipo di tosse che serviva a liberare i polmoni prima che fosse troppo tardi. Dopodich si presentavano attacchi ed emboli, dovuti al sangue che la gravit avrebbe dovuto aiutare a far defluire e che invece si addensava e si aggrumava. La situazione era la stessa su tutte le altre navi. Ferite sopportabili rese letali dal semplice fatto di fluttuare. Se solo fossero riusciti ad accelerare, a ripristinare un poco di gravit...
Stiamo tutti dalla stessa parte, disse Pa nel suo dormiveglia, e all'improvviso Bull fu completamente sveglio. Afferr il terminale palmare, ma Ashford e Pa rifiutavano entrambi qualsiasi collegamento. Era notte fonda, per loro. Bull riflett se fosse il caso di accedere alla linea di emergenza prioritaria, ma non lo fece. Non ancora. Prima prov a chiamare Sam.
Bull? disse lei. La sua carnagione aveva assunto un colorito grigiastro, e agli angoli della bocca spiccavano delle rughe che non aveva mai avuto. Il suo occhio arrossato dal sangue sembrava un brutto presagio.
Ehi, Sam. Ascolta, dobbiamo portare tutti gli altri equipaggi delle altre navi a bordo della Behemoth. Dobbiamo mettere tutti insieme di modo che nessuno possa fare niente di stupido.
Vuoi anche un bel pony?
Sicuro disse Bull. Il fatto  che dobbiamo dar loro un motivo per venire qui. Qualcosa di cui abbiano bisogno e che non possono ottenere da nessun'altra parte.
Mi sembra perfetto disse Sam, scuotendo la testa. Tesoro, forse non sono al meglio delle mie facolt in questo momento, ma mi stai per caso chiedendo qualcosa di specifico?
Tutti loro hanno dei feriti a bordo. A tutti serve la gravit. Ti sto chiedendo quanto tempo ti ci vuole per mettere in rotazione il tamburo.
...
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27.
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Melba.
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Quell'oscurit era bellissima e surreale. Le navi della flottiglia, raggruppate dal prodigioso potere della stazione, erano pi vicine l'una all'altra di quanto non sarebbe mai stato possibile se fossero state sotto il controllo umano. Le uniche luci provenivano da qualche sporadico sistema di manutenzione esterna e dal bagliore spettrale della stazione. Era come camminare attraverso un cimitero al chiaro di luna. L'anello di navi e detriti scintillava in un arco che si estendeva davanti e dietro di lei, come se ogni direzione scelta non potesse che portare in alto rispetto a dove si trovava ora.
La tuta EVA aveva una quantit limitata di propellente, e Melba intendeva conservarne per il ritorno. Avanz rapida nel vuoto, con gli stivali magnetici che si agganciavano e sganciavano alla scocca della Prince finch non raggiunse il bordo e si lanci nello spazio tra due vascelli, dirigendosi verso una nave rifornimenti marziana. Il mezzo mech e il portellone di emergenza ripiegato che portava sulla schiena pesavano quasi cinquanta chili ma, avendo la sua stessa accelerazione, erano senza peso proprio come lei. Melba sapeva che si trattava di un'illusione ma, nell'interminabile passaggio tra la Thomas Prince e la Rocinante, tutti i suoi carichi le parevano leggeri.
La tuta EVA disponeva di un semplice visore interattivo che delineava la Rocinante con una sottile linea verde. Non era la nave pi vicina. Il passaggio da una nave all'altra avrebbe richiesto ore, ma a lei non dava fastidio. La Rocinante era in trappola, proprio come tutte le altre. Non poteva andare da nessuna parte.
Melba canticchiava tra s e s mentre s'immaginava il suo arrivo. Faceva le prove generali. Si permise di sognare a occhi aperti che lui sarebbe stato l: Jim Holden, di ritorno dalla stazione. Se lo immagin furioso mentre lei distruggeva la sua nave. Se lo immagin in lacrime, che implorava il suo perdono, e immagin di vedere la disperazione nei suoi occhi quando lei glielo avrebbe negato. Erano bei sogni e, accoccolata al sicuro dentro di essi, Melba poteva dimenticare tutto il sangue e l'orrore che si era lasciata alle spalle. Non solo la catastrofe sulla Prince, ma proprio tutto quanto - Ren, suo padre, Julie, tutto quanto. La fioca luce blu della non luna la faceva sentire a casa, e la violenza imminente le pareva una promessa che stava per essere mantenuta.
Se ci fosse stata un'altra parte di s, una scheggia di Clarissa che non era ancora stata del tutto schiacciata e che la pensava diversamente, era abbastanza piccola da essere ignorata.
Naturalmente, era molto probabile che fossero tutti morti quando li avesse raggiunti. La catastrofe doveva averli colpiti con la stessa intensit della Thomas Prince o di qualunque altra nave. L'equipaggio di Holden poteva essere gi una poltiglia di carne fredda, che non aspettava altro che lei arrivasse l per accendere la loro pira funeraria. C'era una certa bellezza anche in questo, pens. Correva lungo la scocca delle navi, balzando dall'una all'altra come un impulso nervoso che attraversava una sinapsi. Come una brutta idea, pensata da un gigantesco cervello illuminato dalla luna.
L'aria nella tuta puzzava di plastica vecchia e del suo sudore. L'impatto degli stivali magnetici che la tiravano verso la scocca e che poi la rilasciavano le si trasferiva su per la gamba, aggancia e rilascia, aggancia e rilascia. E di fronte ai suoi occhi, lenta come la lancetta delle ore di un orologio analogico, la Rocinante sagomata di verde si faceva sempre pi vicina e grande.
Melba conosceva a memoria le specifiche di quella nave. Le aveva studiate per mesi e mesi. Corvetta marziana, inizialmente assegnata alla Donnager, ormai distrutta. I punti di ingresso erano la camera stagna dell'equipaggio appena a poppa del ponte operativo, il portellone di carico di poppa e un portellone di manutenzione che si apriva sotto il reattore. Se il reattore fosse stato acceso, l'accesso per la manutenzione non avrebbe funzionato. La camera stagna sull'avanti aveva quasi certamente un diverso profilo di sicurezza dopo che la nave era passata nelle mani di Holden. Soltanto uno sciocco non l'avrebbe modificato, e Melba si rifiutava di credere che uno stupido potesse distruggere suo padre. I resoconti di servizio che aveva consultavano indicavano che la baia di carico era gi stata infiltrata una volta. Una riparazione era sempre pi fragile della struttura originale. La scelta era semplice.
La posizione della nave faceva s che la zona di carico si trovasse dal lato opposto, con il corpo della Rocinante che nascondeva il suo difetto dalla luce. Melba si addentr tra le ombre, rabbrividendo come se potesse fare davvero pi freddo nell'oscurit. Agganci il mech alla carlinga della nave e lo assembl per poterci lavorare sotto il bagliore delle lampade da lavoro dell'EVA. Il mech era di un colore giallo come quello dei limoni freschi o del nastro della polizia. Gli avvertimenti stampati in tre alfabeti erano come una stele di Rosetta. Melba prov un inspiegabile amore per quella macchina mentre se la metteva in spalla, sistemando le mani nei manubri a leva. Il mech non era stato progettato per la violenza, ma era comunque adeguato. Questo lo rendeva uguale a lei.
Accese la fiamma ossidrica e il visore della tuta EVA si fece scuro. Melba si aggrapp alla nave e cominci la sua lenta invasione. Scintille e piccoli asteroidi di acciaio fuso schizzarono nell'oscurit intorno a lei. Il lavoro di riparazione nel punto in cui i portelloni di carico erano stati piegati all'infuori e poi ripristinati era quasi invisibile. Se non avesse saputo dove cercare, non avrebbe mai notato quel punto debole. Si chiese se sapessero che stava arrivando. Se li immagin chini sui loro schermi di sicurezza, con gli occhi sgranati per la paura di fronte a ci che si stava scavando un accesso attraverso la pelle della Rocinante. Si accorse che stava canticchiando dolcemente brani di canzoni popolari e vecchie musiche natalizie, e qualsiasi altra cosa le venisse in mente. Pezzi di testi e melodie si adattavano al ronzio prodotto dalla vibrazione della fiamma ossidrica.
Fece breccia nella Rocinante, e un pezzetto di acciaio rovente non pi grosso del suo dito indice cominci a sollevarsi dalla scocca. Dal foro non usc aria. Non mantenevano la baia di carico pressurizzata. Questo significava che l'atmosfera non stava calando, all'interno, e che gli allarmi della nave non si erano attivati. Un problema gi risolto, senza bisogno di fare niente. Le sembr la mano del destino. Spense la fiamma ossidrica e dispieg il portellone di emergenza, sigillandolo sulla superficie del portello di carico. Apr lo strato esterno, lo richiuse, apr lo strato interno ed entr nel piccolo spazio aggiuntivo che aveva creato. Non sapeva quanti altri danni avrebbe dovuto provocare per accedere alle aree interne della nave. Non voleva che una perdita accidentale di atmosfera la derubasse della sua vendetta. Holden doveva sapere chi era stato a fargli questo, e non morire di asfissia pensando che la sua nave si fosse semplicemente guastata.
Infil con delicatezza la mano del mech all'interno del foro, punt i piedi e cominci a sbucciare il portellone di carico, con lunghe strisce di acciaio che sbocciavano come un bocciolo di iris. Quando fu sufficientemente ampia, Melba prese i bordi dell'apertura nelle sue mani meccaniche e si tir all'interno della baia di carico. Le pareti e il pavimento erano cariche di casse allineate, tenute al loro posto dagli elettromagneti. Una delle casse era andata distrutta, vittima della catastrofe. Un nugolo di pacchetti di proteine fibrose fluttuava nello spazio. Il LED sul pannello accanto al portellone interno era verde; la baia di carico non era stata chiusa. E perch avrebbe dovuto esserlo? Melba premette il tasto per entrare nella camera stagna e cominci il ciclo di riempimento. Una volta accesasi la spia verde di pressurizzazione, sfil le mani dal mech e si tolse il casco. Niente allarmi. Nessuna voce che gridava o minacciava. Era riuscita a salire a bordo senza mettere in allarme nessuno. Aveva un sorriso tanto largo da farle male.
Tornata all'interno del mech, apr la camera stagna verso l'interno della nave e rimase in attesa. Ancora nessun allarme. Melba s'inoltr piano, silenziosamente, in territorio nemico.
La Rocinante era costruita piano dopo piano, dal reattore su fino al ponte meccanico, all'officina, poi la cambusa con gli alloggi dell'equipaggio e l'infermeria, il ponte di stoccaggio contenente la camera stagna d'ingresso dell'equipaggio, poi su fino in plancia e alla postazione di pilotaggio ancora pi avanti. In accelerazione era come un edificio stretto. Senza accelerazione, la nave era senza direzione.
Melba doveva fare delle scelte, ora. La baia di carico era sufficientemente vicina da garantirle l'accesso alla sala motori e al reattore. Poteva intrufolarsi l dentro e avviare il reattore in sovraccarico. Oppure poteva salire, cercare di cogliere di sorpresa l'equipaggio e impostare l'autodistruzione della nave dal ponte di comando.
Fece un respiro profondo. La Rocinante aveva quattro membri regolari, incluso Holden, e non sapeva se la troupe di documentaristi fosse ancora a bordo. Almeno un paio dei membri regolari avevano ricevuto un addestramento militare e avevano esperienza in combattimento. Avrebbe potuto essere comunque in grado di farli fuori se fosse arrivata loro addosso di sorpresa, o se li avesse affrontati uno per volta.
Il rischio era troppo alto. Il reattore era pi vicino, era la cosa pi facile, e sarebbe potuta uscire direttamente dalla baia di carico. Si spinse lungo i corridoi che conosceva soltanto dalle simulazioni, verso il reattore e la morte della nave.
Quando apr il portellone del ponte meccanico, una donna stava fluttuando sopra un pannello di controllo aperto, con una saldatrice in una mano e una matassa di filo metallico nell'altra. Aveva la struttura allungata e la testa vagamente sproporzionata di una persona cresciuta in un ambiente a bassa gravit. La pelle scura e i capelli neri, tirati indietro in una crocchia comoda. Naomi Nagata. L'amante di Holden.
Melba sent il bisogno urgente di strapparsi di dosso la tuta robotica, di passarsi la lingua sul palato e di sentire l'ondata di droghe invaderle il corpo. Di afferrare il collo snello della cinturiana tra le mani e di sentirne le ossa che si spezzavano. Sarebbe stata la realizzazione tattile e perfetta di un sogno durato un anno. Ma sulla nave c'erano altri due membri dell'equipaggio, e Melba non sapeva dove fossero. Le torn in mente all'improvviso il terrore che aveva provato in quel sordido casin di Baltimora. Si rivide mentre strisciava impotente a terra durante il crollo fisico che seguiva la botta, con quegli uomini che picchiavano sulla porta cercando di fare irruzione. Non poteva rischiare un crollo finch non sapeva dov'erano tutti gli occupanti della nave.
Naomi alz lo sguardo al rumore del portellone; negli occhi scuri della donna c'era piacere, come se quell'interruzione fosse stata una gradita sorpresa, poi turbamento, e poi una gelida furia.
Per un istante, nessuna delle due si mosse.
Con un grido, la donna si gett addosso a Melba, lanciando di fronte a s la matassa di fil di ferro. Melba cerc di schivare, ma la massa del mech e la sua lenta responsivit glielo impedirono. La matassa le colp la guancia sinistra con il rumore di un mattone che cadeva a terra e, per un attimo, si sent rintronata. Alz il braccio robotico in una grezza parata, intercettando la cinturiana e colpendola sulle costole, ed entrambe cominciarono a volteggiare per la stanza. Melba allung una mano verso un maniglione, manc la presa e cerc di afferrarne un secondo. La mano della tuta robotica si avvinghi alla maniglia, accartocciando il metallo e quasi sradicandolo dalla parete, ma la cinturiana era davanti a lei, che si precipitava a mezz'aria verso Melba con i denti digrignati come uno squalo. Melba cerc di liberare il braccio del mech per respingerla ma la cinturiana era gi troppo vicina. Afferr la tuta di Melba sul davanti, richiudendo la mano a pugno, e us quella leva per piantarle una serie di violente ginocchiate nel costato, sottolineando ogni colpo con una parola.
Non. Farai. Del male. Alla. Mia. Nave.
Melba sent una costola che cedeva. Sfior con la lingua il palato ma, ancora una volta, evit di fare quei due cerchi impercettibili che le avrebbero inondato di fuoco le vene. Doveva rimanere vigile e funzionale quando quello scontro fosse giunto al termine. Digrign i denti e ripieg verso l'interno il braccio libero del mech, poi richiuse di scatto la mano. La cinturiana grid. L'artiglio del mech l'aveva agganciata alla spalla. Melba strinse ancora e ud il rumore umido e sordo di un osso che si spaccava.
Scaravent la cinturiana dall'altra parte della stanza, pi forte che i motori del mech le permettevano di fare. Una chiazza di sangue segn il punto in cui la donna rimbalz sulla parete lontana. Melba rimase in attesa, osservando la cinturiana fluttuare inerte a mezz'aria, senza direzione e afflosciata come una bambola di pezza che galleggia sul fondo di una piscina. Una sfera di sangue sempre pi larga aderiva alla spalla e al collo della donna.
Faccio quello che voglio disse Melba, e la sua voce sembrava quella di qualcun altro.
Si spost con attenzione verso il pannello di controllo. Il pannello era spento, fissato al ponte con un pezzo di nastro adesivo. I collegamenti interni erano un groviglio di cavi e piastre in disordine. La Rocinante aveva subto qualche danno durante la catastrofe, ma non a un punto tale da impedire a Melba di fare ci che andava fatto. Si sfil dal mech, fece schioccare le nocche, tracci i principali snodi di controllo e li reinser all'interno del pannello. Il controllo di memoria interno impieg solo qualche secondo, e Melba decise di saltare l'intero controllo di sistema. Non erano cose che avrebbe saputo fare prima di lasciare la Terra, ma Melba Koh aveva passato mesi interi a imparare come funzionavano le reti delle navi militari. Era esattamente il genere di cose che Soledad, Stanni e Bob avrebbero controllato durante il loro giro di manutenzione. Era il genere di cose che le avrebbe insegnato Ren.
Le dita di Melba si contrassero, incespicando sulla tastiera per un istante, poi per si riprese.
Sullo schermo comparvero le specifiche di controllo del reattore. Aprire la bottiglia magnetica che impediva al nucleo di fondere le paratie della nave era deliberatamente progettato per essere difficile. Anche modificare i limiti del reattore stesso finch non avesse oltrepassato la capacit della bottiglia di contenerlo lo era, ma di meno. E le avrebbe dato un po' di tempo per raccontare a Holden che cosa aveva fatto, prima di andarsene dalla nave e tornare verso la Thomas Prince. Nella confusione di quella giornata, probabilmente nessuno avrebbe nemmeno saputo che qualcuno era sopravvissuto alla distruzione della Rocinante.
Un bagliore nella sua visione periferica fu l'unico preavviso, ma le bast. Melba si tolse di mezzo con una torsione e la grossa chiave inglese della cinturiana sibil attraversando l'aria nel punto in cui era stata la sua tempia. Melba si spinse via con le gambe, agitandosi freneticamente per tornare dentro il mech. Si tese in previsione dell'attacco, ma non sub colpi. Si intrufol nel metallo e piant le mani nelle manopole, afferrandosi alla parete e voltandosi verso l'avversaria proprio mentre la cinturiana alzava gli occhi dal pannello di controllo. Un rivolo di sangue colava su per il collo della donna, tenuto l dalla tensione di superficie, e aveva un sorriso trionfante. Il pannello di controllo lampeggi rosso e una schermata di codice lo riemp scorrendo, troppo veloce da leggere. Le luci della sala si spensero e i LED di emergenza si accesero esitanti. Melba si sent un nodo alla gola.
La cinturiana aveva scaricato il nucleo. La reazione che Melba era venuta a sovraccaricare si stava dissipando in una nuvola di gas alle spalle della nave. Il sorriso della cinturiana era fiero e trionfante.
Non cambia niente disse Melba. Parlare le faceva male. Avete dei missili. Sovraccaricher quelli.
Non finch vivo disse la cinturiana, prima di attaccarla di nuovo.
Il suo colpo fu sbilenco, per. Goffo. La chiave inglese sferragli contro il giunto del mech ma non caus nessun danno. La cinturiana si lanci fuori portata nel momento in cui Melba tent di tirarle un pugno. La cinturiana non stava usando il braccio ferito in alcun modo, e tutte le volte che cambiava direzione si lasciava dietro goccioline di sangue turbinanti.
Melba si chiese perch la donna non chiedesse aiuto. Su una nave piccola come quella, aprire un canale di comunicazione era spesso semplice quanto richiederlo ad alta voce. Il computer doveva essere in blocco, oppure il resto dell'equipaggio era morto o incapacitato a muoversi, oppure pi semplicemente non le era venuto in mente. Non aveva nessuna importanza. Non cambiava ci che Melba doveva fare. Si spost verso destra, scivolando per aria, muovendosi maniglione dopo maniglione, senza mai dare all'altra donna l'occasione di coglierla in un momento in cui era priva di aggancio e di farla volteggiare nello spazio libero al centro della sala. La cinturiana si accostava alle pareti, con gli occhi scuri che saettavano da una parte, poi dall'altra, alla ricerca di un possibile vantaggio strategico. Non c'era paura, in essi, nessun sentimentalismo. Melba non aveva dubbi sul fatto che, qualora se ne fosse presentata l'occasione, Naomi l'avrebbe uccisa.
Si allung fino al portellone, impostando l'artiglio del mech affinch afferrasse un maniglione, poi tolse un braccio dalla tuta robotica per raggiungere il pannello di controllo della porta. Era una provocazione, e funzion. La cinturiana balz, non direttamente addosso a Melba ma verso il ponte sopra di lei; poi si volt, si diede una spinta con le gambe e si precipit verso il basso, con i talloni che puntavano a colpire la testa di Melba.
Melba infil rapidamente la mano nel mech e fece scattare verso l'alto il braccio libero, intercettando la cinturiana a mezz'aria. Il maniglione di ancoraggio si stacc dalla parete e fluttuarono entrambe senza appigli nella stanza. Il braccio ferito della cinturiana era bloccato nella morsa del mech, e lei scalciava selvaggiamente con i talloni. Un colpo and a segno, e la visione di Melba si restrinse per un istante. Trascin la cinturiana per aria, scuotendola come un terrier con un ratto, e poi riusc ad alzare l'altro braccio e ad afferrare la donna alla gola.
Le mani della cinturiana scattarono verso la morsa, e un'espressione di panico le si dipinse in volto. I suoi occhi si sgranarono, lucidi. Sarebbe bastato un piccolo movimento della mano di Melba per schiacciarle la gola, e lo sapevano bene entrambe. Melba fu attraversata da una sensazione di trionfo e di gioia incontenibile. Holden poteva anche non essere l, ma aveva in pugno la sua amante. Gli avrebbe portato via una persona cara, proprio come lui le aveva portato via suo padre. Non si trattava neanche pi di lottare. Si trattava di giustizia.
Il viso della cinturiana si fece paonazzo, e il respiro affannoso e travagliato. Melba ghign, godendosi il momento.
 colpa sua disse. Tutto questo se l' meritato.
La cinturiana graffi l'artiglio del mech. Il sangue che venne via poteva essere quello della vecchia ferita, oppure la morsa della tuta robotizzata poteva aver gi rotto la pelle. Melba chiuse le dita di un'altra frazione, con leggerissima pressione. I servomotori del mech ronzarono mentre si chiudevano di un altro millimetro. La cinturiana tent di dire qualcosa, spingendo a forza le parole oltre la trachea al collasso, e Melba cap che non poteva lasciarla parlare. Non poteva permetterle di supplicarla, di piangere e di implorare piet. Se l'avesse fatto, Melba si rese conto improvvisamente di non essere certa di poter andare fino in fondo, e invece bisognava. La piet  per i deboli, le sussurr nell'orecchio la voce del padre.
Tu sei Naomi Nagata disse Melba. Il mio nome  Clarissa Melpomene Mao. Tu e la tua gente avete attaccato la mia famiglia. Tutto quello che  successo, tutto quello che succeder...  colpa vostra.
La luce stava svanendo dagli occhi della cinturiana. Il respiro le usciva in gemiti affannosi. Sarebbe bastata una piccola stretta. Melba non doveva far altro che chiudere la mano a pugno per spezzare il collo di quella donna.
Con ci che rimaneva delle sue forze, la cinturiana alz la mano libera in un gesto osceno di sfida.
Il corpo di Melba vibr come se fosse entrata nel getto di una manichetta. La testa le si pieg all'indietro, e altrettanto fece la schiena. Le sue mani si aprirono, con le dita flesse all'indietro fin quasi a spezzarsi. Si sent gridare. Il mech allarg le braccia e si paralizz, lasciandola crocifissa nella sua gabbia metallica. La vibrazione smise ma Melba non riusciva a muoversi. Per quanto provasse, i suoi muscoli non rispondevano.
Naomi si adagi sulla parete opposta raggomitolandosi in un grumo insanguinato e ansante.
Chi sei? gracchi la cinturiana.
Sono la vendetta, pens Melba. Sono la tua morte incarnata. Ma la voce che rispose veniva dalle sue spalle.
Anna. Mi chiamo Anna. Stai bene?

28.

Anna

La donna - Naomi Nagata - le rispose tossendo un grumo rosso di sangue.
Che sciocca sono... Ovvio che non stai bene disse Anna. Poi fluttu verso di lei, fermandosi un istante per spingere Melba, ancora in preda alle convulsioni, verso l'altra parte dello scompartimento. La ragazza nel mech fluttu alla deriva nella stanza, rimbalz su una paratia e si ferm qualche metro pi in l.
Armadietto... emergenze gracchi Naomi, indicando un pannello rosso su una parete. Anna lo apr e vi trov dentro delle torce, attrezzi e una borsa rossa e bianca non troppo differente da quella che Tilly si era portata appresso sulla Prince. La prese al volo. Mentre Anna estraeva una confezione di garze e una lattina di coagulante spray per la brutta ferita alla spalla di Naomi, la cinturiana tir fuori diverse siringhe ipodermiche e cominci a iniettarsele una alla volta, con movimenti pratici ed efficienti. Anna aveva l'impressione che qualcosa le si stesse strappando nelle spalle tutte le volte che avvolgeva un giro di garza attorno al torace di Naomi, e le venne quasi la tentazione di chiedere un'altra iniezione anche per s.
Anni prima, Anna aveva seguito un seminario sull'officiare messa a soggetti con dipendenza dalle droghe. L'istruttore, un infermiere di un istituto psichiatrico di nome Andrew Smoot, aveva sottolineato pi e pi volte che le droghe non causavano soltanto piacere e dolore. Le droghe cambiavano la percezione delle cose, toglievano ogni freno inibitorio e sovente esageravano le peggiori abitudini o tendenze di un individuo - cosa che lui chiamava disposizione patologica'. Una persona introversa si ritraeva ancora di pi, una persona aggressiva diventava violenta. Qualcuno di impulsivo poteva diventarlo ancora di pi.
Anna aveva afferrato il concetto, a livello di logica. Tre ore dopo la sua passeggiata spaziale, le anfetamine che Tilly le aveva somministrato cominciavano a perdere il loro effetto, e Anna sent tornare una lucidit che non sapeva di aver perso. Ebbe l'impressione di avere una comprensione pi profonda e intima riguardo alla sua personale disposizione patologica.
Anna aveva passato soltanto pochi anni tra i cinturiani e gli abitanti dei pianeti esterni. Quanto bastava per per sapere che la loro filosofia di base si riassumeva in ci che non conosci ti uccide'. Nessuno che fosse cresciuto sulla Terra riusciva mai a capire quell'atteggiamento, a prescindere da quanto tempo potesse poi passare nello spazio. Nessun cinturiano si sarebbe infilato in una tuta spaziale con un pacchetto EVA e si sarebbe precipitato fuori dal portellone pressurizzato senza prima sapere esattamente che cosa avrebbe trovato dall'altra parte. Non gli sarebbe mai nemmeno passato per l'anticamera del cervello.
Peggio ancora: Anna si era precipitata fuori dal portellone senza nemmeno fermarsi per mandare un messaggio a Nono. Non stai chiedendo il permesso, stai chiedendo di essere perdonata; quelle parole le riecheggiarono nella testa. Se fosse morta in quell'occasione, Nono le avrebbe fatte incidere come suo epitaffio. Non avrebbe mai avuto l'ultima possibilit di scusarsi con loro.
La schermata luminosa che sembrava fluttuare sempre al limitare del suo campo visivo, a prescindere da dove dirigesse il suo sguardo, l'aveva informata che la sua riserva di ossigeno era all'ottantatr percento. Non sapendo a quanto corrispondesse la durata di una bombola piena, quell'informazione era priva del suo indispensabile contesto.
Mentre provava a rallentare il respiro e a evitare di cedere al panico, l'indicatore era sceso all'ottantadue percento. Per quanto tempo era stato fisso sull'ottantatr prima di scendere? Anna non se lo ricordava. Una vaga sensazione di nausea l'aveva fatta riflettere su quanto sarebbe stato terribile vomitare nella sua tuta spaziale, il che non aveva fatto altro che peggiorare le cose.
Quella ragazza, Melba, o Claire, era molto pi avanti di lei e continuava ad aumentare il distacco, muovendosi con la grazia naturale di lunghi anni di pratica. Una persona per cui camminare con un paio di stivali magnetici ai piedi era naturale. Anna aveva cercato di sbrigarsi ed era riuscita soltanto a colpire uno stivale con l'altro, aumentando la potenza del magnete fino ad ancorarlo del tutto alla chiglia della nave. Lo slancio del suo passo aveva lottato contro l'inamovibile gancio magnetico. Dopo diversi secondi passati a cercare di capire come risolvere quel problema, Anna aveva trovato i controlli e aveva riportato la presa a un livello pi umano. Dopodich aveva rinunciato alla fretta e si era concentrata sul mantenimento di un passo sicuro e costante. Aveva cominciato a procedere lenta e costante, ma non stava facendo una gara. Aveva perso di vista la ragazza, ma si era detta che non aveva importanza. Si era fatta un'idea piuttosto chiara di dove fosse diretta Clarissa Mao. O Melba Koh. Chiunque fosse quella donna.
Aveva gi visto delle immagini della Rocinante. Era una nave tra le pi famose. Il ruolo centrale di James Holden negli incidenti di Eros e Ganimede, assieme a una sfilza di scaramucce e azioni antipirateria aveva fatto s che quella piccola corvetta venisse menzionata di continuo nei media, per anni. A meno che non ci fossero state due corvette marziane stazionate l'una accanto all'altra, Anna si era sentita fiduciosa di riuscire a individuarla.
Quindici lunghi minuti dopo, l'aveva individuata.
La Rocinante aveva la forma di una tozza scheggia di metallo nero; come un grasso scalpello adagiato sul fianco. La superficie piatta della chiglia era interrotta, di tanto in tanto, da un dosso. Anna non capiva abbastanza di navi per capire di cosa si trattasse. Era una nave da guerra, per cui doveva trattarsi di sensori o di cannoni, ma di sicuro non di portelloni. Si era ritrovata di fronte al retro della nave, e l'unica apertura evidente era al centro del massiccio cono di propulsione. Anna era avanzata fino all'orlo della nave su cui si trovava e poi l'aveva percorsa da un lato all'altro, cercando di avere una visuale migliore del resto della Rocinante prima di saltare verso di essa. L'ironia di quella prudenza prima di saltare giunta a quel punto della situazione l'aveva fatta ridere, e aveva sentito allentarsi un poco la nausea e la tensione.
A destra del propulsore c'era una bolla di plastica attaccata alla nave, pallida come una vescica. Un istante dopo, Anna aveva attraversato la ferita aperta nel portellone di carico della nave e si era ritrovata al suo interno. Le era venuto in mente, mentre osservava il dedalo di casse attaccate alla carlinga con magneti molto simili a quelli che lei portava ai piedi, che non aveva nessun piano di azione una volta giunta l. Quella stanza era collegata al resto della nave? Le porte alle sue spalle non disponevano di camera stagna, il che probabilmente significava che quello spazio era solitamente tenuto sotto vuoto. Non aveva idea di dove potesse trovarsi ognuno in relazione a quello spazio e, cosa pi preoccupante, non sapeva se la ragazza che stava inseguendo fosse ancora l dentro, nascosta dietro una di quelle casse.
Anna si era spostata cautamente da una cassa all'altra fino alla fine di quello scompartimento lungo e stretto. Pezzi di plastica e di cibo congelato le fluttuavano intorno come un nugolo d'insetti dalle forme strane. Le casse distrutte potevano essere i resti di una lotta oppure i detriti creati dalla variazione di velocit; Anna non poteva saperlo. Aveva allungato una mano nella borsa legata al suo pacchetto EVA e ne aveva estratto il taser. Non ne aveva mai usato uno in microgravit o nel vuoto. Aveva sperato che nessuna delle due cose ne inficiasse il funzionamento. Un altro azzardo che nessun cinturiano si sarebbe mai arrischiato a tentare.
Con suo grande sollievo, aveva trovato una camera stagna in fondo alla sala che si era aperta con un semplice tocco del pannello. Il ciclo di pressurizzazione era durato diversi minuti, mentre Anna si toglieva il pesante pacchetto EVA dalle spalle e armeggiava con il taser per essere ben certa di sapere come togliere la sicura. Il design militare era intuitivo ma meno chiaramente etichettato dei modelli civili a cui era abituato. Una luce verde aveva lampeggiato sul pannello e il portello interno si era aperto.
Non si era visto nessuno. C'era solo un ponte che sembrava un'officina, con armadietti per attrezzi, banchi da lavoro e una scala incassata su una parete. Da un lato e dall'altro della scala c'erano due portelloni, uno che andava verso la prua della nave e l'altro verso poppa. Anna aveva pensato che avrebbe avuto maggiori probabilit d'incontrare qualche membro dell'equipaggio andando verso prua quando dal retro era giunto uno schianto e le luci si erano spente.
Un istante pi tardi si erano accesi dei LED gialli incassati a parete, e una voce priva di connotazioni aveva detto: Espulsione del nucleo, attivazione batteria di riserva, ripetendolo diverse volte. Il casco di Anna aveva attutito il rumore, ma chiaramente all'interno della nave c'era ancora dell'aria. Si era tolta il casco e lo aveva appeso all'imbragatura della tuta.
Anna era piuttosto sicura che fosse possibile espellere il nucleo soltanto in caso di emergenze legate alla sala motori, per cui si era diretta verso quel portellone invece che a prua. Senza pi il brusio costante della nave e il casco ad attutire ogni cosa, era riuscita a sentire dei rumori sordi provenire di l dal portellone. Le ci erano voluti diversi lunghi istanti per capire come accedere dall'altra parte e, quando ci era finalmente riuscita, il portellone si era aperto cos all'improvviso da farla quasi gridare di sorpresa.
All'interno, Melba stava assassinando qualcuno.
Una donna cinturiana dai lunghi capelli scuri e con indosso una tuta da lavoro sporca di grasso si stava per far schiacciare la gola dalle braccia meccaniche che indossava Melba. Sembrava che la donna - Anna era riuscita a vedere che si trattava del primo ufficiale di James Holden, Naomi Nagata - fosse stata picchiata ferocemente. Aveva un braccio e una spalla coperti di sangue, e il viso era un grumo di graffi e contusioni.
Anna era scesa fluttuando nella stanza dal soffitto a volta. Le pareti della camera del reattore si rastremavano come quelle di una chiesa, le cattedrali dell'et della fusione. Aveva sentito l'impellente necessit di sbrigarsi, ma sapeva che avrebbe avuto soltanto una possibilit con il taser, e non era sufficientemente sicura di s stessa per sparare in movimento.
Il viso di Naomi stava diventando di un viola scuro, livido. Il suo respiro era ridotto a un rantolo raschiante. In qualche modo, la cinturiana era riuscita ad alzare una mano e a mostrare il dito medio a Melba. I piedi di Anna avevano toccato il ponte e gli stivali ne avevano agganciato la superficie. Era a meno di tre metri alle spalle di Melba quando le sue dita avevano premuto il grilletto, mirando alla zona della sua schiena che non era coperta dall'esoscheletro del mech e sperando che il taser avrebbe funzionato attraverso una tuta spaziale.
Aveva mancato il bersaglio, ma il risultato era stato comunque impressionante.
Invece di colpire il tessuto della tuta di Melba, i due microdardi del taser avevano preso il mech in pieno centro. I fili elettrici erano diventati immediatamente di un rosso incandescente e avevano cominciato a sfaldarsi come una corda in fiamme. Il taser era diventato talmente caldo che Anna l'aveva sentito attraverso il guanto, per cui l'aveva lasciato andare appena prima che si fondesse in un grumo di appiccicosa plastica grigia. Il mech si era inarcato all'indietro con uno schiocco e le braccia erano scattate all'infuori. La stanza era stata invasa dal puzzo di cavi elettrici bruciati. I capelli di Melba si erano rizzati sul suo capo e, anche dopo che il taser si era spento, le sue dita e le sue gambe avevano continuato a contrarsi e a sussultare. Un piccolo schermo sul braccio del mech mostrava un codice di errore che lampeggiava rosso.
Chi sei? aveva chiesto Naomi Nagata, lasciandosi andare a mezz'aria in un modo che aveva fatto capire ad Anna che sarebbe crollata a terra alla minima presenza di gravit.
Anna. Mi chiamo Anna le aveva risposto. Stai bene?
Dopo la terza iniezione, Naomi fece un lungo respiro tremante e disse: Chi  Anna?
Anna sono io rispose Anna, poi ridacchi per la sua ingenuit. Chi sono io, vuoi dire? Sono una passeggera della Thomas Prince.
Nazioni Unite? Non sembri una militare.
No, sono una passeggera. Sono un membro del gruppo consiliare inviato dal segretario generale.
Ah, il circo mediatico disse Naomi; poi sibil per il dolore quando Anna le strinse la fasciatura e attiv la carica che avrebbe impedito che si disfacesse.
Tutti continuano a chiamarlo cos disse Anna mentre ricontrollava la fasciatura. Avrebbe voluto prestare pi attenzione alle lezioni di primo soccorso tenutesi in chiesa. Sbloccare le vie respiratorie, fermare il sangue, immobilizzare la parte lesa era pi o meno tutto ci che sapeva.
Perch  proprio cos disse Naomi, poi allung una mano per afferrare un piolo della scala l accanto.  tutta una farsa poli...
Fu interrotta da una voce meccanica che diceva: Riavvio completato.
Anna si volt. Melba le stava fissando entrambe, con i capelli ancora ritti in testa ma con le mani non pi in preda a spasmi incontrollabili. Prov a muovere le braccia e il mezzo mech ronz, esit, poi si mosse assieme a lei.
Cazzo disse Naomi. Sembrava infastidita ma non sorpresa.
Anna fece per cercare il suo taser prima di ricordarsi che era fuso. Melba digrign i denti.
Da questa parte! disse Naomi mentre il portellone si apriva alle loro spalle. Anna vi si precipit attraverso, seguita da Naomi che usava il braccio buono per tirarsi avanti. Melba scatt all'inseguimento, allungando un piede per spingersi sulla capsula del reattore.
Naomi tir via la gamba appena in tempo per evitare di essere afferrata dall'artiglio del mech, poi tocc il meccanismo di blocco con un dito del piede e il portellone si richiuse di scatto sul polso del mech. Il portellone gemette mentre cercava di richiudersi, schiacciando la morsa in una pioggia di scintille e parti meccaniche rotte. Anna attese un grido di dolore che non giunse, poi si rese conto che i guanti che usava Melba per controllare il robot si trovavano negli avambracci del mech, diversi centimetri pi indietro rispetto al punto danneggiato. Non l'avevano ferita, e lei aveva sacrificato l'uso di una delle pinze del mech per mantenere aperto il portellone. L'altro artiglio apparve nel varco, afferrando il metallo e piegandolo.
Via disse Naomi con voce tesa per il dolore, indicando il portellone successivo su per la scala. Dopo essere passate entrambe, Anna prese un istante per guardare il nuovo ponte su cui si trovavano. Parevano essere gli alloggi dell'equipaggio. Piccoli compartimenti con porte dall'aspetto fragile. Non era un buon posto per rintanarsi. Naomi attravers fluttuando lo spazio vuoto e le ombre tenui proiettate dalle luci di emergenza, e Anna la segu meglio che pot, con una sensazione da incubo che le risaliva lungo la gola.
Dopo essere passate attraverso il portellone che dava accesso al livello successivo, Naomi si ferm per diversi secondi a digitare qualcosa sul suo piccolo schermo di controllo. Le luci di emergenza passarono al rosso e il pannello sul portellone mostr la scritta BLOCCO DI SICUREZZA ATTIVATO.
Non  intrappolata laggi disse Anna. Pu uscire attraverso la baia di carico. C' un foro nel portellone.
 la seconda volta che qualcuno fa una cosa del genere replic Naomi, tirandosi su lungo la scala. Comunque sia, ha indosso un equipaggiamento meccanico da recupero navi ed  all'interno dell'officina. Met della roba che c' l dentro  fatta per aprire varchi nelle paratie delle navi. Lei non  in trappola. Siamo noi a esserlo.
La cosa colse Anna di sorpresa. Erano riuscite a fuggire. Si erano chiuse un portellone alle spalle. Quello avrebbe dovuto porre fine alla questione. Il mostro non aveva il permesso di aprire i portelloni. Era un pensiero sconclusionato e infantile, e Anna si sent meno sicura che tutte le droghe fossero effettivamente svanite dal suo sistema. E allora che facciamo?
Infermeria disse Naomi, indicando lungo un breve corridoio. Di qua.
Aveva senso. La pelle scura della cinturiana dall'aspetto esile stava assumendo un colorito grigiastro che faceva pensare ad Anna a una massiccia perdita di sangue, e le bende sulla sua spalla si erano gi completamente impregnate, diffondendo nell'aria minuscole sfere cremisi. Prese Naomi per mano e la trascin lungo il corridoio fino alla porta dell'infermeria. Era chiusa, e sul pannello accanto lampeggiava il messaggio di blocco di sicurezza come sui portelloni di accesso ai ponti. Naomi cominci a premere la mano sul pannello e Anna attese che la porta si aprisse scivolando da un lato. E invece un'altra porta dall'aspetto pi pesante scivol di fronte alla prima, e il pannello su cui armeggiava Naomi si fece scuro.
Porte pressurizzate disse Naomi. Sono pi difficili da penetrare.
Ma siamo all'esterno.
Gi.
C' un'altra via di accesso? chiese Anna.
No. Andiamo.
Aspetta disse Anna. Dobbiamo riuscire a entrare l dentro. Sei ferita molto gravemente.
Naomi si volt per osservarla, accigliandosi come se avesse veramente visto Anna per la prima volta in quell'istante. Era un accigliarsi riflessivo. Anna ebbe l'impressione di essere soppesata.
Ho due uomini feriti l dentro. Il mio equipaggio. Sono inermi disse finalmente Naomi. Ora sono pi al sicuro possibile. Per cui tu e io saliremo fino al prossimo ponte, prenderemo un fucile e ci assicureremo che ci segua. Quando si far vedere, la uccideremo.
Io non... protest Anna.
Ucciderla. Puoi farlo?
Uccidere? No. Non posso disse Anna. Era la verit.
Naomi la fiss per un altro secondo, poi fece spallucce con la mano buona. Okay, allora. Vieni con me.
Attraversarono il portellone successivo fin sul ponte superiore. La maggior parte dello spazio era occupata da una camera stagna e dagli armadietti. Alcuni degli armadietti erano abbastanza grandi da contenere tute spaziali e pacchetti EVA. Altri erano pi piccoli. Naomi apr uno degli armadietti pi piccoli e tir fuori una pistola tozza e nera.
Neanch'io ho mai sparato a nessuno disse poi, tirando indietro il carrello e incamerando una pallottola. Agli occhi di Anna, la pallottola appariva come un piccolo razzo. Ma quei due nel reparto medico sono la mia famiglia, e questa  la mia casa.
Capisco disse Anna.
Bene, perch non posso averti... fece per dire Naomi, poi i suoi occhi si rovesciarono all'indietro e il suo corpo si afflosci. La pistola fluttu via dalla sua mano rilassata.
No, no, no ripet Anna, colta da un'improvvisa ondata di panico. Fluttu verso Naomi e le prese il polso. Aveva ancora battito, ma era debole. Anna rovist nel primo kit medico, alla ricerca di qualcosa che la potesse aiutare. Su una siringa c'era scritto che serviva a impedire che qualcuno andasse in shock, per cui Anna la piant nel corpo di Naomi, che per non si svegli.
L'aria nella stanza cominci ad assumere un odore differente. Qualcosa di caldo, con lo stesso odore di plastica fusa che aveva emesso il taser quando era morto. Un punto rosso comparve sul portellone del ponte, per poi farsi giallo, poi bianco. Era la ragazza col mech, che veniva a prenderle.
Il portellone sopra di loro, quello che portava pi in punta di tutti, era chiuso e mostrava lo stesso messaggio di blocco degli altri. Naomi non le aveva comunicato il codice di annullamento. Sul loro livello c'era la camera stagna, ma anch'essa era bloccata.
Il portellone del ponte cominci ad aprirsi in bruschi ampliamenti. Anna riusciva a sentire Melba che sbuffava e imprecava mentre forzava le porte. E il codice di blocco di Naomi non era servito a tenere fuori quella pazza furiosa, ma solo a rinchiuderle l dentro.
Anna trascin il corpo floscio di Naomi verso uno dei grossi armadietti delle tute spaziali e ce la butt dentro, entrando dopo di lei. Sulla porta non c'era nessuna serratura. Tra la donna priva di sensi e la tuta, c'era a malapena lo spazio perch Anna riuscisse a chiudere dopo essere entrata a sua volta. Posizion entrambi i piedi all'angolo in cui lo sportello dell'armadietto toccava il ponte e impost i magneti alla massima potenza. Sent la tuta che si agganciava al metallo, bloccandole le gambe l dov'erano e tirandola pi vicino alla porta dell'armadietto.
Dall'altra parte si sent un grido di metallo. Qualcosa di umido sfior il collo di Anna. La mano di Naomi, floscia e insanguinata. Anna cerc di non muoversi, di non respirare troppo forte. La preghiera che offr era poco pi che una confusione di paura e speranza.
La porta di un armadietto si apr sbattendo alla sua sinistra. Poi un'altra, pi vicina. E un'altra ancora. Anna si chiese dove fosse finita la pistola di Naomi. Era l nell'armadietto, da qualche parte, ma non c'era luce e avrebbe dovuto sbloccare i magneti dei suoi stivali per mettersi a cercarla. Sper che non l'avessero lasciata all'esterno, assieme alla donna impazzita. Si apr un altro armadietto.
La lamiera della porta a pochi centimetri dal viso di Anna s'incurv, poi per non si apr. I fori e le spaccature sulla porta dell'armadietto avvamparono del bianco di una fiamma ossidrica, poi si spensero. Una voce meccanica disse: Energia di riserva esaurita. L'imprecazione dall'altra parte della porta fu di pura frustrazione. Fu seguita da una serie di grugniti e di tonfi: era Melba che si toglieva di dosso l'imbragatura mech. Anna sent un'ondata di speranza.
Apri disse Melba. Aveva la voce bassa, roca, bestiale.
No.
Apri.
Tu... Posso percepire che ti senti sconvolta disse Anna, orripilata da quelle parole prim'ancora di finire di pronunciarle. Credo che dovremmo parlarne un po', se vorrai.
Anna non aveva mai sentito una cosa simile al grido di Melba: profondo, violento e selvaggio. Se l'id avesse avuto una gola, se il diavolo avesse potuto parlare, sarebbe stato esattamente cos.
Qualcosa colp la porta di metallo e Anna si scans all'indietro. Poi un altro colpo. E un altro. Il metallo cominci a piegarsi verso l'interno, e delle gocce di sangue cominciarono a addensarsi verso le fessure della ventilazione. A pugni, pens Anna. Lo sta facendo a mani nude.
Il grido era selvaggio, ora, osceno quando non era privo di parole, e disumano come un uragano. Lo spesso metallo della porta si pieg verso l'interno, mentre i cardini cominciavano a scricchiolare e a piegarsi a ogni nuovo assalto. Anna chiuse gli occhi.
Il cardine superiore cedette, spaccandosi in due.
E poi, senza preavviso, cal il silenzio. Anna attese, sicura che fosse una strategia per farla cadere in trappola. Non udiva nessun suono, tranne un minuscolo gorgoglio animale. Riusciva a sentire il lezzo acido e rivoltante del vomito fresco. Dopo quelle che le erano parse ore, Anna spense i magneti e apr la porta martoriata con una spinta.
Melba fluttuava addosso alla parete, raggomitolata, con le mani premute sulla pancia e il corpo in preda a spasmi.

29.

Bull

Il fatto era che la distanza si misurava sempre in termini di tempo. Non era il genere di cose su cui Bull era solito riflettere, ma quella immobilit fisica forzata stava procurando strani cambiamenti nella sua consapevolezza. Perfino nel bel mezzo di quella continua calca di eventi, di tutte quelle chiamate e del coordinamento, delle ramanzine della dottoressa, sentiva che una parte della sua mente si stava sganciando. E delle strane idee continuavano a fluttuarvi dentro, come il fatto che la distanza fosse misurata in termini di tempo.
Secoli prima, una traversata dell'Oceano Atlantico avrebbe richiesto mesi. Vicino al New Mexico c'era una citt chiamata Wheeless, la cui storia voleva che alcuni antichi viaggiatori dei deserti di sabbia e caliche avessero rotto un carro del loro convoglio e avessero quindi deciso che sarebbe stato pi comodo restare l e mettere radici piuttosto che proseguire il viaggio. La tecnologia aveva fatto progressi, e ogni nuova scoperta si era innestata sulle tecnologie precedenti; i mesi erano diventati settimane e poi ore. E, al di fuori del pozzo di gravit, dove le macchine erano libere dalla tirannia dell'attrito e della gravit, l'effetto era ancora pi evidente. Con le orbite giuste, il viaggio da Luna a Marte poteva durare poco pi di dodici giorni. Il percorso da Saturno a Ceres, pochi mesi. E, siccome erano l fuori con i loro cervelli da primati, evolutisi nelle praterie dell'Africa preistorica, tutti quanti avevano chiara la concezione di quanto fosse distante. Da Saturno a Ceres erano pochi mesi. Da Luna a Marte pochi giorni. La distanza era tempo, ed era cos che non ci si faceva sopraffare da essa.
La zona lenta aveva cambiato tutto. Osservando la situazione, le navi della Terra e di Marte erano raggruppate insieme come una manciata di ceci essiccati nella stessa ciotola. Andavano alla deriva, avvicinandosi e allontanandosi, prendendo posto nell'anello di prigionieri attorno a quella stazione spettrale. A paragone del volume della sfera racchiusa dall'anello, le navi parevano ammucchiate. Ma la distanza tra loro e l'Anello era tempo, e tempo significava morte.
La Behemoth era a due giorni di distanza dalla pi lontana delle navi, viaggiando in navetta e posto che la velocit massima non diminuisse nuovamente. Sulla nave pi vicina, Bull ci sarebbe potuto arrivare con un salto. L'universo umano si era contratto, e stava continuando a contrarsi. A ogni collegamento, ogni voce desolata e impaurita che aveva udito in quelle lunghe ore irrequiete, Bull si era convinto sempre di pi che il suo piano poteva funzionare. La vastit, la bizzarria e l'irragionevole pericolo di quell'universo avevano traumatizzato tutti quelli che non avevano ucciso. C'era un desiderio ardente di tornare a casa, di stare stretti nel proprio villaggio. Un istinto che era l'opposto della guerra e, fintanto che fosse riuscito a far s che venisse coltivato, fintanto che la reazione alle tragedie provocate da quella serrata era quella di guardarsi le spalle a vicenda e di assicurarsi che tutti quelli che avevano bisogno di cure le ricevessero adeguatamente, il dolore e la paura avrebbero potuto non trasformarsi in ulteriore violenza.
Il canale pass dal verde al blu, poi Monica Stuart sorrise professionalmente alla telecamera. Sembrava stanca, contegnosa, ma umana. Un volto che le persone conoscevano bene. Un volto che potevano riconoscere e che le metteva a proprio agio.
Signore e signori disse. Benvenuti alla prima trasmissione di Radio Zona Lenta Libera, dai nostri uffici temporanei qui a bordo della nave da guerra APE della Behemoth. Sono una cittadina della Terra e sono una civile, ma la mia speranza  che questa trasmissione possa essere di qualche utilit a tutti noi in questo momento di crisi. Oltre a fornire tutte le notizie e le informazioni disponibili che potremo, ospiteremo anche interviste con gli ufficiali in comando delle navi, i leader civili a bordo della Thomas Prince e diversi concerti.
 quindi un onore per me dare il benvenuto al nostro primo ospite, il reverendo padre Hector Cortez.
Si apr una finestra grafica e comparve il sacerdote. Agli occhi di Bull, quell'uomo pareva piuttosto malconcio. I suoi denti troppo splendenti sembravano finti e i vivi capelli bianchi avevano un aspetto unto.
Padre Cortez disse Monica Stuart. Ha dato una mano alle iniziative umanitarie a bordo della Thomas Prince?
Per un istante, l'uomo parve non averla sentita. Poi un sorriso comparve di scatto sul suo viso.
S rispose l'anziano. S, ed  stato... Monica, sono mortificato. Sono... mortificato.
Bull spense il canale. Era gi qualcosa. Pur sempre meglio di niente.
La fregata marziana Cavalier, ora sotto gli ordini di un secondo ufficiale di nome Scupski, stava spegnendo i reattori e trasferendo ci che rimaneva del proprio equipaggio e delle proprie riserve a bordo della Behemoth. La Thomas Prince aveva acconsentito a trasferire i propri feriti, la squadra medica e tutti i rimanenti civili - poeti, sacerdoti e politici. Incluso quell'Hector Cortez dallo sguardo spento. Era un inizio, ma non era tutto ci che poteva fare. Se dovevano continuare a venire l, se la Behemoth doveva diventare quel simbolo di calma, stabilit e certezza che Bull aveva bisogno che fosse, avrebbero dovuto fare di pi. Le trasmissioni su quel canale avrebbero dato una voce e un volto al consolidamento. Avrebbe dovuto parlarne ancora un po' con Monica Stuart. Magari potevano organizzare una sorta di lutto collettivo per i caduti. Un concilio con i rappresentanti di tutte le parti per definire un piano di evacuazione e cominciare a riportare la gente oltre l'imboccatura dell'Anello, e a casa.
Se non fosse stato che, quando era cominciata la serrata, avevano perso tutte le loro navi di lungo corso. E lo stesso Anello si era allontanato, perch ora dovevano muoversi pi lentamente e perch la distanza si misurava in tempo.
Il suo terminale palmare cinguett e Bull torn pienamente sveglio con un sussulto. Fuori dalla sua stanza una donna grid e la voce tesa di un uomo le rispose. Bull riconobbe il rumore della squadra di soccorso che si precipitava sul posto nel tentativo di rianimare un qualche povero diavolo e impedire che collassasse nell'abbraccio della morte. Bull compat la squadra medica. Facevano lo stesso lavoro, solo che lui lo faceva su scala pi ampia. Spost le braccia, raccolse il terminale e accett il collegamento. Sullo schermo apparve Serge.
Bist? gli chiese.
Alla grande disse asciutto Bull. Che succede?
Marte. L'hanno acciuffato. Stanno riportando qui quel cabron, vivo.
D'istinto, inutilmente, Bull prov a sedersi un po' pi su. Non poteva sedersi e il su' era solo una pia astrazione.
Holden? chiese.
E chi altri?  a bordo di uno schifo che arranca piano piano verso la mcrn Hammurabi. Dovrebbe essere l tra poche ore.
No disse Bull. Devono portarlo qui.
Serge alz una mano in segno di assenso cinturiano, ma l'espressione sul suo volto era dubbiosa.
Asidulcesi, ma non ce li vedo proprio.
Da qualche parte molto pi gi del petto di Bull, i manicotti di compressione sibilavano, sbuffavano e si espandevano, massaggiando il sangue e gli umori nel suo corpo ora che il movimento non avrebbe impedito ai suoi fluidi di aggrumarsi. Bull non riusciva a sentirli. Se avessero preso fuoco, non sarebbe riuscito a sentirli. Qualcosa di profondo e di atavico si rimest tra la paura e il disgusto mentre il suo rombencefalo riscopriva le ferite che aveva subto per la millesima volta. Bull si spinse il palmo della mano sull'incavo del naso.
Va bene disse. Vedr cosa posso fare. Cosa dice Sam del progetto?
Ha tolto i cannoni elettromagnetici e stanno lavorando per ridurre i tubi di lancio missili, ma il capitano  venuto a saperlo e sta facendo un grandmal.
Be', prima o poi doveva succedere disse Bull. Immagino che dovr occuparmi anche di quello. C' altro?
A meno che tu lvemisyannis, credo che lei sia gi bello carico. Respiri un momento, facciamo a turno, sa sa? Non deve fare tutto da solo.
Devo fare qualcosa disse Bull mentre i manicotti di compressione si rilassavano con un sospiro. Mi faccio vivo io.
Voci basse e tese giunsero fino a lui assieme al lezzo di carne cauterizzata, simile a quello di una falena bruciata. Bull lasci che il suo sguardo si concentrasse sul soffitto bianco e blu sopra al lettino a cui l'avevano assicurato.
Holden era tornato. Non l'avevano ucciso. Se c'era una cosa che aveva il potenziale per distruggere la fragile cooperazione che Bull stava costruendo, era la lite su chi avesse il diritto di far arrostire le palle di Holden su un becco di Bunsen.
Bull si gratt la spalla, pi per sentire qualcosa che perch gli prudesse, e consider le conseguenze di quella situazione. Secondo il protocollo avrebbero dovuto interrogarlo, detenerlo in cella e cominciare a negoziare l'estradizione con chi stava investigando sulla Seung Un per conto della Terra. Bull immaginava che l'avrebbero pestato a sangue e poi buttato fuori. Holden era in custodia, ma era responsabile di troppe morti per immaginare che sarebbe stato al sicuro l dove lo stavano portando.
Era giunto il momento di provare a contattare nuovamente la Rocinante. Forse stavolta avrebbero risposto. Dal momento della catastrofe erano rimasti in silenzio. Poteva darsi che il loro sistema di comunicazione fosse stato danneggiato, o forse il loro silenzio era una sorta di strategia politica, o ancora poteva darsi che fossero tutti morti o moribondi. Fece di nuovo richiesta di collegamento e rimase in attesa, senza sperare pi di tanto di ricevere una risposta.
Pi tardi, quando fossero usciti dall'Anello, la gente avrebbe potuto baccagliare in punta di legge quanto voleva. In quel momento, per, Bull aveva bisogno che lavorassero tutti insieme. Forse, se avesse...
Contro ogni aspettativa, il collegamento con la Rocinante si apr. Sullo schermo comparve una donna che Bull non riconobbe. Aveva la carnagione chiara e lunghi capelli rossi sciolti che le cingevano il volto. La macchia sulla sua guancia poteva essere grasso oppure sangue.
S disse la donna. Pronto? Chi ? Potete aiutarci?
Sono Carlos Baca disse Bull, ingoiando sorpresa e confusione prima che potessero arrivare alle sue parole. Sono l'ufficiale in capo alla sicurezza a bordo della Behemoth. E s, posso aiutarvi.
Oh, grazie a dio disse la donna.
Che ne dice di dirmi chi  lei e qual  la situazione dalle vostre parti?
Mi chiamo Anna Volovodov, e ho una donna che ha cercato di uccidere l'equipaggio della Rocinante in... uhm... custodia? Ho usato tutti i sedativi del pacchetto di primo soccorso perch non ho accesso all'infermeria. L'ho legata con del nastro a una sedia. Penso che possa aver fatto saltare in aria la Seung Un.
Bull intrecci le dita.
Perch non me ne parla meglio? disse.
Il capitano Jakande era una donna di una certa et, con i capelli biondi e un atteggiamento militarmente intransigente che Bull rispettava, pur non amandolo particolarmente.
Non ho ricevuto nessun ordine di rilascio del prigioniero disse il capitano Jakande. Non credo sia probabile che li riceva a breve. Per cui, per il prossimo futuro,  no.
Ho gi inviato una navetta per recuperare il suo equipaggio e la donna che Holden ha accusato di essere la vera sabotatrice disse Bull. E, a quanto mi risulta, ho due dozzine dei suoi che dovrebbero trasferirsi da noi non appena avremo messo in rotazione il tamburo.
Jakande annu seccamente, confermando tutto ci che aveva detto Bull senza che i suoi argomenti la scalfissero minimamente. Bull intrecci le dita e strinse fino a sbiancare le nocche, ma lo fece al di fuori dell'inquadratura della telecamera di comunicazione del ponte.
Sar meglio per tutti noi se riusciamo a essere uniti disse Bull. Raggruppare le risorse e pianificare l'evacuazione. Se non disponete di navette, posso organizzare il trasporto per lei e per il suo equipaggio. Abbiamo spazio in abbondanza, qui.
Concordo sul fatto che sarebbe meglio trovarsi sotto un unico comando disse Jakande. Se sta proponendo di consegnarci la Behemoth, sono disposta ad accettarne il controllo e la responsabilit.
Non  propriamente dove volevo andare a parare, no disse Bull.
Come pensavo.
Signor Baca abbai Ashford dalla soglia. Bull alz una mano in un gesto di attesa.
Temo che dovremo tornarci su disse. Nutro grande rispetto per lei e per la sua posizione, e sono sicuro che troveremo un modo per fare le cose senza errore.
L'espressione di Jakande lasciava intendere che non vedeva nessun errore.
La ricontatter disse Bull, e chiuse il collegamento. E cos finiva la parte pi gradevole della giornata. Ashford si tir attraverso la porta, fluttuando, e si ferm sulla parete accanto ai piedi del letto di Bull. Sembrava adirato, ma era una rabbia diversa. Bull era abituato a vederlo prudente, perfino esitante. Ma l'uomo che aveva di fronte non era n l'una, n l'altra cosa. Ogni cosa in lui parlava di rabbia mal repressa. Il dolore rende folli, pens Bull. Il dolore, il senso di colpa e l'imbarazzo, tutti insieme, potevano fare molto di peggio.
Potevano distruggere una persona.
Pa segu fluttuando il capitano, con gli occhi bassi. Il suo viso aveva quello strano aspetto cereo provocato dallo sfinimento. La dottoressa entr alle sue spalle, e poi anche Serge e Macondo, che guardavano ovunque tranne che nel punto in cui era Bull. Quella piccola folla riempiva la stanzetta oltre la sua normale capienza.
Signor Baca disse Ashford, masticando ogni sillaba. Se ho ben capito, lei ha dato ordine di disarmare la nave.  cos?
Disarmare la nave? disse Bull, guardando verso la dottoressa Sterling. Lo sguardo di quest'ultima era fisso e imperscrutabile. Ho fatto togliere a Sam i cannoni elettromagnetici, per poter far ruotare il tamburo.
E lo ha fatto senza il mio permesso.
Permesso per cosa?
Il sangue scuriva il volto di Ashford, e la rabbia gli arrochiva la voce.
I cannoni elettromagnetici sono una componente centrale delle dotazioni difensive di questa nave.
Non se sono fuori uso disse Bull. Le ho fatto smantellare anche il sistema di distribuzione idrica sotto propulsione. L'hanno ricostruito a novanta gradi, per poter sfruttare la rotazione. Vuole che le faccia una sintesi di tutte le cose che le ho fatto modificare perch non funzionavano pi, o stiamo parlando soltanto dei cannoni?
Mi  stato altres comunicato che lei ha autorizzato personale non-APE ad accedere ai canali di comunicazione della nave. Terrestri. Marziani. Tutti quelli che siamo venuti qui a tenere in riga.
 per questo che siamo venuti fin qui? disse Bull. Non era una negazione, e parve che per Ashford fosse qualcosa di sufficientemente simile a una confessione. A parte il fatto che Bull non aveva poi fatto gran mistero della propria posizione.
Anche personale militare? Ha portato questa gente a bordo della mia nave?
Pa aveva autorizzato tutto ci che Ashford stava elencando. Ora per rimaneva alle spalle del capitano senza dire niente, con espressione indecifrabile. Bull non sapeva bene che cosa stesse succedendo tra il capitano e la sua vicecomandante ma, se era in corso un qualche scontro interno per il potere, Bull sapeva gi da che parte avrebbe preferito trovarsi. Per cui strinse i denti e non fece parola del coinvolgimento di Pa. S, porto qui tutti quelli che posso. Sforzo umanitario e consolidamento del controllo. Come da manuale. Anche un allievo del secondo anno saprebbe che  la cosa giusta da fare. Pa sussult a quelle parole.
Signor Baca, ha oltrepassato i limiti della sua autorit. Ha ignorato la catena di comando. Tutti gli ordini da lei impartiti, tutti i permessi da lei accordati, da questo momento sono revocati. La sollevo dal suo incarico e dar ordine che venga messo in coma farmaceutico fino al momento dell'evacuazione.
Col cazzo disse Bull. Non era stata sua intenzione, ma le parole gli erano uscite di riflesso. Parvero fluttuare tra loro, e Bull scopr che erano intenzionali.
Non  un argomento aperto a discussione disse freddamente Ashford.
Ci pu scommettere che non lo  disse Bull. Il motivo per cui a capo di questa missione hanno messo lei e non me  che Fred Johnson non pensava che l'equipaggio si sarebbe trovato a suo agio con un terrestre al comando di una nave cinturiana. Ha ottenuto il posto perch ha baciato tutti i culi giusti. E sa che c'? Buon per lei. Spero che la sua carriera s'impenni come un cazzo di razzo. Pa  qui per lo stesso motivo: ha la testa della dimensione giusta, anche se perlomeno la sua non sembra essere completamente vuota.
Questo  un insulto razzista disse Ashford, cercando di interromperlo. Non tollerer che...
Io sono qui perch c'era bisogno di qualcuno che portasse a termine il lavoro e Fred sapeva che eravamo fregati. E la sa una cosa? Siamo fregati lo stesso. Ma ho intenzione di tirarci fuori da questa situazione, e impedir che Fred sia messo in imbarazzo da quello che abbiamo fatto finora, e lei se ne star fuori dalle palle mentre lo faccio, pinche pezzo di merda.
Basta cos, signor Baca. Io la...
Sa bene che  cos disse Bull, rivolgendosi a Pa. L'espressione della donna era chiusa, vuota. Se se ne occuper lui, combiner un casino. L'ha visto all'opera. Sa benissimo...
La smetta di rivolgersi al vicecomandante, signor Baca.
...che razza di decisioni prende. Rimander tutti alle proprie navi, anche se significher mandarli a morire, solo perch...
La sollevo dal comando. Lei far...
...non  stato lui a invitarli. Non far altro che...
...silenzio. Non le permetto...
...rendere tutto molto pi pericoloso, e se qualcun...
...di parlare con i miei sottoposti. Lei far...
...altro far incazzare quell'affare, rischiamo tutti di...
...silenzio! berci Ashford, spingendosi avanti, con la bocca spalancata per la furia. Arriv con troppa foga sul lettino, premendo addosso a Bull, afferrandolo per le spalle e scuotendolo con forza sufficiente da fargli battere i denti. Le ho detto di chiudere la bocca!
I legacci si aprirono sotto l'assalto di Ashford, con il velcro che cedeva strappandosi. Una fitta di dolore trafisse il collo di Bull come se qualcuno gli avesse conficcato un cacciavite nella schiena. Cerc di respingere il capitano ma non aveva niente a cui aggrapparsi. Sent le nocche sbattere su qualcosa di duro: il tavolo, il muro, o forse qualcos'altro. Non sapeva dire cosa. La gente intorno a lui stava gridando. Il suo equilibrio gli pareva profondamente sbagliato, mentre il peso morto del suo corpo fluttuava floscio e inutile nell'aria tirato dai tubi e dai cateteri.
Quando il mondo riprese ad avere un senso, Bull si trov a un angolo di quaranta gradi sopra il tavolo, con la testa all'ingi. Pa e Macondo trattenevano Ashford per le braccia, e le mani del capitano erano ripiegate come artigli. Serge era accovacciato sulla parete, pronto a lanciarsi ma incerto sulla direzione in cui andare.
La dottoressa Sterling apparve al suo fianco, raccogliendogli le gambe e tirandolo rapidamente e professionalmente verso il letto.
Se potessimo cortesemente evitare di aggredire il paziente con la spina vertebrale danneggiata... disse mentre assisteva Bull. La cosa mi mette molto a disagio.
Un'altra brutta fitta di dolore, rovente, acuta e maligna, attravers il collo di Bull e la parte alta della sua schiena mentre la dottoressa lo legava al letto. Uno dei tubi si era staccato e fluttuava liberamente, con in punta un grumo di sangue e di carne. Bull non sapeva da che parte del suo corpo provenisse. Pa lo stava osservando, e Bull mantenne un tono pacato.
Abbiamo gi mandato tutto a puttane due volte. Abbiamo attraversato, e abbiamo lasciato che dei soldati andassero sulla stazione. Non avremo una terza possibilit. Possiamo radunare tutti quanti, e possiamo portarli fuori di qui.
Le sue sono parole pericolose, signore sput Ashford.
Io non posso essere capitano disse Bull. Anche se non fossi bloccato su questo letto, sono un terrestre. Al comando dev'esserci un cinturiano. Fred aveva ragione su questo.
Ashford si liber dalla stretta di Pa e Macondo, si riaggiust le maniche e si sostenne diritto alla parete.
Dottoressa, metta il signor Baca in coma farmacologico.  un ordine diretto.
Serge disse Bull. Ho bisogno che prendiate il capitano Ashford in custodia, e ho bisogno che lo facciate subito.
Nessuno si mosse. Serge si gratt il collo, e il rumore delle unghie sulla barba ispida fu pi forte di ogni altro suono nella stanza. Lo sguardo di Pa si fiss su una media distanza, e il suo viso si fece amaro e rabbioso. Ashford strinse gli occhi, guardando verso di lei. Quando parl, la voce di Pa era spenta e priva di gioia.
Serge. Ha sentito quel che ha detto il capo della sicurezza.
Ashford si raccolse per scagliarsi addosso a Pa, ma Serge aveva gi una mano sulla spalla del capitano.
Questo  ammutinamento disse Ashford. Dovrete renderne conto.
Devo chiederle di venire con noi, ora disse Serge. Macondo prese l'altro braccio di Ashford, stringendolo in una morsa da celerino, e i tre se ne andarono insieme. Pa rimase appoggiata alla parete, tenendosi a un laccio, mentre la dottoressa, schioccando la lingua e borbottando tra s e s, sostituiva i cateteri e controllava i monitor e i tubi attaccati alla pelle di Bull. Bull non sent la maggior parte di quello che faceva.
Quando ebbe terminato, la dottoressa lasci la sala. La porta si chiuse scivolando alle sue spalle. Per quasi un minuto, nessuno dei due parl.
Suppongo che la sua opinione riguardo all'ammutinamento sia cambiata disse Bull.
A quanto pare disse Pa, e sospir. Non sta ragionando. E beve troppo.
Ha preso la decisione che ci ha portato tutti qui. Ci pu mettere la firma, su tutti quei cadaveri a bordo delle altre navi.
Non credo che Ashford la veda allo stesso modo disse Pa. Poi aggiunse: Ma credo anche che si stia dando molto da fare per non vederla allo stesso modo. E sta andando alla deriva. Non credo... Non credo che stia bene.
Sarebbe pi facile se gli capitasse un incidente disse Bull.
Pa riusc a fare un sorriso. Non sono cambiata cos tanto, signor Baca.
Come pensavo. Ma dovevo dirlo disse Bull.
Concentriamoci su come portare tutti in salvo, e poi su come portare tutti a casa disse lei.  stata una bella carriera, finch  durata. Mi dispiace che debba concludersi in questo modo.
Pu darsi che sia cos disse Bull. Ma  venuta quaggi per vincere qualche medaglia, o per fare la cosa giusta?
Il sorriso di Pa fu tenue.
Speravo entrambi rispose.
Non c' niente di male a essere ottimisti, fintanto che non influenza le scelte strategiche disse Bull. Continuer a cercare di far trasbordare tutti sulla Behemoth.
Nessun'arma che non sia nostra lo istru lei. Continueremo ad accettare tutti i nuovi arrivati, ma non se questo significa avere una forza armata a bordo.
Gi fatto disse Bull.
Pa chiuse gli occhi. Era facile dimenticare quanto fosse pi giovane di lui. Quella non era la sua prima missione, ma avrebbe potuto benissimo essere la seconda. Bull cerc di immaginare come si sarebbe potuto sentire, se fosse stato ancora poco pi che un ragazzino, nel dover sbattere in cella il suo superiore in comando. Spaventato a morte, probabilmente.
Ha fatto la cosa giusta le disse.
Non vedo cos'altro potrebbe dire. Ho assecondato il suo gioco.
Bull annu. Io ho fatto la cosa giusta. Grazie per avermi sostenuto, capitano. Sappia che le restituir lo stesso favore fintanto che sieder sulla poltrona di comando.
Non siamo amici replic lei.
Non serve che lo siamo. Basta che portiamo a termine il nostro compito.

30.

Holden

I marine non erano delicati ma erano professionali. Holden aveva gi visto usare una di quelle corazze marziane potenziate da una marine prima di allora. Mentre tornavano indietro attraverso le caverne e i cunicoli della stazione, Holden, in manette di schiuma densa e gettato in spalla a uno dei soldati come se fosse stato un pezzo di equipaggiamento, era cosciente della situazione di estremo pericolo in cui si trovava. Quegli uomini e quelle donne in tuta corazzata avevano appena visto uno dei loro venire ammazzato e divorato da un alieno, erano infognati fino al collo nel territorio pi minaccioso e sconosciuto che si potesse immaginare, ed era molto probabile che tutti loro incolpassero lui per quella situazione. Il fatto che non fosse gi morto parlava di una disciplina, un addestramento e una professionalit che Holden avrebbe rispettato anche se la sua vita non fosse dipesa da loro.
Holden non aveva accesso alla frequenza che stavano usando per comunicare, qualunque essa fosse, per cui quel percorso furtivo dalla sala delle esposizioni, o qualunque cosa fosse, fino in superficie si era svolto in un silenzio surreale per quanto riguardava lui. Aveva continuato a sperare di poter cogliere una fugace apparizione di Miller. E invece superarono le macchine insettiformi, ora immobili come statue, arrivando fino al terreno articolato e complesso dei corridoi. Holden credette di riuscire a individuare una cosa simile a un modello nelle onde e nelle increspature che si formavano lungo le pareti e sul pavimento, complicato e meraviglioso come gocce di pioggia sulla superficie di un lago, o come musica. La cosa non lo confort.
Cerc di contattare la Rocinante, Naomi, ma il marine a cui era legato doveva aver disattivato la sua radio mentre lo acciuffavano, oppure qualcosa stava disturbando il segnale. In un modo o nell'altro, non riusciva a ricevere nessun contatto. N dalla Roci, n dai marine, n da nessun altro. C'era solo quel morbido caracollare e un terrore quasi insostenibile.
La sua tuta lo inform che il suo livello di ossigeno era in riserva.
Holden non aveva la pi pallida idea di dove si trovassero o di quanto fossero andati lontano. La superficie della stazione poteva essere dietro l'angolo, ma era altrettanto possibile che non fossero ancora nemmeno a met percorso. O ancora, per quanto ne sapevano, la stazione poteva essersi modificata intorno a loro, e la via per cui erano entrati poteva non esistere pi. La tuta gli disse che aveva ancora venti minuti.
Ehi! grid. Cerc di battere le gambe sulla corazza della persona che lo stava trasportando. Ehi! Avr bisogno di ossigeno!
Il marine non rispose. Per quanto Holden provasse a dibattersi, la sua forza e la pressione di leva non erano altro che una frazione infinitesimale della capacit della corazza potenziata. Non poteva fare altro che sperare di non morire per via di una svista. Preoccuparsi di quello in effetti era meglio che chiedersi che fine avessero fatto Naomi, Alex e Amos.
La riserva di ossigeno era scesa a tre minuti e a Holden era andata via la voce a furia di gridare, quando il marine che lo trasportava si accovacci un poco, balz e la stazione cadde via alle loro spalle. Il diaframma sulla superficie luminosa si richiuse, automatico e privo di mente. Lo schifo era sospeso nel vuoto a non pi di cinquecento metri pi in l, con le luci esterne che lo rendevano la cosa pi luminosa in quel cielo spettrale e privo di stelle. Raggiunsero rapidamente la camera stagna di massa. La tuta di Holden segnalava rumorosamente l'emergenza ossigeno, i livelli di anidride carbonica erano saliti oltre la soglia critica, e Holden dovette sforzarsi di trattenere il respiro.
Il marine lo scaric su una sbarra montata a parete e lo assicur sul posto.
Ho finito l'ossigeno! grid Holden. Vi prego!
Il marine allung una mano e spacc il sigillo sulla tuta di Holden. L'improvviso afflusso di aria puzzava di plastica vecchia e di urina malamente riciclata. Holden l'aspir come se profumasse di rose. Il marine si tolse il casco a sua volta. La sua testa pareva perversamente piccola, cos inserita nella mole della corazza da combattimento.
Sergente Verbinski! abbai una voce di donna.
Sissignora rispose il marine che aveva trasportato Holden.
Qualcosa non va con il prigioniero?
Ha esaurito l'ossigeno qualche minuto fa.
La donna grugn. Nient'altro fu detto sulla questione.
L'accelerazione, quando partirono, fu quasi impercettibile. Una minima sensazione di pesantezza assest Holden nella sua tuta, poi scomparve cos com'era giunta. I marine confabulavano tra loro e ignoravano Holden. Era tutto ci che gli serviva, come conferma. Quello che gli aveva detto Miller era vero. La velocit massima della zona lenta era cambiata di nuovo. E, dall'espressione sui loro volti, immagin che il numero delle vittime fosse tremendamente elevato.
Devo contattare la mia nave disse. Qualcuno di voi pu contattare la Rocinante, per favore? Nessuno gli rispose. Insistette, stuzzicando la sorte. Il mio equipaggio potrebbe essere ferito. Se potessi soltanto...
Qualcuno faccia chiudere la bocca al prigioniero disse la donna che aveva parlato in precedenza. Holden non riusciva a vederla. Il marine pi vicino, un uomo dalla mascella squadrata con la pelle tanto nera da sembrare quasi blu si volt verso di lui. Holden si prepar a ricevere una minaccia, o violenza.
Non c' niente che possa fare disse l'uomo. Faccia silenzio, ora.
La sua cella nel carcere militare della Hammurabi era ampia poco pi di un metro e mezzo e profonda tre. Il lettino a smorzamento era di un blu sporco e le pareti e il pavimento di un bianco uniforme che scintillava sotto la luce dura del LED sopra di lui. La tuta che gli era stata data sembrava fatta di carta spessa e crocchiava quando si spostava. Quando le guardie vennero a cercarlo, non si presero nemmeno il disturbo di rimettergli le manette alle braccia e alle gambe.
Il capitano fluttuava accanto a un banco, con i capelli argentei tagliati corti che le conferivano l'aspetto di un imperatore romano. Holden fu legato su un sedile a sospensione cardanica leggermente inclinato verso l'avanti, di modo che fosse costretto ad alzare lo sguardo verso di lei, anche se non esisteva realmente un su'.
Sono il capitano Jakande disse lei. Lei  prigioniero militare. Ne capisce le implicazioni?
Ero in marina rispose Holden. Le capisco.
Bene. Questo ci risparmier una mezz'ora di stronzate legali.
Sar felice di dirvi tutto quello che so disse Holden. Non servono le maniere forti.
Il sorriso del capitano era come l'inverno.
Se lei fosse stato un altro, avrei pensato che fosse un modo di dire esclam. Qual  la sua relazione con la struttura al centro della zona lenta? Che cosa ci faceva l?
Holden aveva passato tutti quei mesi cercando di non parlare di Miller, di non dire niente a nessuno. Tranne che a Naomi, e anche in quel caso si era sentito in colpa per averle rovesciato addosso il peso di quel mistero. Da una parte, la possibilit di togliersi quel peso lo attirava come una forza di gravit. Dall'altra...
Fece un respiro profondo.
Temo che lo trover un po' strano disse.
Va bene.
Poco dopo che il costrutto protomolecolare si  sganciato da Venere e ha cominciato ad assemblare l'Anello, sono stato... contattato dal detective Josephus Miller. Colui che ha fatto precipitare Eros su Venere. O, perlomeno, da qualcosa che aveva il suo aspetto e la sua voce. Da allora si  manifestato ogni due o tre settimane, e sono giunto alla conclusione che la protomolecola lo stesse usando. Be', lui e Julie Mao, la prima a essere infettata... Che li stesse usando per attirarmi attraverso l'Anello. Ho pensato che... che volesse che venissi qui.
L'espressione del capitano non cambi. Holden si sent uno strano groppo in gola. Non voleva parlare di quelle cose in quel posto. Voleva parlarne con Naomi, nella loro cabina a bordo della Rocinante. O in un bar su Ceres. Non importava il dove. Importava con chi ne parlava.
Che fosse morta? Che la stazione l'avesse uccisa?
Prosegua disse il capitano.
A quanto pare, mi sbagliavo disse Holden.
Cominci con il viaggio fin l, con la visione della protomolecola di Miller che lo attendeva alla stazione. Poi parl dell'attacco del suo marine e delle conseguenze che ne erano scaturite, cos come le aveva spiegate Miller. Delle visioni di quel vasto impero e dell'oscurit che l'aveva sommerso, della morte dei soli. Si rilass e diede libero sfogo alle parole, che uscivano di bocca sempre pi facili e pi rapide. Sembrava pazzo perfino ai suoi occhi. Visioni che nessun altro poteva vedere. Inimmaginabili segreti rivelati a lui, e a lui soltanto.
Solo che era stato tutto un grande errore.
Aveva creduto di essere importante. Di essere speciale, il prescelto, e che ci che era accaduto a lui e al suo equipaggio era stato governato da un immenso e misterioso potere. Aveva frainteso ogni cosa. Porte e angoli' aveva detto Miller e, siccome non era riuscito a decifrare che cosa avesse inteso l'uomo morto con quelle parole, erano passati tutti attraverso l'Anello. E fino alla stazione. Il suo sollievo e un crescente disgusto di s si mescolavano frase dopo frase. Era stato uno sciocco a danzare sull'orlo di un vulcano, perch si era sentito sicuro di non poter cadere gi. Non lui.
E poi mi sono ritrovato qui, a parlare con lei disse asciutto. Non so che cosa accadr ora.
Va bene disse lei. La sua espressione non rivelava niente.
Magari vorr far eseguire un controllo medico completo sul mio cervello, per capire se c' qualcosa che non va a livello organico... disse Holden.
Probabile disse il capitano. La mia squadra medica ha le mani piene, al momento. Per ora lei rimarr in detenzione amministrativa.
Capisco disse Holden. Ma ho bisogno di contattare il mio equipaggio. Pu monitorare il collegamento. Non m'importa. Ho solo bisogno di sapere che stanno bene.
L'angolo della bocca del capitano pareva chiedergli come gli fosse venuto in mente che potessero star bene.
Cercher di farle avere un rapporto gli disse. Siamo tutti in affanno in questo momento, e la situazione potrebbe peggiorare molto rapidamente.
 grave, quindi?
 grave.
Nella sua cella il tempo passava lentamente. Una guardia gli portava razioni in tubo: proteine, olio, acqua e impasto vegetale. A volte c'era anche una porzione omeopatica di curry. Era cibo pensato per tenerti in vita. Tutto il resto era un tuo problema. Holden lo mangiava perch doveva restare in vita. Doveva ritrovare la sua nave, il suo equipaggio. Doveva uscire da l.
Aveva assistito alla caduta di un gigantesco impero alieno. Aveva visto soli esplodere e svanire. Aveva visto un uomo sopraffatto e macellato da un meccanismo uscito da un incubo su una stazione spaziale che non era stata costruita da mani umane. E non riusciva a pensare ad altro che a Naomi, Alex e Amos. A come avrebbero fatto per conservare la loro nave. A come avrebbero fatto per tornare a casa. E casa' significava qualsiasi altro posto ma non l. Desider, non per la prima volta, che avessero accettato di trasportare quel carico sconosciuto di casse sospette su Titania. Fluttuava nella sua cella, grande quanto una bara, e cercava di non impazzire per quella combinazione tossica d'inattivit e di paura che gli corrodeva la mente.
Anche se il suo intero equipaggio fosse stato sano e salvo, lui era prigioniero di Marte ora. Non era stato lui a fare del male alla Seung Un, e tutti l'avrebbero saputo. Non era stato lui a trasmettere il falso comunicato. Tutte le accuse che gli avevano mosso contro sarebbero cadute, eppure sarebbe rimasto il fatto che Marte gli avrebbe portato via la sua nave. Holden cerc di concentrarsi sulla disperazione di quel pensiero perch, per quanto potesse far male, riuscire a conservare la nave ma perdere il suo equipaggio sarebbe stato molto pi doloroso.
Hai davvero un pessimo gusto in fatto di amicizie disse Miller.
Dove diavolo eri? scatt Holden.
L'uomo morto fece spallucce. In quella stanza minuscola, Holden riusciva a sentirne l'alito. Un baluginio blu di lucciola volteggi attorno alla testa di Miller come un'aureola bassa e poi svan nel nulla.
Il tempo  difficile disse, come se quel commento portasse con s un proprio contesto. Comunque sia, stavamo parlando di qualcosa.
La stazione. Il blocco.
Giusto disse Miller, annuendo. Si tolse quel suo cappello ridicolo e si gratt una tempia. Quello. Allora, il fatto  che, fintanto che c' un casino di energia in giro per l'aria, la stazione non si trover a suo agio. Voialtri avete... Quante grosse navi? Venti?
Pi o meno, suppongo.
Hanno tutte reattori a fusione. Hanno tutte gigantesche reti elettriche al loro interno. Niente di che, di per s, ma la stazione  stata spaventata un paio di volte.  nervosa. Bisogner che gli facciate un piccolo massaggio tranquillizzante. Dimostrargli che non siete una minaccia. Fatelo, e sono piuttosto sicuro di riuscire a farvi muovere di nuovo. Quello, oppure vi disgregher tutti in atomi base.
Cosa?
Il sorriso di Miller era di scuse.
Scusa disse. Scherzavo. Fate in modo di spegnere i reattori e di disconnettere le reti interne. Vi porter al di sotto della soglia, e da l potr occuparmene io. Voglio dire, se  quello che decidete di voler fare.
In che senso, se?
Holden si spost. Sfior le spalle con il soffitto. Non riusciva a muoversi, l dentro. Non c'era spazio per due persone.
Non c'era spazio per due persone.
Per una frazione di secondo, il suo cervello cerc di comporre insieme i due concetti - Miller che gli fluttuava accanto e la cella troppo stretta - e fall. Ebbe l'impressione che la pelle della sua schiena fosse ricoperta da una moltitudine d'insetti striscianti. Le due cose non potevano essere entrambe vere e la sua mente sussult, rifuggendo il fatto che lo fossero. Miller toss.
Non farlo disse.  gi abbastanza difficile cos com'. Se, nel senso che il blocco  il blocco. Non mi  dato scegliere quale parte della trappola verr sbloccata. Se tolgo lo smorzamento cosicch voi cominciate a schizzare tutti verso casa, o magari a spararvi l'un l'altro o chiss cosa, significa che dovr aprire i portali. Tutti i portali.
Compresi quelli con le stelle morte?
No disse Miller. Quei portali sono andati. Soltanto i sistemi stellari esistenti dall'altra parte di quelli che sono rimasti.
Ed  un problema?
Dipende da cosa li attraverser disse Miller. Sono un sacco di portali, da spalancare tutti insieme. L'unico suono nella cella era il sibilo dei riciclatori d'aria. Miller annu come se Holden avesse detto qualcosa. L'altra possibilit  escogitare un modo per sgattaiolare verso casa con la coda tra le gambe e cercare di far finta che tutto questo non sia mai successo.
Credi che dovremmo fare cos? chiese Holden.
Credo che ci sia stato un impero che un tempo raggiungeva migliaia di stelle. Hai presente il virus di Eros? Quello  uno dei loro strumenti. Come una chiave inglese. E qualcosa  stato abbastanza grosso da far male a loro. Di qualsiasi cosa si tratti, potrebbe essere in agguato dietro uno di quei portali, in attesa che qualcuno faccia qualcosa di stupido. Per cui magari potreste preferire l'idea di stabilirvi qui. Di fare piccoli bambini spacciati. Di vivere e morire nell'oscurit. Almeno, per, ci che  fuori rimarrebbe fuori.
Holden pos la mano sulla brandina per sorreggersi. Si sentiva il cuore andare a mille e aveva le mani sudate e pallide. Ebbe la sensazione di dover vomitare e si chiese se sarebbe riuscito ad attivare l'aspiratore in tempo. Nei suoi ricordi, le stelle morivano.
Credi che  quello che dovremmo fare? chiese. Starcene buoni e andare via da qui?
No, io voglio aprirli. Ho imparato tutto quello che potevo da qui, specialmente in fase di blocco. Voglio capire che cosa  successo, e questo significa andare e dare un'occhiata alla situazione.
Tu sei la macchina che scopre le cose.
Gi disse Miller. Devi considerare la fonte, giusto? Potresti volerne parlare con qualcuno che non sia morto. Voialtri avete pi da perdere di quanto non ne abbia io.
Holden ci riflett per un istante, poi sorrise. E poi scoppi a ridere.
Non sono sicuro che abbia importanza. Non sono nella posizione di imporre strategie disse.
 vero disse Miller. Niente di personale, ma hai davvero un pessimo gusto in fatto di amicizie.

31.

Melba

Quando avviarono la rotazione del tamburo, Melba era nella sua cella. Nella sua vita precedente, quella cella era stata una sorta di gabbia veterinaria per animali di taglia grande. Cavalli, forse. O vacche. C'erano una dozzina di stalli, sei per lato, con sbarre e pareti di acciaio satinato. Sbarre vere, proprio come nei vecchi filmati, a parte il fatto che c'era una piccola porticina a ribalta in cima, da dove si poteva gettare dentro la biada. Tutto il resto era di un bianco asettico. E ogni cosa era chiusa a chiave. I suoi vestiti erano andati, sostituiti da una semplice tuta rosa chiaro. Il suo terminale palmare era scomparso. Non le mancava. Fluttuava nel mezzo di quello spazio, con le pareti appena fuori portata dalla punta delle dita dei piedi e delle mani. Le ci erano voluti una dozzina di tentativi, appoggiandosi al muro e poi spingendosi sempre pi delicatamente, per trovare la giusta dose di forza che facesse s che l'attrito dell'aria la fermasse esattamente nel punto in cui niente potesse toccare o essere toccato. In cui potesse fluttuare ed essere intrappolata da quel fluttuare.
L'uomo nell'altra cella si dimenava balzando da una parete all'altra. Rideva e gridava, ma la maggior parte del tempo se ne stava incupito. Lei lo aveva ignorato. Era facile da ignorare. L'aria che la circondava era come una lievissima brezza, cos come ogni cosa su una nave. Una volta aveva sentito una storia su una nave che aveva avuto un guasto alla circolazione d'aria nel bel mezzo del turno di notte. L'intero equipaggio era morto per i gas esausti che avevano preso a ribollirgli intorno, affogandoli nella loro stessa aria riciclata. Melba non credeva che fosse una storia vera, perch altrimenti si sarebbero svegliati. Avrebbero boccheggiato e si sarebbero dimenati, alzandosi dai sedili a smorzamento, e si sarebbero salvati. Quelli che volevano vivere facevano cos. Quelli che volevano morire, invece, si limitavano a fluttuare.
Gli allarmi risuonarono attraverso l'intera nave, con quel tono fastidioso che si riverberava da un ponte all'altro e una voce simile a quella di una gigantesca tromba. Prima un avviso. Poi un altro. Poi un altro. Poi, silenziosamente, le sbarre si allontanarono da lei, come cadendo, e la parete di fondo le tocc la spalla come se avesse voluto richiamare la sua attenzione ma esitava a farlo. Centimetro dopo centimetro, la sua pelle si adagi sulla parete. Per quasi un minuto la parete continu a toccarla, con l'energia della struttura e la sua inerzia che le univano come mani in preghiera. L'accelerazione del tamburo era invisibile. Melba sent soltanto la rotazione che la spingeva avanti, e poi, visto che esisteva un avanti, gi. Il suo corpo scivol centimetro dopo centimetro, spostandosi lungo la parete e verso il ponte. Cominci ad avere un peso proprio; le giunture nelle sue ginocchia e nella spina dorsale si spostarono sotto il carico. Melba si ricord di aver letto da qualche parte che una donna che tornava da un lungo periodo a gravit zero poteva essere cresciuta di quasi sei centimetri solo perch i dischi della sua spina dorsale non avevano mai premuto i fluidi intervertebrali. Tra quello e l'atrofia muscolare, tornare al peso - tramite rotazione, accelerazione o gravit - era l'occasione in cui si subivano la maggior parte dei traumi. I dischi intervertebrali erano fatti per subire pressione, per essere attraversati dai fluidi. Senza di questo diventavano come dei palloncini pieni d'acqua e, a volte, capitava che scoppiassero.
Il suo ginocchio sfior il pavimento, poi premette su di esso. Doveva essere passata un'ora o pi da quando avevano suonato gli allarmi. L'alto e il basso esistevano di nuovo, e Melba lasci che il basso la reclamasse. Si ripieg su s stessa, vuota come carta bagnata. C'era un canale di scolo sul pavimento, ceramica bianca priva di macchie di sangue o di urina animale. Le luci sopra di lei sfarfallarono e poi tornarono stabili. L'altro prigioniero gridava in cerca di qualcosa. Cibo, forse. Acqua. Una guardia che lo scortasse al gabinetto di prua.
Le veniva naturale pensare a quel posto come al gabinetto di prua. Non come al bagno. Non alla toilette. Non chiam nessuno per ricevere aiuto, sent solo il suo corpo che diventava sempre pi pesante e che veniva tirato gi. E, siccome gi, verso fuori. Non era una gravit reale, per cui non era un peso reale. Era la sua massa che cercava di volare via nell'oscurit e che veniva trattenuta. Qualcuno venne per l'altro prigioniero. Melba osserv un paio di spessi stivali di plastica passarle di fronte alla linea di visuale. Poi delle voci. Parole come leale' e ammutinamento'. Frasi come Quando sar giunto il momento' e Ripristinare l'ordine'. Le scivolarono addosso e lei le lasci andare. La testa le faceva male nel punto in cui la tempia premeva contro il pavimento. Avrebbe voluto dormire ma aveva paura di sognare.
Altri passi, gli stessi stivali che andavano nella direzione opposta, superandola di nuovo. Altre voci. Gli stivali che ripassavano. Il profondo scatto metallico della sicura che veniva tolta dalla porta della cella. Il suo corpo non si mosse, ma Melba concentr la sua attenzione. La guardia era diversa. Una donna, con ampie spalle e una pistola in mano. Guard Melba, scroll le spalle e le mise un terminale palmare davanti agli occhi.
L'uomo sullo schermo non sembrava uno sbirro. Aveva la pelle marrone e pallida, come l'impasto di un biscotto. C'era qualcosa di strano nella forma del suo viso - mento largo, occhi scuri, rughe sulla fronte e agli angoli della bocca - che Melba non riusciva a situare finch lui non parl e lei lo vide in movimento. Allora le fu chiaro che l'uomo era sdraiato e che guardava verso l'alto, verso la telecamera.
Il mio nome  Carlos Baca disse l'uomo sdraiato. Sono in carica della sicurezza a bordo della Behemoth. La prigione in cui si trova...  mia.
E va bene, pens Melba.
Ma passiamo a lei. Ho ragione di credere che abbia una storia da raccontare. La ricerca del DNA nelle liste anagrafiche delle Nazioni Unite dice che lei  Melba Koh. Un gruppo di persone a cui non ho motivo di non credere sostiene che lei sia Clarissa Mao. La vicecomandante della Rocinante dichiara che lei ha cercato di ucciderla, e abbiamo una sacerdotessa russa che conferma la sua storia. E poi c' questo tecnico del suono che asserisce di essere stato ingaggiato da lei per piazzare degli interruttori di segnale a bordo della Rocinante. L'uomo tacque per un istante. Le dice niente tutto questo?
La scocca del terminale palmare era di materiale ceramico verde. O forse di metallo smaltato. Non di plastica. Un graffio sottile come un capello sullo schermo aggiungeva un ulteriore segno sulla guancia dell'uomo, come la cicatrice ricevuta in duello dal pirata di un libro per bambini.
E va bene, proviamo cos allora... disse. Il dottore dice che lei ha un impianto endocrino modificato. Il genere di cose usate dai terroristi quando devono fare qualcosa di appariscente e di molto difficile da individuare. Sa, quelli che non gliene frega un cazzo se dopo pochi anni quegli affari gli mandano il sistema nervoso in pappa. E comunque, non il genere di cose che potrebbe permettersi un tecnico di manutenzione. N che avrebbe motivo di avere.
Era strano, sentire il peso della sua testa che premeva sul pavimento e trovarsi contemporaneamente a guardare gi dalla telecamera verso il viso di quell'uomo. In parte, supponeva, doveva essere per via del fatto che era stata priva di peso per tutto quel tempo. Il suo cervello si stava ancora adattando alla gravit di rotazione dopo aver fatto affidamento esclusivamente sui segnali visivi, e ora si ritrovava di fronte quel segnale visivo che pareva del tutto anomalo. Sapeva cognitivamente cosa fosse, ma la parte pi specialmente analitica del suo cervello faceva fatica a mandar gi la cosa.
L'uomo sullo schermo - le aveva detto il suo nome, ma Melba non se lo ricordava - serr le labbra, poi toss una volta sola. Era un suono bagnaticcio, come se stesse debellando una polmonite.
Non credo che lei capisca la gravit della sua situazione disse poi. Ci sono persone che la stanno accusando di aver fatto saltare in aria un vascello militare terrestre, e il fascicolo che stanno costruendo  decisamente convincente. Pu credermi sulla parola: le Nazioni Unite non hanno senso dell'umorismo quando si parla di cose del genere. La uccideranno. Lo capisce? La trascineranno di fronte a un tribunale militare, daranno la parola a un paio di avvocati per quindici, forse venti minuti. E poi le faranno saltare le cervella. Io posso cercare di fare in modo che non accada, ma mi deve parlare.
Lo sa cosa penso? Penso che lei non sia una professionista. Penso che sia una dilettante. Ha commesso un mucchio di errori da dilettante, e le cose le sono sfuggite di mano. Mi dica se ho ragione, e partiremo da l. Ma se continua a giocare a fare la catatonica del cazzo, finir per farsi ammazzare. Capisce quel che le sto dicendo?
Aveva una bella voce. Era dotata di quella che la sua insegnante di canto avrebbe definito un'ampia estensione. Profonda e roca ma ricca di armoniche come uno strumento ad ancia. Il tipo di voce che si aspettava di trovare in un uomo che era stato maltrattato dal mondo. La sua stessa voce era sempre stata un po' come quella di uno strumento ad ancia, come del resto quella di suo padre. Petyr, poveretto, non era mai stato in grado di cantare una melodia. Gli altri - Michael, Anthea, Julie, sua madre - avevano tutti voci molto pure. Come flauti. Il problema, con i flauti, era che non potevano fare a meno di essere puri. Perfino il dolore pareva misurato e adorabile, quando era un flauto a esprimerlo. Gli strumenti ad ancia avevano quella grana pi profonda, quella sporcatura che dava maggiore autenticit al suono. Lei e suo padre erano strumenti ad ancia.
Corin? disse l'uomo sullo schermo. Le sembra che capisca quello che sto dicendo?
La donna con la pistola tir su il terminale palmare, lanci un'occhiata verso Melba e poi guard lo schermo.
Non credo, capo.
Il dottore ha detto che non ha riportato nessun danno cerebrale.
Gi concord la donna. Il che non vuol dire che sia a posto, per.
Il sospiro dell'uomo fu vibrante.
E va bene disse la voce dallo schermo. Dovremo tentare l'approccio da un'altra angolazione. Ho un'idea, ma prima dovrebbe tornare da me.
Sa sa disse la donna. Usc dalla cella. Le sbarre si richiusero. Erano abbastanza strette da impedire allo zoccolo di un cavallo di passarci attraverso. Melba s'immagin un cavallo che scalciava e s'incastrava la gamba, andando nel panico. Sarebbe stata una brutta faccenda. Meglio evitare il problema. Pi saggio. Era pi facile stare fuori che uscire fuori. Qualcuno le aveva detto cos, una volta, ma non sapeva chi.
Ehi, ehi disse l'altro prigioniero. Non stava gridando, solo parlando a voce abbastanza alta da farsi sentire. Era vero? Hai degli impianti ghiandolari? Puoi sfondare la porta? Sono il capitano di questa nave. Se mi fai uscire di qui, posso aiutarti.
Julie cantava meglio di tutti, ma non lo faceva mai. Non le piaceva esibirsi. Era suo padre, l'intrattenitore. Era sempre stato quello che conduceva il coro quando c'erano canzoni da cantare. Quello che organizzava la posa quando bisognava scattare le foto di famiglia. Era un uomo che sapeva quel che voleva e come ottenerlo. Solo che ora era in prigione. Non era pi nemmeno un nome, soltanto un numero. Melba si chiese se la cella di suo padre fosse come la sua. Sarebbe stato carino. Solo che la cella di suo padre sarebbe stata in piena gravit, ovviamente. La gravit di rotazione non arrivava nemmeno a mezzo g. Forse era a un terzo, o magari ancora meno. Come su Marte o su Ceres. Strano come, tra tutti i posti su cui vivevano gli esseri umani, la Terra era sempre quello con la gravit pi forte. Era come dire che, se riuscivi a fuggire da casa, allora potevi fuggire da qualsiasi altro luogo.
Ci sei? Sei sveglia? Li ho visti mentre ti portavano qui. Aiutami, e io aiuter te. Amnistia. Posso farti avere l'amnistia. E protezione. Non possono estradarti da Ceres.
Non era vero, e Melba lo sapeva. Il fastidio la spinse quasi a parlare. La spinse quasi a muoversi. Quasi. Il pavimento era un unico foglio di rivestimento polimerico, modellato in pendenza verso il canale di scolo. Con la testa appoggiata al pavimento, lo scolo era poco pi che una linea nera in un campo bianco. Un corvo su un lago ghiacciato.
Sono stato fatto prigioniero durante un ammutinamento illegale disse l'uomo. Possiamo aiutarci a vicenda.
Melba non era sicura di poter essere aiutata. O, se fosse stato possibile, cosa l'avrebbero aiutata a fare. Si ricord di aver voluto qualcosa, un tempo. Holden. S, era cos. L'aveva voluto morto, e peggio che morto. Le sue fantasie di quel momento erano talmente vivide che erano come ricordi. Ma no... L'aveva fatto. Tutti l'avevano odiato. Avevano cercato di ucciderlo. Ma qualcosa era andato storto, e avevano pensato che fosse stata Julie.
Ci era andata cos vicino. Se fosse riuscita a distruggere la Rocinante, non l'avrebbero mai trovata. Se fosse morta a bordo della nave, non sarebbero mai stati sicuri di cosa fosse successo, e Holden sarebbe passato alla storia come quel bastardo borioso e supponente che era. Ma suo padre l'avrebbe saputo. Laggi, lontano, avrebbe saputo quel che era successo, e avrebbe indovinato che era stata lei. Sua figlia. Quella di cui poteva finalmente andare fiero.
Le venne in mente che l'altro prigioniero si era fatto silenzioso. Era un bene. Era fastidioso. Le ginocchia le dolevano. La sua tempia le faceva male nel punto in cui premeva sul pavimento. Le piaghe da decubito venivano chiamate piaghe da pressione. Si chiese quanto tempo impiegasse la pelle a macerare per il semplice fatto di non muoversi. Probabilmente un sacco di tempo, e Melba era tutto sommato in salute. Si chiese quanto tempo fosse passato dall'ultima volta che si era mossa. Parecchio. Scopr di esserne stranamente orgogliosa.
Di nuovo i passi. Pi passi, stavolta. Gli stivali di plastica producevano il loro soddisfacente clump-clump, ma ora ce n'erano anche altri. Passi acuti, che ticchettavano come zampe di un cane sulle mattonelle. Melba prov un minuscolo moto di curiosit, come una candela accesa in una cattedrale. Gli stivali giunsero da lei e, insieme a loro, un paio di piccole dcollet blu. Le caviglie di una donna di una certa et. Le sbarre sferragliarono e si aprirono, le dcollet esitarono sulla soglia, poi entrarono. Una volta in movimento, i passi erano convinti. Sicuri.
La donna con le scarpe dcollet si sedette con la schiena appoggiata al muro. Tilly Fagan guard Melba dall'alto in basso. Aveva i capelli tinti e il rossetto era sempre quello stesso rosso improbabile che le faceva sembrare le labbra pi piene di quanto non fossero.
Claire, tesoro? Quelle parole erano dolci e scomode. Sono io.
Una tensione le risal strisciando lungo la schiena fin nelle guance. Tensione, e risentimento per quella tensione. La zia Tilly non aveva nessun diritto di essere l. Non avrebbe dovuto essere l.
Tilly allung una mano, sporgendosi verso il basso e accarezzandole la testa come se fosse stata un gatto. Il primo contatto umano che riuscisse a ricordare da quando era tornata in s. Il primo contatto gentile che potesse ricordare in assoluto. Quando Tilly le parl, la sua voce era bassa, dolce e carica di rimpianto.
Hanno trovato il tuo amico.
Non ho un amico, pens Melba, e poi qualcosa di profondo sotto il suo sterno si smosse e lasci un vuoto. Ren. Avevano trovato Ren. Tir via un braccio da sotto al corpo e si premette il dorso della mano sulla bocca. Le lacrime erano calde, sgradite e dense come un'esondazione. Avevano trovato Ren. Avevano aperto la sua cassa degli attrezzi e avevano trovato le sue ossa, e ora Soledad avrebbe saputo tutto. E anche Bob e Stanni. Avrebbero saputo quello che aveva fatto. Il primo singhiozzo fu come un colpo di tosse, e poi quello successivo e quello dopo ancora, e le braccia di Tilly la circondarono. E, che dio l'aiutasse, stava gridando e piangendo in grembo a Tilly Fagan mentre la donna le accarezzava i capelli e le mormorava parole tranquillizzanti.
Mi dispiace disse con voce rotta. Le parole le dilaniarono la gola. Sembravano avere dei ganci. Mi dispiace. Mi dispiace.
Lo so, tesoro. Lo so.
Melba aveva le braccia attorno ai fianchi di Tilly ora, affondando il viso sulla sua pancia, aggrappandosi a lei come se il corpo di Tilly potesse impedirle di sprofondare. Di affogare. La guardia disse qualcosa e sent Tilly che scuoteva la testa in segno di negazione, mentre il movimento si trasferiva attraverso i loro corpi.
Sono stata io disse. L'ho ucciso. Pensavo di essere costretta a farlo. Gli ho detto di controllare i valori sullo schermo per farlo chinare, e lui l'ha fatto. E io... e io... e io... Oh, dio, sto per vomitare.
Le persone rozze vomitano disse Tilly. Le signore sono indisposte.
La fece ridere. Nonostante tutto, Clarissa rise, poi riport gi la testa e pianse. Il petto le faceva talmente male che era sicura che ci fosse qualcosa che stava per rompersi. Aneurisma dell'aorta, embolo polmonare, qualcosa. Il dolore non poteva sembrare come se il cuore si stesse davvero spezzando, no? Era solo un modo di dire.
Sembr durare per sempre. E poi ci fu un dopo, e rallent. Il suo corpo era floscio come un cencio. La camicetta di Tilly era fradicia di lacrime, moccio e saliva, ma lei era rimasta l seduta proprio come all'inizio. La sua mano continuava ad accarezzare i capelli di Clarissa. Le sue unghie le tracciarono la curva dell'orecchio.
Hai messo la bomba a bordo della Seung Un disse Tilly e hai incastrato Jim Holden.
Non era una domanda, n un'accusa. Tilly non voleva che Clarissa confessasse, ma solo una conferma. Clarissa annu in grembo a Tilly. Quando parl, la sua voce schioccava e si sentiva la gola ingrossata e ruvida.
Ha fatto del male a pap. Dovevo fare qualcosa.
Tilly sospir.
Tuo padre  una grandissima merda disse, e, siccome era lei a dirlo, non faceva male.
Devo dirlo al capo disse la guardia, con una nota di scuse nella voce. Quello che  successo, intendo. Vuole che vada a rapporto.
Non intendo fermarla disse Tilly.
Deve venire con me disse la guardia. Non posso lasciarla qui con lei. Non  sicuro.
Un lampo di panico attravers la mente di Melba. Non poteva restare da sola. Non ora. Non potevano lasciarla rinchiusa l da sola.
Non sia ridicola disse Tilly. Vada pure a fare quel che deve fare. Io rester qui con Claire.
Ah. Quella ragazza ha ucciso molte persone, signora.
Il silenzio dur un istante appena e, senza nemmeno spostare la testa, Clarissa seppe l'espressione che Tilly aveva in viso. La guardia si schiar la gola.
Dovr chiudere la porta, signora.
Faccia quel che deve, agente disse Tilly.
Le sbarre si mossero e sferragliarono. La serratura si richiuse con uno scatto metallico. I passi si allontanarono. Clarissa pianse per Ren. Forse gli altri sarebbero venuti pi tardi. I soldati morti a bordo della Seung Un. L'amante di Holden, che aveva picchiato e brutalizzato. Tutti gli uomini e le donne che erano morti perch avevano inseguito Holden attraverso l'Anello. Avrebbe potuto avere lacrime anche per loro, ma ora erano solo per Ren, e non pensava che sarebbe riuscita a fermarsi fino alla fine dei suoi giorni.
Merito di morire disse. Sono diventata una persona orribile.
Tilly non dissent, ma non smise nemmeno di cullarla.
C' qualcuno con cui vorrei che parlassi disse.

32.

Anna

Le forze di sicurezza erano arrivate per prime; tre soldati a bordo di una navetta, armati di pistola e di manette per Melba. O Clarissa. Chiunque fosse. Poi, molto pi tardi, era arrivata una squadra di evacuazione medica che si era occupata dell'equipaggio della Rocinante.
Il passaggio per Anna era arrivato quasi un giorno dopo; non era stata una dimenticanza, ma nemmeno una priorit. Per il modo in cui si erano sviluppate le cose, Anna aveva pensato che il fatto di non essere una priorit era probabilmente un segno che le cose stavano andando bene per lei.
Tornando a bordo della Behemoth, si era aspettata di trovare qualcuno della squadra di sicurezza della nave ad aspettarla. Oppure, se fossero stati abbastanza in forma, magari Naomi e gli altri due membri dell'equipaggio della Rocinante.
Nella baia di attracco della navetta c'era Hector Cortez. Quando la vide sorrise e alz una mano in un contenuto cenno di saluto. Quel gesto le ricord suo nonno nei suoi ultimi giorni: cauto e un po' a disagio. Pens che Cortez avesse preso dieci anni in pochi giorni, poi si rese conto che doveva essere rimasto ferito durante la catastrofe.
Anna disse lui. Sono cos felice di vederla.
La massiccia sezione del tamburo della Behemoth era entrata in rotazione, creando una falsa gravit che induceva una sorta di vertigine. I piedi di Anna le dicevano che era in piedi su una superficie solida. Il suo orecchio interno controbatteva che stava cadendo di lato, e continuava a cercare di indurla a incurvare il corpo nell'altra direzione. Non era abbastanza da rendere i suoi passi incerti, ma contribuiva a rendere ogni cosa vagamente surreale. Il fatto che Hector Cortez, una celebrit e sacerdote dei potenti, la baciasse su una guancia non rendeva le cose meno oniriche.
 bello vederla replic lei. Non sapevo fosse a bordo della Behemoth.
Siamo venuti tutti disse. Hanno lasciato un equipaggio ridotto sulla Thomas Prince e siamo venuti tutti qui. Tutti quelli che sono sopravvissuti. Ne abbiamo persi cos tanti... Ieri ho recitato messa per i caduti. Padre Michael. Rabbi Black. Paolo Sedon.
Anna sent una piccola fitta di paura.
Alonzo Guzman?
Cortez scosse la testa.
N vivo n morto disse. Lo tengono in coma controllato, ma non ci si aspetta che sopravviva.
Anna ricord gli occhi supplichevoli di quell'uomo. Se soltanto fosse riuscita a trovare pi in fretta un aiuto per lui...
Mi spiace di non essere stata presente alla messa disse.
Lo so disse Cortez.  per questo che ho voluto incontrarla. Posso camminare con lei?
Certamente disse Anna. Ma non so dove sto andando.
Le dar un orientamento di base, allora disse l'anziano, voltandosi leggermente e allungando una mano verso la baia di attracco. Venga con me, e la porter verso la gloria del sistema di ascensori.
Anna ridacchi e lasci che le facesse strada. Anche lui camminava con cautela. Non trascinava il passo, ma non faceva nemmeno grandi falcate. Sembrava una persona diversa da quella che aveva esortato le tre fazioni dell'umanit a passare insieme attraverso l'Anello verso l'ignoto. Ed era qualcosa di pi del semplice portamento.
Ho pensato che fosse importante che quelli di noi che hanno preso parte alla petizione parlassero durante la funzione disse. Volevo dar voce al nostro rimorso.
Il nostro rimorso?
Lui annu.
Il suo. Il mio. Quello di tutti noi, che abbiamo esortato a addentrarci in questa oscurit.  stato un gesto di arroganza e orgoglio, e molti innocenti hanno sofferto per questo. Sono morti per aver dato retta al nostro cattivo consiglio. Il Signore mi ha mortificato.
La sua voce aveva ancora la ricchezza di una vita di pratica oratoria, ma in essa vi era una nota nuova. Un gemito acuto, infantile, sotto tutta quella pomposit. Anna si sent nascere dentro una vena di compassione per l'afflizione di quell'uomo, accompagnata da un ingeneroso fastidio.
Non so se tenderei a vederla a questo modo disse. Non siamo venuti qui per nostra gloria. L'abbiamo fatto per impedire che altri si facciano la guerra. Per ricordare a ognuno di noi che siamo insieme in questa storia. Non riesco a pensare che possa scaturire da un impulso malvagio. E non riesco a interpretare ci che ci  capitato come una punizione. Il tempo e il caso...
Raggiungono tutti disse Hector. Gi.
Alle loro spalle, il propulsore direzionale di una navetta rugg per un istante, poi smise di colpo. Un paio di cinturiani in tuta grigia caracollarono verso quel punto, trasportando le cassette degli attrezzi. Cortez era accigliato.
Anche considerando ci che  cresciuto dal seme? Continua a non credere che siamo stati puniti? Che la nostra decisione non  stata presa per un eccesso di arroganza?
La storia  fatta da gente che si  ripresa dall'ultimo disastro disse Anna. Quel che  successo  stato terribile.  terribile. Ma continuo a non riuscire a vedere la mano di Dio in tutto questo.
Io invece s disse Cortez. Credo che siamo precipitati in un regno del male. E per di pi, dottoressa Volovodov, temo che siamo stati tutti contaminati da esso.
Non vedo come...
Il diavolo  qui disse Cortez. Scosse la testa in risposta all'espressione perplessa di Anna. Non parlo di un qualche demone da cartone animato. Ma il diavolo ha sempre albergato nell'animo degli uomini quando essi si spingono troppo in l, quando dimenticano di chiedere a s stessi se  giusto fare qualcosa solo perch possono. Siamo... Sono caduto nella sua trappola. E quel che  peggio  che abbiamo aperto la strada fino a lui. La storia non ci ricorder con clemenza per quel che abbiamo fatto.
Anna conosceva parecchi membri della chiesa dei Santi dell'Ultimo Giorno. Concordavano con i Metodisti su alcuni aspetti minori del culto, come il non bere alcolici, che dava loro un senso di solidariet durante i raduni interfede. Erano in disaccordo su alcuni elementi importanti, come la natura di Dio e il Suo piano per l'universo, che non sembrava importare tanto avrebbe creduto Anna. Tendevano a essere felici, orientati alla famiglia e senza pretese.
Ritrovandosi nella pancia della Behemoth, Anna non avrebbe mai immaginato che avrebbero potuto costruire una cosa simile a quella gigantesca nave generazionale. Era cos enorme, cos stravagante. Era come un grido di rivolta contro la vuotezza dello spazio. L'universo  troppo grande perch la nostra nave lo attraversi in un ragionevole lasso di tempo? E va bene, riempiremo la nostra nave di tutto ci che dell'universo ci serve e andremo al nostro ritmo. Le pareti interne del tamburo rotante s'incurvavano in lontananza, e l'effetto Coriolis veniva mascherato da massa, nervature metalliche e paratie che si fingevano substrato, in attesa di terreno, piante e animali da fattoria. Dal centro del tamburo, mezzo chilometro sopra la testa di Anna, uno stretto fascio di intensa luce gialla brillava su tutti loro. Il sole, stirato fino a diventare una linea nel cielo. L'idea nel suo complesso era arrogante, ribelle e grandiosa.
Ad Anna piaceva un sacco.
Mentre procedeva lungo un'ampia piana di acciaio che avrebbe dovuto essere coperta da terriccio e piantagioni, pens che quell'audacia era esattamente ci che l'umanit aveva perso, chiss dove, durante l'ultimo paio di secoli. Quando gli antichi esploratori dei mari s'imbarcavano sulle loro navi scricchiolanti di legno e cercavano di trovare nuovi modi per attraversare i grandi oceani della Terra, i loro viaggi erano forse meno pericolosi di quello che i Mormoni avevano pianificato per loro stessi? Il punto di arrivo meno misterioso? In entrambi i casi, per, erano stati spinti dal desiderio di scoprire cosa avrebbero trovato dall'altra parte del loro lungo viaggio. Spinti dal bisogno di vedere approdi che nessun altro aveva mai visto prima. Mostra a un essere umano una porta chiusa e, a dispetto di quante porte aperte possa trovare intorno a s, sar sempre ossessionato da ci che potrebbe esserci dietro.
Ad alcuni piaceva dipingere questa pulsione come una debolezza. Un fallimento della specie. L'umanit come un virus. La creatura che non smette mai di riempire lo spazio vitale a sua disposizione. Dalla loro ultima conversazione, Hector sembrava avvicinarsi a quella visione delle cose. Ma Anna rifiutava quell'idea. Se l'umanit fosse stata capace di piena soddisfazione, sarebbero stati ancora sugli alberi a spulciarsi gli uni con gli altri. Anna aveva camminato su una luna di Giove. Aveva alzato lo sguardo e aveva guardato quel grande punto rosso attraverso il cielo di una cupola, talmente vicino da poterci vedere i vortici e le correnti di una tempesta pi grande del suo stesso pianeta. Aveva assaggiato acqua disciolta da ghiacci antichi quanto lo stesso sistema solare. Ed era stata l'insoddisfazione umana, quell'audacia umana, a portarla fin l.
Guardando quel piccolo mondo che le ruotava intorno, fu certa che un giorno anch'esso avrebbe dato loro le stelle.
Il campo di rifugiati era una rete di tende e strutture prefabbricate temporanee sistemate sulla paratia interna del tamburo, con quella lunga striscia sottile di sole che premeva loro addosso come un pomeriggio di primavera sulla Terra. Le ci volle quasi mezz'ora per trovare la tenda di Chris Williams. L'intermediario della Thomas Prince le aveva fatto sapere che il giovane ufficiale di marina era sopravvissuto alla catastrofe, riportando per ferite terribili. Anna voleva trovarlo, e magari tramite lui tutto il resto della piccola congregazione che aveva costituito durante il viaggio verso l'Anello.
Dopo qualche domanda ad altri servizievoli rifugiati, Anna trov la tenda. Non c'era modo di bussare o di suonare il campanello, per cui gratt un poco il lembo della tenda e disse: Chris?  qui dentro?
 lei, reverenda? Entri pure.
L'intermediario non aveva dato maggiori dettagli circa le ferite di Chris, per cui nell'entrare Anna si prepar al peggio. Il giovane tenente giaceva su una brandina militare, con la schiena appoggiata a un mucchio di cuscini. Aveva in grembo un piccolo terminale palmare che mise da parte non appena lei entr. Il suo braccio sinistro e la sua gamba sinistra terminavano entrambi all'articolazione di mezzo.
Oh, Chris. Mi...
Se la sua prossima parola  dispiace', disse lui zoppicher fin l per prenderla a calci nel sedere.
Anna cominci a ridere nonostante avesse gli occhi pieni di lacrime. Mi dispiace, ma ora mi dispiace di essere dispiaciuta. Si sedette sul bordo della brandina e gli prese la mano destra. Come stai, Chris?
Con qualche ovvia eccezione rispose lui, agitando il moncone sinistro in aria sono sopravvissuto al disastro meglio di molti altri. Non avevo nemmeno un livido.
Non so come funzioni il sistema sanitario della marina... cominci a dire Anna, ma Chris fece un gesto impaziente con la mano.
Terapia di ricrescita completa. Se mai riusciamo a uscire da qui e a tornare alla civilt, in pochi fastidiosi mesi avr due bei sostituti rosa.
Be', meglio cos disse Anna. Era stata sul punto di offrirsi di pagare le sue cure, non sapendo come avrebbe poi fatto a farlo per davvero. Ebbe un moto di sollievo e vergogna. Hai sentito di nessun altro che era nel nostro gruppo? Non ho ancora avuto tempo per cercarli.
Gi disse Chris ridacchiando. L'ho saputo. Si  messa a fare incursioni mentre io me ne stavo a letto. Se avessi saputo che vi addestravano a far fuori terroristi modificati, da bambino sarei stato sicuramente pi attento in chiesa.
Mi sono nascosta da lei finch non ha avuto un attacco, e poi l'ho legata a una sedia. Niente di cos eroico.
Mi daranno una medaglia per essere caduto in un portellone di decompressione, sacrificando un braccio e una gamba per impedire che sette marinai rimanessero intrappolati in una zona compromessa della nave. In quel momento ero privo di sensi, ma non sembra avere importanza. Quella di eroe  un'etichetta che la maggior parte della gente si ritrova addosso per aver fatto cose che non farebbe mai se fosse stata lucida mentalmente.
Anna rise a quella frase. Ho riflettuto molto sullo stesso argomento, di recente. Chris torn a rilassarsi sulla sua pila di cuscini e con il capo le fece segno di continuare.
Parlo delle etichette. La gente dice che gli alieni sono malvagi perch ci fanno del male. Ma come possiamo saperlo, in assenza di un contesto?
Gi disse Chris. Se perdo un paio di arti ubriacandomi e cadendo in un trinciatore, sono un idiota. Se per perdo gli stessi arti perch mi capita di stare accanto al portellone quando la nave viene danneggiata, sono un eroe.
Pu darsi che sia semplicemente cos. Non saprei. Ho l'impressione che stia per succedere qualcosa di veramente importante, e stiamo tutti cercando di farci un'idea preconcetta prima del tempo.
Chris si gratt con fare assente il moncone della sua gamba sinistra, poi fece una smorfia. Tipo?
Abbiamo attraversato l'Anello per impedire a James Holden di parlare per primo con gli alieni. Ma  lo stesso uomo che ha aiutato a deviare Eros verso Venere invece di lasciare che distruggesse la Terra. Perch abbiamo dato per scontato che non si sarebbe comportato bene se fosse stato il primo essere umano che avessero incontrato gli alieni? E ora qualcosa ci ha colpito, ci ha portato via tutte le armi, ma non ci ha ucciso. Dovrebbe significare qualcosa. Di sicuro, qualcosa di talmente potente avrebbe potuto ucciderci con la stessa facilit con cui ci ha disarmato. E invece non l'ha fatto. Invece di cercare di capire cosa possa significare, ci concentriamo sul fatto che ci ha fatto male, e quindi la definiamo malvagia. Ho l'impressione che siamo come bambini in punizione, che pensano che la colpa sia dei genitori cattivi.
Avrebbero fermato le nostre navi per... cosa? Per calmarci? domand Chris.
Chi pu dirlo? disse Anna, stringendosi nelle spalle. Quello che so per certo, per,  che non stiamo facendo queste domande. Gli esseri umani fanno brutte cose, quando sono spaventati, e in questo momento siamo tutti molto spaventati.
Tara  morta disse Chris.
Anna si scav le meningi per cercare di ricordare chi fosse Tara. Chris not la sua incertezza e aggiunse: Sa, capelli biondi tagliati corti? Era una marine...
Oh, no rispose Anna, sentendo di nuovo le lacrime pungerle gli occhi. La sua marine arrabbiata era morta. Un intero futuro in cui avrebbe potuto lavorare con Tara per cercare la fonte della sua rabbia era svanito. Conversazioni che si era gi fatta in testa, percorsi interrogativi, l'anticipazione della soddisfazione che avrebbe provato nel vedere la marine che si apriva a lei... Tutto svanito, come se qualcuno avesse spento un interruttore. Era difficile non simpatizzare con il modo di vedere di Cortez. Dopotutto, gli alieni avevano ucciso un membro della sua congregazione, ora.
Forse non di proposito, per. E l'intento era importante. Altrimenti l'universo non poteva avere un senso, per lei.
Anna sper di essere riuscita a terminare la sua visita di cortesia senza sembrare troppo distratta. Dopodich and a cercare la tenda che le avevano assegnato e cerc di riposare. Non aveva motivo di pensare che sarebbe riuscita a dormire. Dopo che ebbe trovato il suo posto, Tilly Fagan apparve di fronte a lei. Anna alz le braccia per accoglierla ma, prima che potesse dire una singola parola, Tilly le gett entrambe le braccia al collo e la strinse a s fino a farle scricchiolare le costole. Tilly era sorprendentemente forte, per una donna tanto esile.
Ero furiosa con me stessa per averti permesso di andare disse, stringendola ancora pi forte e appoggiando tutto il suo peso su Anna. Era pesante. Si trovavano entrambe nel tamburo in rotazione. Ci voleva un po' per abituarcisi.
Quando Tilly allent finalmente la pressione, Anna disse: Credo che fossi... alterata.
Anche quello  stata colpa mia disse Tilly, e riprese a stringerla. Anna si rese conto che l'unica cosa da fare era sopportare, e accarezz la schiena di Tilly finch l'amica non si fu sfogata.
Dopo qualche istante, Tilly lasci andare Anna e fece un passo indietro, con gli occhi lucidi ma con un sorriso sul volto. Sono felice che tu non sia morta. Tutti gli altri passeggeri della Prince sono ultracorpi. Anna decise di non chiedere che cosa fosse un ultracorpo. La Behemoth  diventata il posto in cui stare continu Tilly. Se non escogitiamo un modo per cavarci da questa trappola, sar il posto in cui dureremo pi a lungo prima di morire. Il che lo rende il quartiere pi richiesto della zona lenta.
Be', ... importante.
Tilly scoppi a ridere. Tir fuori una sigaretta e se l'accese mentre camminavano. Allo sguardo allibito di Anna rispose: Si pu fare, qui dentro. Lo fanno un sacco di cinturiani. Sono ossessionati dai filtri dell'aria, e poi si riempiono per diletto i polmoni di particolati velenosi. Che cultura favolosa.
Anna sorrise e si scans il fumo dal viso con un gesto della mano.
Comunque sia disse Tilly, facendo finta di non notarlo. Ho preteso che mi facessero venire con la prima navetta. Sei riuscita a recuperare Holden?
Non l'ho trovato disse Anna. Solo il suo equipaggio. Ma credo che potrei aver salvato loro la vita.
All'inizio pens che l'espressione di Tilly si fosse raffreddata, ma non era del tutto esatto. Non era freddezza. Era dolore. Anna pos una mano sul braccio di Tilly.
C' qualcuno con cui vorrei che parlassi disse Tilly. E probabilmente la cosa non ti piacer ma devi farlo per me. Non ti chieder mai pi nient'altro, e vale per una vita di buone azioni.
Tutto quello che posso, per te.
Devi aiutare Claire.
Anna ebbe come l'impressione che nella stanza non ci fosse pi aria. Per un istante, sent di nuovo quelle grida dilanianti e i colpi che si riverberavano attraverso la porta chiusa dell'armadietto. Sent la voce di Chris che le diceva che Tara era morta. Rivide Cortez, e sent la nota di disperazione nella sua voce. Fece un respiro.
Va bene disse. Naturalmente.

33.

Bull

Deve tirarsi su disse la dottoressa Sterling. La rotazione aveva cambiato la forma del suo viso, tirandole gi le gote e i capelli. Sembrava pi anziana e familiare.
Pensavo che non dovessi muovermi replic Bull, con un colpo di tosse.
Quello era quando mi preoccupavo per la sua spina dorsale. Ora sono preoccupata per i suoi polmoni. Ha parecchie difficolt a espellere le secrezioni, e sono quasi propensa a definirla una mezza polmonite.
Star bene.
La gravit di rotazione non le servir a un granch, da sdraiato disse lei, con dei colpetti sulla spalla di Bull per dare enfasi alle sue parole. Deve tirarsi pi a sedere.
Bull serr i denti.
Non posso farlo disse. Non ho muscoli addominali. Non posso fare niente.
Ha un lettino orientabile disse la dottoressa, imperturbabile. Lo orienti. Stia il pi dritto possibile.
Ma non far ancora pi danni alla mia spina dorsale?
Possiamo metterle dei sostegni rispose lei. A ogni modo, senza gambe si sopravvive. Senza polmoni, no.
Il reparto medico era cambiato. Mettere in rotazione il tamburo aveva significato spogliare la nave di tutte quelle alterazioni che l'avevano trasformata da nave generazionale a vascello da guerra. Le postazioni mediche e le docce d'emergenza erano state girate di novanta gradi, pronte a essere usate in accelerazione o a non essere usate affatto. Quelli che, in tempi che sembravano ormai lontani, erano stati progettati come pavimenti erano stati trasformati in pareti, e ora erano di nuovo tornati a essere pavimenti. L'intera faccenda era una gigantesca esitazione. Un passo falso di acciaio industriale e materiale ceramico. Era come una cosa che si era rotta ed era ricresciuta male.
Far quel che posso disse Bull, stringendo i denti per trattenere un altro colpo di tosse. Se devo starmene seduto, posso almeno avere qualcosa che si possa muovere un po'? Sto cominciando a stancarmi di stare sempre nella stessa stanza.
Non lo consiglierei.
Ha intenzione di impedirmelo?
No.
Restarono in silenzio. Frustrazione e animosit rimanevano sospesi nell'aria tra loro. Nessuno dei due dormiva abbastanza. Entrambi si davano troppo da fare nel tentativo di tenere in vita gli altri. E non si rendevano facile la vita l'un l'altro.
Far quel che posso, dottoressa disse Bull. Come procede, l fuori?
La gente continua a morire. Sempre meno, per. A questo punto, quasi tutti i casi emersi sono stabili o deceduti. In questo momento  un po' la stessa cosa per tutti. Assistenza ai feriti e supporto logistico. Restare vigili per quanti abbiano riportato qualche ferita interna e che non abbiamo intercettato prima, e cercare di recuperarli prima del tracollo. Riposare, integrare fluidi, fare esercizi blandi e pregare.
Va bene disse Bull mentre il suo terminale trillava. Un'altra richiesta di collegamento. Dalla Hammurabi, la fregata marziana su cui era tenuto prigioniero il capitano Jim Holden.
E come procede dal canto suo? chiese la dottoressa Sterling. Aveva le labbra serrate. Sapeva gi la risposta. Bull us i controlli del suo lettino, modificando la sua posizione in qualcosa che assomigliava a una seduta. Sent la differenza nel proprio respiro ma, pi che altro, era pi difficile impedirsi di tossire.
Glielo sapr dire tra un minuto disse, e accett il collegamento. Sullo schermo apparve il capitano Jakande.
Capitano disse Bull, facendo di quel titolo un saluto.
Signor Baca rispose lei. Ho ricevuto il suo ultimo messaggio.
Immagino che non stia chiamando per organizzare il trasferimento del prigioniero e di quel che resta del suo equipaggio?
Lei non sorrise.
Volevo ringraziarla per lo scalo tecnico che ha approntato per la nostra squadra medica. Tuttavia, non intendiamo trasferire ulteriore personale a bordo del vostro vascello, n cedere il prigioniero alla vostra custodia.
Non ha sufficienti risorse per continuare a governare la sua nave. Non dispone pi nemmeno di un equipaggio minimo. Tra i feriti, il personale medico e il personale medico ferito, ho qui pi di due terzi dei suoi.
E per questo la ringrazio.
Quel che voglio dire  che le rimane un terzo o meno del suo equipaggio. State facendo turni doppi, forse tripli. La Terra sta ancora sgomitando per farsi trasferire Holden finch non avr risposto alle accuse per la distruzione della Seung Un. Non fece parola della confessione di Clarissa Mao. Quella era una carta che avrebbe potuto giocare in un altro momento. Alz una mano. Tutti noi abbiamo visto qualcuno di caro morire per colpa di qualcosa che non capiamo. Tutti noi siamo in lutto, in preda alla paura. Se non ci uniamo, qualcuno far qualcosa che rimpiangeremo tutti.
Il codice militare marziano richiede che...
Ho un'indagine aperta. Condivider con voi le informazioni che abbiamo ottenuto. Ce ne sono di maledettamente interessanti.
Qualcosa gli si smosse nel petto, e si ritrov a tossire cos forte che non riusciva n a parlare, n ad ascoltare. Un grumo di catarro gli riemp la bocca e si sporse in avanti, aiutandosi con le braccia, per sputarlo. Forse quella posizione da seduto era davvero efficace, in fondo.
Il codice militare marziano proibisce la cessione di prigionieri a eccezione degli scambi autorizzati dal governo. Non possiamo parlare con il comando marziano, per cui non abbiamo l'autorizzazione per fare alcunch.
Potreste arrendervi a me.
Stavolta la donna rise. La sua facciata di contegno militare scricchiol.
Mi piacerebbe. Cos potrei farmi un turno intero di sonno. Ma quella scatola di latta in cui vi trovate non potrebbe mai sconfiggerci, anche se potessimo combattere.
Ma non possiamo, per cui siamo ridotti a qualche scaramuccia verbale. Grazie per la chiamata disse Bull. Far sapere al capitano che non se ne fa niente. Per lasci che le chieda una cosa: che cosa farete quando la Terra invier da voi un paio di dozzine di marine armati di fiamme ossidriche e coltelli da cucina?
Combatteremo con fiamme ossidriche e coltelli da cucina rispose lei. Qui la Hammurabi. Passo e chiudo.
Bull fiss lo schermo opaco in standby per mezzo minuto prima di metterlo gi. Avrebbe dovuto dirlo a Pa, ma la cosa non lo entusiasmava. Lei aveva gi il suo bel da fare per coordinare tutto ci che Bull non poteva fare, intrappolato com'era nel reparto medico.
Non importava quale fosse la fedina penale di Holden su Marte e sulla Terra, non importava quante persone avessero colpa per le azioni di cui era accusato. Era soltanto un pretesto. Holden era l'unica persona non coperta da accordi militari che poteva essere interrogata su cosa ci fosse su quella stazione aliena. La Terra lo voleva. L'APE lo voleva. Marte lo teneva prigioniero, e non voleva cederlo, non fosse stato altro che per la gioia di avere qualcosa che tutti gli altri volevano.
E, prima o poi, qualche marziano con troppo stress addosso e troppe poche ore di sonno e che pensava che Holden fosse responsabile per averli trascinati tutti attraverso l'Anello, si sarebbe vendicato per un'amante o un amico che ci aveva rimesso la vita. Bull si gratt il collo, i peli ispidi sotto la punta delle dita. Il suo corpo, vuoto, era disteso di fronte a lui in quel terzo di gravit.
Bull?
Alz lo sguardo. L'infermiere sembrava, se possibile, ancora pi stanco della dottoressa.
Ha un paio di visitatori, se se la sente disse l'uomo.
Dipende. Di chi si tratta?
Prete rispose quello. Bull ci mise un paio di secondi per rendersi conto che non era un nome ma una carica.
La russa, dalla Rocinante?
L'infermiere scosse la testa. Il politico. Cortez.
Che vuole?
Per quanto ne so io, salvarle l'anima. Parla di cose come proteggere l'umanit dal diavolo. Credo che voglia che lei lo aiuti a farlo.
Gli dica di parlare con Serge, all'ufficio della sicurezza. Chi altro vuole scocciarmi?
L'espressione dell'infermiere cambi. Per un istante, Bull non riusc a capire che cosa avesse di strano, poi si rese conto che era la prima volta che lo vedeva sorridere.
Qualcuno le ha portato un regalino disse l'infermiere. Poi si sporse dietro, nel corridoio. Okay. Entrate pure.
Bull toss di nuovo, tirando su altro catarro. Sam apparve sulla soglia con un gran sorriso in volto. Alle sue spalle, due tecnici trasportavano una cassa di plastica blu talmente grande da potercela infilare dentro.
Rosenberg? Si  messa a perdere tempo invece di riparare la mia nave?
Ti manca ancora un ammutinamento prima che diventi la tua nave disse Sam. E... s, quando l'equipaggio ha saputo di quello che  successo tra te e Ashford, alcuni di noi hanno pensato di farti un regalino.
Bull si spost, poi si riprese al volo. Era cos abituato ad avere i muscoli del tronco come sostegno, che ogni volta che cominciava a cadere era un po' una sorpresa. Ecco una delle cose che gli mancavano dell'assenza di gravit. Sam non ci fece caso, o fece finta di non vederlo. Si fece da parte e pos una mano sulla maniglia di apertura della cassa come un prestidigitatore sul punto di svelare un'illusione. Sulla soglia apparve la dottoressa Sterling, con un sorriso scaltro che le aleggiava sulle labbra. Bull ebbe la sgradevole sensazione di arrivare alla sua festa a sorpresa.
Mi state mettendo a disagio disse.
Ti stai facendo furbo disse Sam. Pronto?
Ehm, non credo.
La cassa si apr. Il mech al suo interno sembrava complicato, tozzo e tarchiato. Bull scoppi a ridere, non riuscendo a pensare a niente da dire.
 un robot di sollevamento standard disse Sam. Abbiamo scavato via una parte del rinforzo e l'abbiamo sostituito con un'ortosi in TLS che mi hanno dato i tecnici medici. Abbiamo scambiato gli attivatori delle gambe con un semplice controllo joystick. Non ci potrai ballare, e per il vasino ti servir ancora una mano, ma perlomeno non resterai incastrato a letto. Non  comodo come una sedia a rotelle di lusso, ma ti porter dovunque tu voglia andare a bordo della nave, facilmente accessibile o meno.
Bull pens di essere sul punto di tossire di nuovo finch non sent le lacrime salirgli agli occhi.
Ah, diavolo... Sam.
Niente ringraziamenti, bambinone. Vediamo di metterti l dentro e di sistemare le piastre di supporto.
Sam lo prese per una spalla, l'infermiere dall'altra parte. La sensazione di essere trasportato era strana. Bull non si ricordava dell'ultima volta che qualcuno l'aveva sollevato. Il tutore all'interno del mech era come un busto, e Sam aveva sistemato delle cinghie a strappo lungo i montanti del robot per impedire alle gambe di Bull di ballonzolare. Era l'inverso del meccanismo normale: invece di muovere le gambe per muovere il mech, Bull avrebbe usato il mech per muovere le gambe. Per la prima volta dalla catastrofe, Bull avanz camminando lungo il breve corridoio che lo separava dal reparto generale. Sam gli stava accanto con gli occhi fissi sul meccanismo, come una mamma oca che portasse i suoi piccoli a nuotare per la prima volta. La sensazione che ci fosse qualcosa di sbagliato non lo abbandon, ma si affievol.
L c'erano i feriti pi gravi di tutte e tre le parti, uomini e donne, cinturiani, terrestri e marziani. Un uomo calvo con la pelle di un colorito giallo malsano faceva fatica a respirare; una donna cos giovane che Bull non riusciva a credere che non fosse una bambina giaceva quasi nuda sul lettino, con la maggior parte del corpo devastata da ustioni e uno sguardo distante negli occhi; un uomo robusto con una barba da profeta del Vecchio Testamento e peloso quanto una scimmia gemeva e si agitava nel sonno della sedazione. Sui camici di plastica usa e getta non c'erano segni di appartenenza a nessuna parte specifica. Erano solo persone, ed erano sulla sua nave, per cui era la sua gente.
Alla fine del corridoio, Corin era in piedi di fronte a una porta, con la pistola al fianco. Il suo saluto era tra il serio e il faceto.
Macht furbo, capo disse. Le dona.
Grazie disse Bull.
 qui per vedere i prigionieri?
Sicuro rispose Bull. Non aveva avuto intenzione di andare in nessun posto in particolare ma, visto che poteva andarci, ci sarebbe andato. Il settore dei detenuti era pi piccolo ma, a parte quell'unica guardia all'ingresso, non c'era nessun segno che i pazienti l fossero diversi dagli altri. Prigionieri era una parola forte. Nessuno di loro era vincolato legalmente. Quei feriti andavano dai civili di maggiore importanza provenienti dalla Terra ai militari di pi alto rango provenienti da Marte. Chiunque Bull avesse pensato che sarebbe potuto tornare particolarmente utile, prima o poi. Tutti e dodici i letti erano pieni.
Come ti sembra? gli chiese Sam.
Mi pare che tiri leggermente a destra disse Bull.
Gi, pensavo che magari...
Una voce giunse dal letto pi lontano, debole e spaesata ma inconfondibile: Sam?
Sam spost di scatto l'attenzione verso il fondo della sala e fece un paio di passi esitanti verso la donna che aveva parlato.
Naomi? Oh, cristo santo, tesoro... Che ti  successo?
Ho fatto a botte disse l'ufficiale in seconda della Rocinante con labbra livide e spaccate. Le ho fatto il culo.
Conosci Nagata? chiese Bull.
Dai brutti tempi andati disse Sam, prendendole la mano. Siamo state compagne di stanza per sei giorni, quando lei e Jim Holden avevano litigato.
Dov'... disse Naomi. Dov' il mio equipaggio?
Sono qui disse Bull, manovrando il mech per avvicinarsi a lei. Tutti tranne Holden.
Stanno bene?
Sono stato meglio disse un uomo un po' grassoccio con una calvizie incipiente e la pelle color biscotto. Aveva la calata tipica della Mariner Valley su Marte, o del Texas occidentale sulla Terra. Difficile capire le differenze.
Alex esclam Naomi. Dov' Amos?
Nel letto accanto disse Alex. Ha dormito un sacco. Comunque sia... Che  successo? Siamo in arresto?
C' stato un incidente disse Bull. In molti sono rimasti feriti.
Ma non siamo in arresto insistette Alex.
No.
Be', allora va bene.
Sul suo lettino, Naomi Nagata si era visibilmente tranquillizzata. Sapere che il suo equipaggio era vivo e insieme a lei sembrava rivestire una grande importanza per quella donna. Bull archivi l'informazione nel caso potesse tornargli utile in futuro.
La donna che l'ha aggredita  in arresto disse Bull.
 colpa sua. La bomba... disse Naomi.
Stiamo controllando replic lui, cercando di usare un tono rassicurante. Un altro colpo di tosse rovin l'effetto.
Naomi si accigli, ricordando qualcosa. Bull desider di poterle prendere l'altra mano. Per costruire un minimo rapporto. Il mech era un buon modo per andarsene in giro, ma in certi casi poteva essere una limitazione.
Jim? chiese Naomi.
Il capitano Holden  stato preso in custodia dalla marina militare marziana disse Bull. Sto cercando di negoziare il suo rilascio ma, finora, senza grandi risultati.
Naomi sorrise come se le avesse dato una buona notizia e annu. I suoi occhi si chiusero.
E Miller?
Chi? chiese Bull, ma Naomi era gi addormentata. Sam si spost verso il lettino di Alex e Bull la raggiunse per osservare dall'alto il meccanico addormentato della Rocinante. Amos Burton. Erano un gruppo piuttosto striminzito, ben troppo piccolo per poter gestire in sicurezza una nave come la loro. Forse Jakande avrebbe potuto beneficiare di qualche consiglio da parte loro.
Finch non avesse avuto Holden, sarebbero stati in svantaggio. Quell'uomo era un simbolo, e creare la calma quando non c'era ragione di stare calmi era tutta una questione di simboli. Il capitano Jakande non si sarebbe piegata, perch, se l'avesse fatto, sarebbe stata portata di fronte alla corte marziale quando fossero tornati da l. Se mai fossero tornati da l. A Bull non piaceva la sua scelta, ma la capiva. Se si fossero trovati in qualsiasi altro luogo che non fosse la zona lenta, sarebbero stati tutti impegnati a tirarsi sciabolate e a snudare le zanne. E invece, tutto quello che potevano fare era parlare...
Bull si sent la bocca secca. Sam aveva ancora lo sguardo fisso sul letto di Naomi Nagata, con espressione rabbiosa e addolorata.
Sam disse Bull. Hai un minuto?
Lei alz lo sguardo e annu. Bull armeggi con il joystick e il mech si gir goffamente su s stesso. Lo riport oltre la porta di accesso e fin nella sua stanza privata. Quando ci arrivarono, l'espressione di Sam si era fatta curiosa. Bull chiuse la porta, tossendo. Si sentiva la testa leggera e il cuore gli martellava furiosamente in petto. Non sapeva se fosse paura, eccitazione, o il fatto di essere in verticale per la prima volta da quando aveva attraversato l'Anello.
Che succede, capo?
Il laser per le comunicazioni disse Bull. Diciamo che voglio trasformarlo in un'arma. Quanta potenza possiamo farci passare attraverso?
Il cipiglio di Sam era qualcosa di pi che un ingegnere impegnato in complicati calcoli mentali. La gravit di rotazione la faceva sembrare pi vecchia. O forse era quello che succedeva alla gente quando veniva sprofondata in un bagno di morte e terrore.
Posso renderlo rovente quanto il nucleo di una stella per una frazione di secondo disse Sam. Per fonderebbe di brutto quel lato della nave.
Qual  il meglio che possiamo fare per ottenere, diciamo... almeno tre colpi senza far fondere tutta la nave?
Il laser  gi in grado di perforare la scocca di una nave, con un po' di pazienza. Forse posso fargli impiegare un po' meno tempo.
Mettiti in moto, allora.
Sam scosse la testa.
Che c'? chiese Bull.
Quella grossa palla fluorescente laggi  in grado di modificare i valori di inerzia quando si sente minacciata. Non me la sento di provare a trasformare la luce in un'arma. Dico sul serio. Che succederebbe se decidesse di bloccare tutti i fotoni, o roba del genere?
Se ce l'abbiamo, non avremo bisogno di usarlo.
Sam scosse di nuovo la testa.
Non posso farti questo favore, Bull.
E che ne dici del capitano? Lo faresti per un cinturiano?
Le guance di Sam avvamparono. Poteva essere imbarazzo, o rabbia.
Questo  un colpo basso.
Scusami. Ma lo accetteresti se fosse un ordine diretto del capitano Pa?
Da lei, s. Ma non perch  una cinturiana. Perch  il capitano, e perch mi fido del suo giudizio.
Pi del mio.
Sam alz le mani in una scrollata di spalle cinturiana.
L'ultima volta che ho fatto esattamente quello che mi dicevi di fare, mi sono ritrovata agli arresti domiciliari.
Bull doveva riconoscerglielo. Armeggi per estirpare il braccio fuori dal mech, raccolse il terminale palmare e invi una richiesta di collegamento prioritario a Pa. Il capitano l'accett quasi immediatamente. Anche lei sembrava pi vecchia, consumata, solida e sicura. La crisi le donava.
Signor Baca disse. A che punto siamo?
Il capitano Jakande non ha intenzione di trasbordare i suoi uomini qui da noi, anche se sanno perfettamente che sarebbe la cosa migliore. E non ci ceder Holden.
E va bene disse Pa. Be', ci abbiamo provato.
Per potrebbe arrendersi a lei disse Bull. E a me pare che sarebbe molto pi facile essere lo sceriffo se riusciamo a ottenere l'unica arma di tutta la zona lenta.
Pa inclin il capo.
Vada avanti disse.

34.

Clarissa

Le guardie venivano, portando micragnose razioni di proteine commestibili e bottigliette d'acqua dosate, accompagnavano i prigionieri al bagno di testa con le pistole spianate e poi li riportavano in cella. Per la maggior parte del tempo, Clarissa se ne stava sdraiata, distesa, sul pavimento, canticchiando vecchie melodie tra s e s e disegnando sulla pelle delle sue braccia - graffi bianchi di unghie. La noia sarebbe stata soverchiante se l'avesse sentita, ma sembrava essersi completamente distaccata dal tempo.
Gli unici momenti in cui piangeva erano quelli in cui pensava all'omicidio di Ren e quando ricordava suo padre. Le uniche cose che aspettava erano un'altra visita da parte di Tilly o del suo misterioso amico, e la morte.
La donna fu la prima a giungere e, quando lo fece, Clarissa la riconobbe. Con i capelli rossi tirati gi dalla gravit di rotazione, il suo viso pareva pi dolce, ma gli occhi erano indimenticabili. La donna che aveva incontrato nella cambusa della Thomas Prince. E poi, pi avanti, nella Rocinante. Anna. Aveva detto a Naomi di chiamarsi Anna.
L'ennesima persona che Clarissa aveva cercato di uccidere.
Ho ricevuto l'autorizzazione di parlare con lei disse Anna. La guardia, un uomo dal viso largo con una cicatrice sul braccio che portava come una decorazione, incroci le braccia.
 qui, si no? Parli pure.
Assolutamente no disse Anna.  una conversazione privata. Non posso parlarle di fronte ad altri.
Non pu parlarle da nessun'altra parte replic la guardia. Lo sa quanta gente ha ammazzato questa coya? Si  fatta mettere degli impianti.  pericolosa.
Lo sa gi disse Clarissa, e Anna le rivolse un sorriso come se avessero condiviso una battuta. Una sensazione di disagio gel lo stomaco di Clarissa. C'era qualcosa di minaccioso in una donna che poteva tollerare il fatto di essere aggredita e trattarlo come se fosse una sorta di complice intimit. Clarissa si chiese se davvero volesse parlare con lei, dopotutto.
 il rischio che sono venuta a correre disse Anna. Ci pu trovare un posto, una... una stanza per gli interrogatori, magari. Ne avete, giusto?
La postura della guardia si fece pi pesante su fianchi e ginocchia, inamovibile.
Pu stare qui finch il sole non si spegne disse. Quella porta rester chiusa.
Va bene disse Clarissa.
No, non va bene disse Anna. Sono il suo sacerdote, e le cose di cui dobbiamo parlare sono private. Per favore, apra la porta e ci conduca in un luogo in cui possiamo parlare.
Jojo disse il capitano in fondo al corridoio. Ashford. Cos si chiamava. Va tutto bene. Pu metterli nel congelatore per la carne. Non  in funzione, e si chiude dall'esterno.
Cos ottengo una sacerdotessa morta, ano sa?
Credo che non sar cos replic Anna.
E allora crede alle fatine del vuoto disse la guardia, sbloccando per la porta della cella. Le sbarre si aprirono. Clarissa esit. Tra la guardia e la sacerdotessa, il capitano Ashford la osservava, sbirciando attraverso le sbarre per riuscire a vederla. Aveva bisogno di rasarsi e sembrava che avesse pianto. Per un istante, Clarissa afferr le fredde sbarre di acciaio della sua cella. L'istinto di richiuderle, di rintanarsi, era quasi soverchiante.
Va tutto bene disse Anna.
Clarissa lasci la porta e usc fuori. La guardia estrasse la pistola e gliela premette sulla nuca. Anna sembr addolorata. L'espressione del capitano Ashford non cambi di un millimetro.
 proprio necessario? chiese Anna.
Impianti disse la guardia, e spinse Clarissa per farla avanzare. Lei cammin.
Il congelatore era caldo e pi grande della cambusa della Cerisier. Strisce di metallo correvano lungo il pavimento, il soffitto e due pareti, provviste di tacche ogni pochi centimetri per permettere ai coloni mormoni che non erano mai partiti di installare pareti e paratie al loro posto. In effetti aveva senso che i cubicoli veterinari che ora fungevano da prigione fossero stati messi vicino al mattatoio. Dure luci bianche si riversavano nella stanza da LED incassati a parete, dirette e senza niente che le ammorbidisse, disegnando ombre severe.
Torner tra quindici minuti disse la guardia mentre spingeva Clarissa attraverso la soglia. Se vedo qualcosa di strano, ti sparo.
Grazie per averci concesso un po' di privacy disse Anna, entrando alle spalle di Clarissa. La porta si richiuse. La serratura che scattava pareva quella delle porte dell'inferno. Le luci vacillarono e il primo pensiero che balugin nella mente di Clarissa, carico di disapprovazione fu: Non bisognerebbe collegare il magnete della serratura allo stesso circuito del pannello di controllo. Era come un cimelio da una vita precedente.
Anna riordin le idee, sorrise, e le porse la mano.
Ci siamo gi incontrate disse ma non ci siamo mai presentate propriamente. Mi chiamo Anna.
Una vita di buone maniere accett la mano tesa per conto di Clarissa. Le dita della donna erano molto calde.
Il mio sacerdote? disse Clarissa.
Mi spiace per quello disse Anna. Non volevo sembrare supponente. Mi stavo innervosendo, e ho cercato di fare leva sull'autorit.
Conosco persone che fanno di peggio, quando s'innervosiscono.
Clarissa lasci andare la mano della donna.
Sono un'amica di Tilly. Mi ha aiutato dopo l'incidente della nave. Ero ferita e scombussolata, e mi ha aiutato disse l'altra.
 brava a farlo.
Conosceva anche tua sorella. Tuo padre. La tua intera famiglia disse Anna, poi serr le labbra impaziente. Vorrei che ci avessero dato delle sedie. Ho l'impressione di essere in piedi alla fermata dell'autobus.
Anna fece un respiro profondo, sfogandolo dal naso, poi si sedette in mezzo alla stanza a gambe incrociate. Diede una pacca al rivestimento metallico del pavimento accanto a s. Clarissa esit, poi si abbass per sedersi. Fu sommersa dal ricordo di quando aveva cinque anni, e si sedeva su un tappeto all'asilo.
Cos va meglio disse Anna. Allora, Tilly mi ha parlato molto di te.  preoccupata.
Clarissa inclin il capo. Per la forma, sembravano parole a cui dover rispondere. Sent il bisogno di parlare e non riusc a immaginare cosa dire. Dopo un istante Anna prov di nuovo, senza farla sembrare un'esortazione.
Anch'io sono preoccupata per te.
Perch?
Gli occhi di Anna si fecero distanti. Per un istante parve avere una qualche conversazione interna. Solo per un istante. Si chin in avanti, con le mani giunte.
Non ti ho aiutata prima. Ti ho vista appena prima che la Seung Un esplodesse disse. Appena prima che facessi detonare la bomba.
Era gi troppo tardi disse Clarissa. Ren era gi stato ucciso. Non avrebbe potuto impedirlo.
Hai ragione disse Anna. Ma non  l'unico motivo per cui sono qui. Ho anche... Perso qualcuno. Quando tutte le navi si sono bloccate, ho perso qualcuno.
Qualcuno a cui teneva disse Clarissa. A cui voleva bene.
Qualcuno che conoscevo a malapena, ma  stata una vera perdita. E poi avevo paura di te. Ho paura di te. Ma Tilly mi ha molto parlato di te, e mi ha aiutato a superare parte delle mie paure.
Non tutte?
No. Non tutte.
Ci fu un tonfo nelle profondit della struttura della nave, e l'intera stanza intorno a loro mand un'eco che si protrasse per un istante come il rintocco molto, molto lontano di una gigantesca campana.
Potrei ucciderla disse Clarissa. Prima che riaprano la porta.
Lo so. L'ho visto.
Clarissa allung una mano e pos il palmo sul metallo intaccato. La finitura era liscia e il metallo freddo.
Vuole una confessione, quindi? disse.
Se vuoi offrirmela, s.
L'ho fatto disse Clarissa. Ho sabotato la Rocinante e la Seung Un. Ho ucciso Ren. Ho ucciso altra gente sulla Terra. Ho mentito sulla mia identit. Ho fatto tutto io. Sono colpevole.
Va bene.
Abbiamo finito?
Anna si gratt il naso e sospir. Sono venuta fin qui, fino all'Anello, anche se mia moglie era furiosa. Anche se significava non vedere la mia bambina per mesi. Mi sono detta che volevo venire a vedere com'era. Che volevo aiutare la gente a dargli un senso, qualunque cosa fosse, a non esserne spaventata. Tu sei venuta qui per... salvare tuo padre. Per redimerlo.
 questo che le ha detto Tilly?
Non in termini altrettanto educati.
Clarissa toss una risata. Tutto quello che avrebbe potuto dire le pareva trito e ritrito. Peggio ancora, le pareva ingenuo e stupido. Jim Holden ha distrutto la mia famiglia. E volevo che mio padre fosse orgoglioso di me. E ancora: mi sbagliavo.
Ho fatto quello che ho fatto disse Clarissa. Pu dir loro cos. A quelli della sicurezza. Pu dire loro che ho confessato ogni cosa.
Se  quello che vuoi. Glielo dir.
S.  quello che voglio.
Perch hai cercato di uccidere Naomi?
Volevo ammazzarli tutti disse Clarissa, e ogni parola era difficile da pronunciare, come se fossero troppo grandi per poterle tirare fuori dalla gola. Erano una parte di lui, e io volevo che lui non fosse. Volevo che non esistesse pi. Volevo che tutti sapessero che  un uomo malvagio.
Lo vuoi ancora?
Non m'importa pi disse Clarissa. Pu dirglielo.
E Naomi? La vedr presto. C' qualcosa di particolare che vuoi che le dica?
Clarissa ricord il viso della donna, contuso e sanguinante. Flett la mano, sentendo il guanto del mech sotto le dita. Sarebbe stato un attimo spezzare il collo di quella donna, sarebbe bastata una pressione lieve come una piuma. Si chiese perch non l'avesse fatto. La differenza tra assaporare il momento ed esitare si agit in fondo alla sua mente, e la sua memoria avall entrambe le ipotesi. O nessuna delle due.
Le dica che spero che si rimetta presto.
Lo speri davvero?
Intende chiedere se il mio  solo un gesto di cortesia? disse Clarissa. Le dica quel che vuole. Non m'importa.
Va bene disse Anna. Posso farti una domanda?
Posso fermarla?
S.
Il silenzio non dur pi di tre lunghi respiri.
Pu farmi una domanda.
Desideri la redenzione?
Non credo in Dio.
Desideri la redenzione al di l dell'esistenza di Dio, allora? Se potesse esserci perdono, per te, potresti accettarlo?
Una sensazione di oltraggio si form nello stomaco di Clarissa e le sbocci nel petto. Le incurv le labbra e le aggrott le sopracciglia. Per la prima volta da quando aveva perso i sensi, cercando di farsi largo a pugni attraverso la porta dell'armadietto della Rocinante, si ricord cosa fosse la rabbia. Quanto fosse grande.
Perch dovrei essere perdonata? Ho fatto quello che ho fatto. Tutto qui.
Ma se...
Che razza di giustizia sarebbe? Oh, hai ammazzato Ren ma adesso ti dispiace, per cui  tutto a posto'? Fanculo. E se  cos che funziona il suo Dio, fanculo anche a lui.
La porta del congelatore sferragli. Clarissa alz gli occhi, infastidita da quel tempismo e poi rendendosi conto che dovevano averla sentita gridare. Stavano venendo a salvare la sacerdotessa. Richiuse le mani a pugno e le fiss. L'avrebbero riportata in cella. Sent nello stomaco e nella gola quanto poco le piacesse l'idea.
Va tutto bene disse Anna, mentre la guardia entrava nel congelatore puntando l'arma su Clarissa. Stiamo bene.
Non  quello disse la guardia. Aveva uno sguardo attento e concentrato. Spaventato. Il tempo  scaduto. L'incontro finisce qui.
Anna rivolse a Clarissa uno sguardo carico di frustrazione. Non per lei, ma per quella situazione. Per non poter avere tutto come l'avrebbe voluto. Clarissa ebbe un piccolo moto di simpatia.
Mi piacerebbe parlare di nuovo con te disse Anna. Se per te va bene.
Sa dove abito disse Clarissa stringendosi nelle spalle. Non esco un granch.

35.

Anna

Bull non era in ufficio quando arriv sul posto. Una giovane muscolosa con una grossa pistola al fianco fece spallucce quando Anna le chiese se poteva aspettarlo l, poi la ignor e continu a lavorare. Uno schermo a parete era sintonizzato sul canale di Radio Zona Lenta Libera, dove una giovane terrestre si sporgeva verso Monica Stewart, intento a parlare con trasporto. La sua pelle era di un rosa acceso che non sembrava essere il suo colorito naturale. Anna pens che sembrava scorticato.
Il mio impegno per l'autonomia delle zone d'interesse condiviso del Brasile non  cambiato affatto disse. Semmai, sento di averlo fortificato.
Fortificato come? chiese Monica. Sembrava realmente interessata a saperlo. Era un dono. L'uomo scorticato gesticol con la punta delle dita. Anna era sicura di averlo visto sulla Thomas Prince ma, per quanto si sforzasse, non riusciva a ricordare il suo nome. Aveva la vaga sensazione che fosse un pittore. Una specie di artista, comunque.
Siamo tutti cambiati disse lui. Venendo qui. Attraversando le prove che stiamo attraversando, tutti noi siamo stati cambiati. Quando torneremo, nessuno di noi sar quello che era prima. La tragedia, la perdita e questo senso di stupore cambia il significato dell'essere umani. Capite che intendo?
Stranamente, Anna pens che lo capiva.
Essere una sacerdotessa significava essere in mezzo alle vite delle persone. Anna aveva assistito membri della sua congregazione, aveva presieduto ai loro matrimoni, battezzato i loro bambini e, in un caso straziante, aveva presieduto al funerale di un neonato, un anno dopo l'unione. I membri della congregazione la includevano nella maggior parte degli eventi pi importanti delle loro vite. Era abituata, e in generale amava il profondo legame con le persone che questo veniva a creare. Tracciare il corso di una vita significava fare una mappa del modo in cui ogni evento cambiava le persone, lasciando qualcuno di diverso dall'altra parte. Dopo aver attraversato l'Anello e le tragedie che ne erano conseguite, nessuno di loro sarebbe pi stato lo stesso.
L'esodo dal resto della flotta verso la Behemoth era in pieno svolgimento. Le tendopoli si estendevano lungo la superficie curva interna del tamburo come fiori selvatici su un campo di terra piana e color dell'acciaio. Anna aveva visto cinturiani dinoccolati aiutare a trasportare terrestri feriti gi dai carrelli di soccorso, utilizzare flebo e altre strumentazioni mediche, sprimacciare cuscini e tamponare fronti madide di sudore. Interni ed esterni scaricavano casse in gruppi misti senza sollevare obiezioni. Anna non poteva che sentirsene rincuorata, perfino di fronte al recente disastro. Poteva darsi che servisse una tragedia vera per unirli tutti, ma era successo. Erano uniti. E in questo c'era speranza.
Se solo avessero potuto trovare un modo per farlo senza tutto quel sangue e quelle grida...
Il suo lavoro  stato criticato disse Monica Stuart. L'accusano di incitare alla violenza.
L'uomo scorticato annu.
Un tempo avrei rigettato questa accusa disse. Ma sono giunto alla conclusione che, tutto sommato, potrebbe avere un fondamento. Credo che, quando torneremo a casa, corregger il tiro.
Per via dell'Anello?
E per la zona lenta. Per quello che  successo qui.
Incoraggerebbe altri artisti politicamente impegnati a venire qui?
Assolutamente s.
Chris, il suo giovane ufficiale, aveva richiesto di organizzare messe per gruppi misti a bordo della Behemoth. In prima battuta, Anna aveva pensato che intendesse tra confessioni diverse, ma era uscito fuori che il marine parlava di un unico gruppo confessionale con terrestri, marziani e cinturiani. Misto, come se Dio dividesse le persone per categorie, secondo la gravit in cui erano cresciute. E Anna si era resa conto che non esisteva niente di simile a un gruppo confessionale misto'. A prescindere dal loro aspetto, o da come sceglievano di chiamare Dio, quando le persone si riunivano in gruppo per pregare il Signore, erano una cosa sola. Anche se non ci fosse stato nessun Dio, un Dio unico, o molti di, non aveva importanza. Fede, speranza e amore,' aveva scritto Paolo ma la pi grande di esse  l'amore'. La fede e la speranza erano molto importanti per Anna. Ora per capiva le parole di Paolo come prima non poteva fare. L'amore non aveva bisogno di nient'altro. Non aveva bisogno di un credo comune, o di una comune identit. Anna pens alla sua bambina e sent una fitta di desiderio e solitudine. Riusciva quasi a sentire Nami tra le sue braccia, a percepire quel profumo intossicante sulla sua testolina. Nono l'ugandese e Anna la russa si erano fuse e avevano creato Nami. Non era un mlange, niente di cos elementare. Era pi della semplice somma delle parti e delle origini. Era una cosa nuova, individuale e unica.
Nessun gruppo misto, dunque. Solo un gruppo. Una cosa nuova, perfetta e unica. Non poteva immaginare come Dio potesse vederla altrimenti. Anna era piuttosto sicura di avere gi pronto il suo primo sermone. Era a met della stesura della prima bozza del suo sermone Non esistono gruppi misti agli occhi del Signore sul suo terminale palmare, quando Bull entr dalla porta, con le gambe meccaniche che ronzavano e picchiavano sorde sul pavimento a ogni passo. Anna pens che il mech conferisse a Bull ancor pi solennit di quanta non ne avesse prima. Si muoveva con una rigidit dettata da necessit meccaniche, ma che poteva facilmente essere scambiata per formalit. Il ronzio elettrico della macchina e il tonfo pesante dei suoi passi erano come un araldo che ne annunciava l'arrivo.
Anna immagin l'imbarazzo che avrebbe provato Bull se glielo avesse detto, e ridacchi tra s e s.
Bull era intento a parlare con un suo sottoposto, e non l'aveva nemmeno notata. Non m'importa cosa ne pensano, Serge. L'accordo era niente personale armato a bordo della nave. Anche se non avessero un casino di pistole impiantate nell'esoscheletro, quelle tute sarebbero comunque delle armi. Confiscagli l'attrezzatura o buttali fuori bordo, dannazione.
S, jefe gli rispose l'uomo che lo accompagnava. Confiscargliele come, sa sa? Con l'apriscatole?
Soggiogali con il tuo fascino, quei bastardi. Se non riusciamo a fargli fare niente adesso, quando siamo tutti amici, che cosa faremo quando decideranno che non siamo pi amici? Se quattro marine in corazza da ricognizione decidono che questa  la loro nave, di fatto diventa loro, cazzo. Quindi togliamo loro la corazza prima che possano farlo. Quella roba non voglio nemmeno vederla nel tamburo. Chiudila a chiave nel ponte di armeria.
Serge sembr profondamente infelice per quel compito. Un aiutino, magari?
Prendine quanti ne vuoi, ma se non ti servono non farai altro che far incazzare i marine e, in quel caso, non ti saranno davvero di nessun aiuto.
Serge esit un momento, a bocca aperta, poi la richiuse di scatto e se ne and. Bull not Anna per la prima volta e disse: Che cosa posso fare per lei, reverenda?
Mi chiami pure Anna, la prego. Sono venuta per parlare di Clarissa Mao rispose lei.
Se non  il suo avvocato o la sua rappresentante sindacale...
Sono il suo sacerdote. Cosa ne sar di lei, ora?
Bull sospir di nuovo. Ha confessato di aver fatto saltare in aria una nave. Non potr venirle niente di buono, ormai.
Si dice che lei abbia espulso un uomo dal portellone per aver spacciato droga. Che lei sia un uomo duro. Freddo.
Ah, s? reag Bull. Anna non seppe dire se la sorpresa nel suo tono di voce fosse autentico o sarcastico.
La prego, non la uccida disse lei, avvicinandosi a lui e guardandolo dritto negli occhi. E non permetta che qualcun altro la uccida.
Perch no? Il modo in cui lo disse non era n una sfida n una minaccia. Era come se davvero non conoscesse la risposta a quella domanda, e si stesse interrogando. Anna deglut la sua paura.
Non posso aiutarla, da morta.
Senza offesa, ma non  un mio problema.
Pensavo che lei fosse la legge e l'ordine, qui.
Miro all'ordine, pi che altro.
Merita di avere un processo, e, se tutti sanno quello che lei sa di lei, non ci arriver. Si rivolteranno. La uccideranno. Perlomeno mi aiuti a farle ottenere un processo.
L'omone sospir.  in cerca di un processo, o di un modo per guadagnare tempo?
Guadagnare tempo rispose Anna.
Bull annu, soppesando qualcosa nella sua mente, poi le fece segno di precederlo nel suo ufficio. Dopo che lei si fu accomodata accanto alla scrivania malconcia, il capo della sicurezza si mosse pesantemente in quello spazio esiguo per preparare una caraffa di caff. Sembr stravagante, considerando il razionamento idrico appena entrato in vigore, poi per Anna si ricord che Bull era diventato la seconda persona pi potente di tutta la zona lenta. I privilegi del rango...
Lei non voleva caff ma accett la tazza che le veniva offerta per consentire a Bull un momento di generosit. Generosit ora poteva portare ad altra generosit pi avanti, quando avrebbe chiesto qualcosa che voleva davvero.
Quando Holden comincer a dire in giro chi  stato a sabotare veramente la Seung Un - e stiamo parlando di Jim Holden, per cui lo far - quelli delle Nazioni Unite cominceranno a chiederci Clarissa. E se in cambio mi consentiranno di poter avere tutti qui, insieme e al sicuro finch non saremo fuori da questa trappola, io gliela consegner. Non al di fuori della nave, ma qui.
E che cosa faranno? Anna bevette educatamente un sorso del suo caff. Le bruci la lingua e pareva acido.
 probabile che indichino un tribunale di ufficiali; poi le faranno un processo breve e la butteranno in un riciclatore. Normalmente direi che la butterebbero fuori da un portellone, ma potrebbe sembrare uno spreco, considerando la situazione in cui ci troviamo. Un rifornimento inviato da casa per attraversare la zona lenta fino a noi impiegher lo stesso tempo che serve per arrivare fino all'Anello.
La sua voce era piatta, priva di emozione. Stava discutendo di logistica, non della vita di una giovane donna. Anna represse un brivido e disse: Signor Baca, lei crede in Dio?
A suo merito, Bull cerc di non alzare gli occhi al cielo. Ci riusc quasi.
Credo in qualsiasi cosa ti faccia superare la nottata.
Non sia irrispettoso disse Anna, e fu gratificata quando vide Bull che si raddrizzava un poco nel suo mech. Secondo la sua esperienza, la maggior parte degli uomini dotati di una forza di volont fuori dal comune avevano avuto madri dal carattere ugualmente forte, e sapeva come andare a pigiare alcuni di quegli stessi tasti.
Senta disse Bull, cercando di riprendere l'iniziativa. Anna gli parl sopra.
Dimentichi Dio, per un istante disse. Lei crede nel concetto di perdono? Nella possibilit di redenzione? Nel valore di ogni vita umana, a prescindere da quanto possa essere corrotta o macchiata?
Cazzo, no disse Bull. Credo che sia del tutto possibile spingersi talmente in l da non poter pi bilanciare il male fatto.
Sembra parlare per esperienza. Quanto in l si  spinto?
Abbastanza da sapere che esiste un troppo in l.
Ed  suo agio nel trovarsi a decidere quale sia il confine?
Bull si spinse sul bordo del mech, spostando il peso nell'imbragatura che lo sorreggeva. Guard malinconico verso la sedia da ufficio che non poteva pi usare. Anna si sent in pena per lui, che si ritrovava cos menomato nel peggiore dei momenti. Che cercava di tenere in ordine il suo piccolo mondo, e che dava fondo alle sue ultime riserve di energia con temerario abbandono. Gli occhi infossati e la pelle giallastra all'improvviso le parvero come un indicatore di riserva, che avvertiva che il carburante era quasi del tutto esaurito. Anna si sent in colpa nell'aggiungere peso al suo fardello.
Non voglio uccidere quella ragazza disse Bull, bevendo un altro sorso di quel caff tremendo. A dire il vero, non m'importa un cazzo di lei, fintanto che se ne sta rinchiusa e non rappresenta un pericolo per la mia nave. Quello con cui dovrebbe parlare  Holden.  lui quello che caricher la folla armata di torce e forconi.
Ma i marziani...
Si sono arresi venti ore fa.
Anna sbatt le palpebre.
Hanno aspettato per due giorni disse Bull. Abbiamo semplicemente dovuto trovare un modo per far s che salvassero la faccia.
Salvassero la faccia?
Che avessero una storia da poter raccontare in cui non apparissero deboli. Era tutto ci di cui avevano bisogno. Se non avessimo trovato niente, sarebbero rimasti incastrati al loro posto fino alla morte. Niente ha mai ucciso pi gente della paura di passare per fifoni.
Holden sta venendo qui, allora?
 gi a bordo di una navetta, scortato da quattro marine in corazza da ricognizione, il che significa un altro fottuto grattacapo in arrivo. Ma che ne dice di questo? Non dir niente della ragazza finch non avr motivo di farlo. Quello che far Holden, per, lo far e basta.
Va bene. Vorr dire che parler con lui non appena sar a bordo disse Anna.
Buona fortuna replic Bull.

36.

Holden

Quando i marziani vennero a prenderlo - due uomini e due donne, tutti in uniforme e tutti armati - la mente ubriaca d'isolamento di Holden era schizzata in una dozzina di direzioni diverse. Il capitano gli aveva trovato uno spazio nel reparto medico; e voleva interrogarlo di nuovo su quello che era successo nella stazione; e stavano per scaraventarlo fuori da un portellone pressurizzato; e avevano ricevuto notizia che Naomi era morta; e avevano ricevuto notizia che non lo era. Aveva l'impressione che ogni neurone che aveva, dal cervello fino alla punta dei piedi, fosse sul punto di esplodere. Era tutto quello che poteva fare per evitare di spingersi sulla parete e di gettarsi a capofitto nello stretto corridoio.
Il prigioniero si identifichi, prego disse uno degli uomini.
James Holden. Cio, non  che avete chiss quanti prigionieri, qui, dico bene? Perch ho cercato di trovare qualcuno con cui parlare per quelli che mi sono sembrati una decina d'anni, da quando sono arrivato qui, e sono piuttosto sicuro che non ci sia nemmeno una tarma in questo posto, a parte me.
Si morse il labbro per smettere di parlare. Era stato da solo e impaurito per troppo tempo. Non si era reso conto di quanto gli stesse pesando. Anche se non fosse stato mentalmente instabile quando era venuto sulla Hammurabi, lo sarebbe diventato molto presto se niente fosse cambiato.
Si metta a verbale che il prigioniero si  identificato come James Holden disse l'uomo. Ci segua.
Il corridoio fuori dalle celle era talmente stretto che le due guardie davanti e le due guardie dietro formavano un muro vero e proprio. La bassa gravit marziana rendeva i loro corpi pi simili a quelli dei cinturiani che al suo, e tutti e quattro erano leggermente ingobbiti, chini su di lui. Holden non era mai stato tanto sollevato di trovarsi in un piccolo corridoio cos affollato in tutta la sua vita. Anche il sollievo, per, era eclissato dall'ansia. Le guardie non lo spinsero nemmeno; si limitarono a muoversi con un'imperiosit che gli suggeriva che avrebbe fatto meglio a stare al passo. Il portellone era soltanto a cinque metri da loro ma, dopo essere rimasto nella sua cella, sembrava una distanza enorme.
Ci sono notizie dalla Roci?
Nessuno rispose.
Che... ehm... Che sta succedendo?
La stiamo evacuando disse l'uomo.
Evacuando?
Fa parte dell'accordo di resa.
Accordo di resa? Vi state arrendendo? Perch vi state arrendendo?
Abbiamo perso la battaglia politica disse una delle donne alle sue spalle.
Anche se lo schifo su cui lo caricarono non era lo stesso che avevano usato per condurlo l dalla stazione, era tanto simile che egli non not alcuna differenza. Stavolta c'erano soltanto quattro soldati, tutti in corazza da combattimento. Il resto degli spazi era occupato da uomini e donne in uniforme della marina. Holden pens dapprima che si trattasse dei feriti ma, quando li vide da vicino, nessuno di loro sembrava aver riportato niente di pi grave che qualche ferita superficiale. Era la stanchezza sui loro volti e dei loro corpi che li faceva sembrare male in arnese. L'accelerazione non fu nemmeno annunciata. La propulsione fece a malapena spostare i sedili a sospensione cardanica. Tutto intorno a lui, i marziani dormivano o sonnecchiavano. Holden gratt le manette di plastica rigida e flessibile che aveva ai polsi e alle caviglie, e nessuno gli intim di smetterla. Forse era un buon segno.
Cerc di farsi i conti a mente. Se la nuova velocit massima era quella di una granata lanciata a mano, allora ogni ora avrebbero percorso... Stanco com'era, non riusciva a fare nessun calcolo. Se avesse avuto il suo terminale palmare, sarebbe bastato qualche secondo. Eppure, non vedeva come fosse possibile chiederlo. E non aveva importanza.
Dorm, si svegli e dorm ancora. L'allarme di prossimit lo svegli da un sogno in cui faceva il pane insieme a un uomo che era suo padre Caesar ma anche Fred Johnson, e cercavano di trovare il sale. Gli ci volle un istante per ricordarsi dove si trovava.
Lo schifo era talmente piccolo che, quando l'equipaggio dell'altra nave buss al portellone, Holden riusc a sentire i colpi. Da dove era seduto per non riusciva a vedere il portellone che si apriva. La prima cosa che not fu un odore vagamente diverso nell'aria. Qualcosa di ricco e di stranamente umido. E poi quattro persone entrarono nel suo campo visivo. Erano cinturiani. Una donna dal viso largo, un uomo robusto con una sorprendente barba bianca e due uomini dal cranio rasato, talmente simili che sarebbero potuti passare per gemelli. I gemelli avevano il cerchio spezzato dell'APE tatuato sulle braccia. Tutti e quattro erano armati.
La Behemoth, pens Holden. Si erano arresi alla Behemoth. Questo s che era strano.
Uno dei marine, ancora in corazza da combattimento, fluttu fino a loro. I cinturiani non mostrarono alcun segno di paura. Holden li ammir per questo.
Sono il sergente Alexander Verbinski disse il marziano. Mi  stato ordinato di consegnare questo schifo, il suo equipaggio e i suoi passeggeri secondo i termini dell'accordo di resa.
La donna e l'uomo con la barba bianca si guardarono l'un l'altro. Holden pens di intuire la domanda che si stavano scambiando silenziosamente - glielo dici tu che non possono portare dentro le loro corazze? La donna si strinse nelle spalle.
Bien alles disse. Benvenuti a bordo. Portateli dentro a gruppi di sei e vi sistemeremo a bordo, sa sa?
Sissignora disse Verbinski.
Corin disse uno dei gemelli. La donna si volt per vederlo fare un cenno con il mento verso Holden. Pa con es parlan, si?
Il cenno di assenso della donna fu secco.
Holden lo portiamo fuori subito disse poi.
Come volete disse il marine. Dal tono di voce, Holden pens che sarebbe stato ben felice di potergli sparare. O magari era soltanto una sua paranoia.
I cinturiani lo scortarono attraverso un lungo corridoio di polietilene tereftalato fino alla sala macchine della Behemoth. L trov una dozzina di persone con il terminale palmare tra le mani, pronti al lento, faticoso lavoro di scartoffie amministrative necessario durante la gestione di un nemico sconfitto. A Holden fecero saltare la fila, e lui non era certo che fosse un onore.
La donna che fluttuava vicino alle grandi porte nel punto di transizione tra la sala macchine e il tamburo pareva fin troppo giovane per le mostrine da capitano che indossava. I suoi capelli, tirati all'indietro in un severo chignon, gli fecero ripensare a un'insegnante che aveva da bambino, sulla Terra.
Capitano Pa disse la donna che l'aveva scortato fin l - Corin, l'aveva chiamata uno dei gemelli. Ecco il tizio con cui voleva parlare.
Capitano Holden disse il capitano Pa con un cenno del capo. Benvenuto a bordo della Behemoth. La autorizzo a muoversi liberamente, ma voglio che capisca che ci sono alcune condizioni.
Holden sbatt le palpebre. Si era aspettato un'altra cella, come minimo. Muoversi liberamente a bordo della nave corrispondeva a essere libero tout court. Non  che ci fossero poi cos tanti posti in cui potesse andare.
Ah. Va bene disse.
Dovr rendersi reperibile per gli interrogatori tutte le volte che le sar richiesto. Senza eccezioni. Non dovr parlare con nessuno di ci che  o di ci che non  successo sulla stazione, a parte me e il capo della sicurezza.
So come farla smettere disse Holden.
L'espressione del giovane capitano cambi.
Lei cosa?
So come far s che la protomolecola ci tolga le pastoie disse, e si mise a spiegare tutto ci che aveva detto al capitano Jakande - l'incontro con Miller, il piano per tranquillizzare la stazione e farle decrementare il livello di allerta per permettere all'uomo morto di spegnerla - sforzandosi di sembrare calmo, razionale e sano di mente mentre parlava. Non si spinse fino a descrivere la massiccia invasione distruttrice che aveva spazzato via la civilt dei creatori della protomolecola. La situazione appariva gi abbastanza brutta cos com'era.
Pa lo ascolt attentamente; il suo viso era una maschera. Non era una persona con cui Holden avrebbe voluto giocare a poker. Ebbe il ricordo improvviso, doloroso, di Naomi che gli diceva che gli avrebbe insegnato a giocare a poker, e si sent un nodo in gola.
La guardia con la barba bianca giunse fluttuando, seguito dappresso da due marziani dall'aria furibonda.
Capitano? disse il cinturiano, con rabbia mal repressa nella voce.
Un istante soltanto, signor Gutmansdottir disse lei, poi torn a voltarsi verso Holden. Avrebbe dovuto essere sopraffatta da quelle notizie, ma la sua mascella appariva appena un po' pi serrata. Terr... in considerazione la faccenda, ma per l'immediato futuro...
Il mio equipaggio?
Si trova nel reparto medico civile disse Pa, e l'uomo con la barba bianca si schiar la gola in un modo che lasciava intendere che non ne aveva affatto bisogno. Trover le indicazioni lungo i corridoi. E ora la prego di scusarmi.
Capitano, abbiamo un problema di contrabbando tra i nuovi prigionieri disse Gutmansdottir, sottolineando con decisione l'ultima parola. Ho pensato che volesse occuparsene prima che la cosa arrivasse a Bull.
Pa fece un respiro profondo e si spinse via, seguendo l'uomo della sicurezza. Pochi secondi dopo, Holden si rese conto che non era stato tanto congedato, quanto piuttosto dimenticato. Caduto in fondo alla lista delle cose che il giovane capitano doveva fare nell'immediato, e quindi lui poteva anche andarsene affanculo. Oltrepass il punto di transizione e si diresse verso le piattaforme dove ruotavano gli assi di quel piccolo mondo. Holden percorse una lunga rampa per i carrelli, mentre l'effetto Coriolis si trasformava in una vera e propria sensazione di peso. Tutto il tempo che aveva passato in galleggiamento si faceva sentire nelle sue ginocchia, e sper che il reparto medico non fosse troppo distante.
Eppure, anche se fosse stato dall'altra parte del sistema, avrebbe preso una tuta EVA, si sarebbe caricato tutto l'ossigeno che poteva e si sarebbe precipitato l. L'idea che stesse respirando la stessa aria di Naomi, Alex e Amos era come una droga.
Ma il capitano Pa non aveva detto proprio cos. Aveva detto soltanto che il suo equipaggio era l. La parola resti' poteva essere stata sottintesa. Holden cerc di affrettare il passo ma si trov a corto di fiato dopo un paio di minuti e dovette fare una pausa per riprendersi.
Il grande corpo del tamburo si stendeva di fronte a lui, come un mondo avvolto in un gigantesco tubo. La lunga striscia di sole fittizio brillava bianca sopra di lui, ora che esisteva un sopra', e si estendeva per due chilometri fino a una rampa a chiocciola dall'altra parte, che faceva il paio con quella su cui si trovava lui. Sottili strati di nubi si muovevano in formazioni toroidali attorno a quell'insostenibile lucentezza. L'aria gli si appiccicava addosso, il calore gli premeva sulla pelle e Holden riusciva a immaginare il metallo nudo della superficie del tamburo coperto di verde, con l'aria addolcita dal profumo dei boccioli di mela, mentre il ciclo di evaporazione e condensazione rinfrescava l'atmosfera. O che perlomeno rendeva le giornate un lungo, permanente pomeriggio estivo.
Era un sogno. Il sogno di qualcun altro, ormai destinato a fallire, ma ne valeva la pena. Era bellissimo, anche se in rovina.
Capitano Holden? Posso parlare con lei?
Era una donna minuta con i capelli rossi acconciati in trecce strette, con indosso una semplice uniforme marrone. Era in quel periodo di confortevole mezza et che lo faceva sempre pensare alle sue madri.
Mi chiamo Annushka Volovodov disse con un sorriso. Ma pu chiamarmi Anna, se preferisce.
Mi chiami pure Jim disse lui, tendendole la mano. Aveva quasi ripreso fiato. Anna gli strinse la mano senza ombra di timore. La sua reputazione di uomo pi pericoloso dell'intero sistema solare' non doveva ancora averla raggiunta.  originaria dell'Europa dell'Est?
Russia rispose lei annuendo. Sono nata a Kimry. Ma sono stata moscovita per la maggior parte della mia et adulta. Lei? Nord America?
Montana. Collettivo agricolo.
Mi hanno detto che il Montana  un bel posto.
Ha una buona densit di popolazione. Ci sono ancora pi vacche che persone.
Anna annu e giochicchi con la sua tuta. Holden ebbe l'impressione che volesse dirgli qualcosa ma che avesse qualche difficolt ad arrivare al punto. Anche Kimry era cos.  un posto turistico, sa. I laghi... cominci a dire Anna.
Anna la interruppe delicatamente Holden. Ha bisogno di dirmi qualcosa?
S rispose lei. Le devo chiedere di non dire a nessuno di Clarissa, e di quel che ha fatto.
Holden annu.
Va bene disse. Chi  Clarissa, e che cos'ha fatto?
La donna inclin la testa da un lato.
Non gliel'hanno detto?
Non credo di piacergli molto disse Holden. C' qualcosa che dovrei sapere?
Be', questo  imbarazzante. Subito dopo la catastrofe, una ragazza che si faceva chiamare Melba ha attaccato la sua nave disse Anna.  una lunga storia, ma per farla breve l'ho seguita e ho cercato di aiutare come potevo. La sua vicecomandante, Naomi...  rimasta ferita nell'attacco. Gravemente.
Holden sent l'universo contrarsi intorno a s. Naomi era stata ferita mentre lui se ne stava a cazzeggiare sulla stazione insieme a Miller. Le sue mani presero a tremare.
Dov'? chiese, non sapendo nemmeno lui se intendesse Naomi o la donna che l'aveva ferita.
Naomi  qui. L'hanno portata a bordo della Behemoth disse Anna.  nel reparto medico, ora; la stanno curando. Mi hanno assicurato che si riprender. C' anche il resto del suo equipaggio. Loro erano stati feriti prima, quando  cambiato il limite di velocit.
Sono vivi?
S disse Anna. Sono vivi.
Quel miscuglio di sollievo, dispiacere, rabbia e senso di colpa gli fece sembrare che la nave ondeggiasse sotto i suoi piedi. Anna gli pos una mano su un braccio per sostenerlo.
Chi  questa Melba, e perch ha attaccato il mio equipaggio?
Non  il suo vero nome. Una mia amica la conosce, conosce la sua famiglia. A quanto pare,  ossessionata da lei, Holden. Il suo nome  Clarissa Mao.
Mao.
La misteriosa e potente Julie. La Julie ricostruita dalla protomolecola come il suo Miller spettrale. La Julie che aveva ingaggiato Cohen, il tecnico audio, per hackerare la loro nave, la Julie che quest'ultimo aveva scolpito per loro dopo essere stato scoperto e che non era mai parsa esattamente come doveva essere. La Julie che aveva manipolato ogni dettaglio della sua vita per tutto quell'ultimo anno, per farli arrivare ad attraversare il portale e a scendere sulla stazione.
Non era affatto Julie.
Non sta bene stava dicendo Anna. Ma credo che possiamo recuperarla. Se avremo tempo. Se la uccidono, per...
Dov' Naomi? Sa dove si trova?
S disse Anna. Poi aggiunse: Mi dispiace. Le sar parsa un po' fissata col mio problema personale. Vuole che l'accompagni da lei?
Per favore, s disse Holden.
Un quarto d'ora dopo, Holden entr in una piccola stanza del reparto medico che avevano dato in uso esclusivo alla sua piccola famiglia. Naomi giaceva su un lettino, con un braccio bloccato in un gesso gonfiabile. Aveva il viso coperto da lividi guariti a met. Holden sent le lacrime pizzicargli gli occhi e, per un istante, non riusc a parlare. Una rabbia assassina gli avvamp nel petto. Non era stato un disastro naturale. Non era stato un incidente. Qualcuno le aveva fatto questo.
Quando lei lo vide, il suo sorriso fu dolce e divertito.
Ehi gli disse. Holden fu subito al suo fianco, tenendole la mano buona, con un nodo in gola troppo grosso per riuscire a dire alcunch. Anche negli occhi di Naomi c'erano lacrime, ma nessuna rabbia. Holden si stup di quanto fosse grato per questo.
Anna disse Naomi. Sembrava veramente contenta di vederla, il che era un buon inizio. Jim, hai conosciuto Anna? Mi ha salvata dalla psicopatica con il robot da demolizione.
Mi sa che ha salvato anche noi disse Amos. Quindi grazie per averlo fatto, Rossa. Direi che ti devo un favore.
Holden ci mise un po' per rendersi conto che Rossa' si riferiva ad Anna. Anche lei sembr sorpresa.
Sono felice di essere stata d'aiuto. Temo proprio che fossi stordita dai farmaci, in quel momento. Sarebbe potuta andare del tutto diversamente.
Lei accetti il riconoscimento disse Alex. Non appena riuscir a capire a che serve Amos, potr scambiarlo per un favore.
Stronzo disse Amos, tirandogli un cuscino.
Grazie le disse Holden. Se davvero li ha salvati, le devo tutto.
Sono felice di essere stata d'aiuto ripet lei. Poi disse a Naomi: Mi sembri pi in forma dell'ultima volta che ci siamo viste.
Mi sto riprendendo conferm Naomi, poi prov a muovere il braccio ferito con una smorfia. Vedremo cosa esce fuori una volta che le ossa saranno guarite.
Anna annu e le sorrise, poi il suo sorriso svan.
Jim? Mi spiace, ma ho ancora bisogno di parlarle gli disse. In privato, se possibile.
No. Non pensavo che li avrei pi rivisti. Rester qui. Se vuole parlarmi, faccia pure.
Lo sguardo della donna vagli i membri del suo equipaggio. La sua espressione avrebbe potuto essere di speranza o di cortese rassegnazione.
Ho bisogno di una cosa disse alla fine.
Qualsiasi cosa rispose immediatamente Amos, tirandosi un poco a sedere sul lettino. Holden sapeva che Anna non avrebbe capito quanto Amos fosse letterale. Sper che una sacerdotessa non avesse bisogno di far ammazzare qualcuno.
Se  in nostro potere aggiunse Alex lo consideri gi fatto. Amos annu in segno di assenso.
Anna diresse la sua risposta a Holden. Ho parlato con il capo della sicurezza e si  detto disposto a non divulgare la confessione di Clarissa. N tutto quello che ha fatto. Ho bisogno che facciate lo stesso.
Holden si accigli ma non rispose. Naomi chiese: Perch?
Be' disse Anna. Stiamo parlando di James Holden. Ha una certa reputazione, quando si tratta di divulgare notizie...
Non intendevo perch lo chiedi a noi disse Naomi. Perch non vuoi che la gente lo sappia?
Anna annu. Se si viene a sapere, considerando la situazione attuale, probabilmente la giustizieranno.
Bene disse Holden.
Se l' un po' cercata, direi aggiunse Amos.
Anna si strinse le mani e annu. Con questo non intendeva dirsi d'accordo, era solo un segno che li aveva sentiti. Che li capiva.
Ho bisogno che la perdoniate disse. Se non altro, come favore personale nei miei confronti. Avete detto che potevo chiedervi qualsiasi cosa. Questo  quello che voglio.
Nella pausa che segu, Amos esal un lungo sospiro. Le sopracciglia di Alex parevano esserglisi arrampicate su per la fronte.
Perch? chiese di nuovo Naomi, con voce calma.
Anna serr le labbra in una linea sottile. Non  malvagia. Credo che Clarissa abbia fatto quel che ha fatto per amore. Un amore malato, ma pur sempre amore. Se muore, non ci sar nessuna speranza per lei. E io devo continuare a sperare.
Holden vide quelle parole investire Naomi e un dolore improvviso nei suoi occhi, che non riusciva a capire. Lei arricci le labbra, scoprendo i denti. Il suo sussurro fu osceno e talmente basso che nessun altro a parte Holden la sent. Le strinse la mano, sentendo le ossa delle dita premere sulle sue.
Okay disse Naomi. Terremo la bocca chiusa.
Holden si sent avvampare il petto di rabbia. Parlare gli fu improvvisamente facile.
Io no disse Holden. Stiamo parlando di un membro impazzito del clan Mao, quelli che hanno provato a sterminare per due volte l'intera popolazione del sistema solare. Questa tipa ci ha seguito fino all'Anello, ha cercato di ammazzarci. Di ammazzare te. Ha fatto saltare in aria una nave piena di gente innocente solo per cercare di mettermi in cattiva luce. Chiss quanta altra gente avr ammazzato! Se le Nazioni Unite vogliono scaraventarla fuori da un portellone, sar io stesso a premere quel dannato pulsante.
Ci fu un lungo momento di silenzio. Holden osserv il viso di Anna mentre distruggeva tutte le sue speranze. Alex cominci a ridacchiare, e tutti si voltarono verso di lui.
Gi disse Alex, con la sua parlata strascicata. In effetti, Naomi  solo stata picchiata quasi a morte. Questa Clarissa lei pu tranquillamente lasciarla in pace. Ma hanno toccato la fidanzata del capitano.  lui la vera vittima, qui.
Nella stanza cal il silenzio, e tutti trattennero il respiro. Una vampata di sangue afflu come un fiume in piena al viso di Holden, fino alle orecchie. Odio, dolore e oltraggio. Gli sembr che la sua mente vacillasse, e il bisogno di colpire Alex per quell'insulto fu quasi irresistibile.
Poi cap le parole di Alex, vide gli occhi di Naomi nei suoi, e si sent svuotare. Perch?, avrebbe voluto chiedere, ma non aveva importanza. Era Naomi, e lei aveva fatto la sua scelta. Non spettava a lui reclamare vendetta.
Era sfinito. Esausto. Avrebbe voluto raggomitolarsi l sul pavimento, con i suoi attorno a s e dormire per giorni. Cerc di sorridere.
Wow disse alla fine. Certe volte sono proprio un grandissimo stronzo.
No disse Amos. Sono d'accordo con te. Questa Clarissa io l'ammazzerei con le mie stesse mani, per tutti casini che ha combinato. Ma Rossa ci ha chiesto di lasciar stare e Naomi l'ha assecondata, per cui immagino che dobbiamo fare lo stesso.
Non mi fraintenda disse Holden ad Anna, con voce fredda. Non perdoner mai quella donna per ci che ha fatto. Mai. Ma non la consegner alle Nazioni Unite, per fare un favore a lei e perch, se Naomi riesce a lasciarsi la cosa alle spalle, devo farlo anch'io.
Grazie disse Anna.
Se le cose dovessero cambiare, Rossa, concluse Amos faccelo sapere. Perch sarei molto contento di farla a pezzi, quella bastarda.

37.

Clarissa

All'inizio non riusciva a capire cosa fosse cambiato. Erano piccole cose. Il pavimento su cui era stata in grado di dormire come un sasso all'improvviso non era pi comodo. Si trov a chiedersi cosa stesse facendo suo padre nella sua cella, a cinque miliardi di chilometri da l e, per quel che ne sapeva, in un altro universo. Percuoteva le sbarre con le mani solo per sentire le lievi differenze tonali che producevano. E odiava.
L'odio non era niente di nuovo. Ci aveva convissuto abbastanza da far s che il ricordo dei periodi precedenti portasse con s sempre gli stessi colori di rabbia e indignazione. Soltanto che prima odiava Jim Holden, mentre adesso odiava Clarissa Mao. Odiare s stessa aveva una sorta di purezza che trovava invitante. Catartica. Jim Holden era sfuggito alla sua sete di vendetta, rifiutando di farsene consumare. Clarissa poteva vivere tra le fiamme e sapere che meritava di bruciare. Era come giocare a un videogioco in modalit facile'.
Percosse le sbarre. Non c'erano abbastanza variazioni per poter suonare una melodia. Se avesse potuto l'avrebbe fatto, tanto per distrarsi. Si chiese se le sue ghiandole impiantate fossero sufficienti a farle piegare le sbarre o a sollevare la porta dai cardini. Non che avesse importanza. Nella migliore delle ipotesi, lasciare la sua cella significava farsi abbattere da una delle guardie dell'APE. Nel peggiore dei casi, poteva significare libert.
Il capitano aveva finalmente smesso di parlare con lei. Clarissa osservava il flusso di gente che veniva a fargli visita. Si era fatta un'idea piuttosto chiara di quali fossero le guardie che gli erano rimaste fedeli. Ed erano venuti anche un paio di marziani in uniforme militare, oltre a qualche altro ufficiale delle Nazioni Unite. Venivano l e incontravano il capitano Ashford, parlando con il tono basso di chi prende s stesso e gli altri molto sul serio. Conosceva quel tono da quando origliava le conversazioni di suo padre. Si ricord che un tempo ne era impressionata. Ora le faceva solo venire voglia di ridere.
Girava in tondo nel suo piccolo mondo. Faceva flessioni, allunghi e tutti gli inutili esercizi che quella gravit alleggerita permetteva di fare. E rimaneva in attesa della punizione o della fine del mondo. Quando dormiva, Ren era l, per cui cercava di non dormire molto.
E, lentamente, con un senso di orrore crescente, cap che il cambiamento era lei che tornava in s. Che si risvegliava. Dopo aver fallito sulla Rocinante c'era stata una sorta di pace. Un distacco da tutto. Anche prima, per, si era trovata in una specie di sogno. Non sapeva dire se fosse iniziato il giorno in cui aveva ucciso Ren o quando aveva assunto l'identit di Melba Koh. O forse perfino prima. Quando aveva saputo che suo padre era stato arrestato. A prescindere da quando si fosse persa, ora stava tornando in s, ed era come se tutta la sua coscienza fosse torturata da spilli e aghi. Era peggio del dolore, e la faceva girare in tondo.
Pi ci pensava, e pi le appariva chiara la manipolazione mentale che le aveva fatto la sacerdotessa dai capelli rossi. La sacerdotessa e, a suo modo, Tilly Fagan. Forse Anna era venuta da lei pensando che ci sarebbe stato bisogno di sciorinarle sotto al naso la promessa del perdono per riuscire a ottenere una confessione. Se era cos, quella donna era doppiamente stupida: per prima cosa, per aver pensato che Clarissa non avrebbe voluto ammettere quel che aveva fatto, e poi per aver pensato che Clarissa desiderasse il perdono. O che lo avrebbe accettato.
Mi piacerebbe parlare di nuovo con te' aveva detto, e in quel momento le era parsa cos sincera. Cos reale. Solo che non era pi tornata. Una piccola parte razionale della mente di Clarissa sapeva che non era passato poi molto tempo. Essere in cella cambiava la sua percezione del tempo e la faceva sentire isolata. Esattamente ci a cui servivano le celle. In ogni caso, Anna non era tornata. E nemmeno Holden. O Naomi, che Clarissa non aveva ucciso del tutto. Non avevano pi niente a che fare, con lei. E perch avrebbe dovuto essere il contrario? Clarissa non aveva nient'altro da offrire loro. Tranne forse l'avvertimento che il potere, a bordo della nave, stava nuovamente per passare di mano, come se avesse avuto una qualche importanza. Preoccuparsi di chi dovesse sedere sulla poltrona da capitano di quella nave ormai condannata sembrava una vera sciocchezza. Un po' come discutere su chi fosse la ragazza pi bella in un campo di prigionia.
A ogni modo, era l'unica cosa che c'era da vedere, per cui restava a guardare.
Le voci dall'altra cella si accesero di un tono nuovo. C'era urgenza, in quelle voci. Anche prima che l'uomo elegante venisse verso di lei, Clarissa sapeva che la loro piccola scenetta stava per giungere a compimento. L'uomo si ferm davanti alla porta della sua cella e guard dentro. I suoi capelli bianchi, lucidi e perfettamente pettinati, lo facevano sembrare semplicemente vecchio. In quei suoi occhi studiati da vecchio zio si celava un'oscurit. Quando mise le mani sulle sbarre, sembr quasi che fosse lui a essere stato imprigionato.
Immagino che non ti ricordi di me disse. La sua voce era triste e dolce al contempo.
Padre Cortez disse lei. Mi ricordo di lei. Giocava a golf con mio padre.
Lui sorrise mesto, spostando indietro i piedi dalle sbarre in modo da avvicinare la fronte.
 vero, ma  stato molto tempo fa. Non dovevi avere pi di... quanto? Sette anni?
L'ho vista nei notiziari, da allora.
Ah disse lui. I suoi occhi si persero in lontananza. Anche questo sembra essere successo una vita fa. Stavo giusto parlando con il capitano. Ha detto che ha cercato di convincerti a unirti a noi, ma che non ha avuto molto successo.
Due guardie fecero il loro ingresso, camminando lungo le file di celle. Clarissa le riconobbe entrambe come alleati di Ashford. Cortez non le guard nemmeno.
Gi, non ne ha avuto replic lei. E aggiunse: Dice molte menzogne.
Cortez inarc un sopracciglio.
Menzogne?
Ha detto che poteva farmi avere l'amnistia. Che, quando fossimo tornati a casa, mi avrebbe potuto portare su Ceres per mettermi sotto la protezione dell'APE. Solo che non pu farlo.
Cortez inspir lungamente ed esal. No. No, non pu. Posso essere sincero con te?
Non mi pare di essere in posizione tale da poterglielo impedire disse Clarissa.
Credo che io e te abbiamo molto in comune. Tu hai le mani sporche di sangue. Il sangue degli innocenti.
Lei tent un ghigno di scherno, di trincerarsi dietro una posa sprezzante, ma non fece altro che farla sentire vulnerabile come un'adolescente. Cortez prosegu come se non l'avesse notato. Forse non l'aveva notato.
Io sono stato... determinante nel farci attraversare tutti il portale. Le forze congiunte della spedizione, rappresentanti le tre divisioni dell'umanit, si sono gloriosamente unite. L'amarezza appannava le sue parole, poi per sorrise e Clarissa pens che forse in quell'uomo c'era qualcosa di rotto, proprio come in lei. La vanagloria  uno dei rischi della professione, per quelli del mio mestiere. Un pericolo che ho combattuto con scarso successo, temo.
Sono stata io a spingere Holden attraverso l'Anello disse Clarissa, senza ben capire se stesse confessando un crimine o offrendo a Cortez una via di fuga.
S. E io ho portato tutti gli altri appresso a lui. Cos, quando sono morti,  successo perch io li avevo resi ciechi ai pericoli che avevano di fronte. Ho guidato il mio gregge al macello. Ero convinto di poter affidare la mia fede alla provvidenza, ma...
I suoi occhi si riempirono di lacrime, e la sua espressione si fece vacua.
Padre? lo chiam lei.
Quando ero bambino disse Cortez mia cugina trov un uomo morto. Il corpo era in un arroyo alle spalle della nostra propriet. Lei mi sfid ad andare a vederlo. Io ero tremendamente spaventato ma ci andai comunque, a testa alta e facendo finta di non esserlo per riuscire a scacciare la paura. Quando arrivarono i medici, scoprimmo che l'uomo era morto a causa di una di quelle vecchie febbri emorragiche. Passai il resto di quell'estate sotto profilassi antivirale. Per cui, forse  una cosa che ho sempre fatto. Ero convinto di poter affidare la mia fede alla provvidenza, ma forse non stavo facendo altro che mascherare le mie paure. E le mie paure hanno portato alla morte molte persone.
Non  colpa sua.
Ma  un mio problema. E pu darsi che i miei fallimenti siano al servizio di un bene superiore. Avevi ragione, mia cara. Non ci sar nessuna amnistia, n per te, n per me. Ma non per i motivi che immagini.
Clarissa si alz in piedi. Lo sguardo di Cortez le gravava addosso come un peso. L'intimit della confessione di quell'anziano, la paura e l'afflizione portate con tanta dignit la spingevano a rispettarlo anche se non l'aveva mai particolarmente apprezzato.
I pericoli che rappresentano gli alieni sono troppo grandi. Pensare che avremmo potuto imbrigliarli o trattarli come nostri pari  stata arroganza, e le morti che abbiamo gi patito non saranno altro che una goccia nell'oceano. Ci siamo consegnati nelle mani del diavolo. Non tutti lo capiscono, ma credo che tu possa farlo.
Con sua grande sorpresa, Clarissa sent un grumo di paura annodarlesi in gola. Dal fondo del corridoio provenne uno sferragliare metallico. La porta della cella di Ashford si apr. Una delle guardie disse qualcosa, ma lei si sentiva addosso l'attenzione incondizionata di Cortez, ed era come versare acqua fresca su un'ustione.
Credo di s disse piano.
La libert del capitano Ashford  una mia decisione, perch lui e io siamo arrivati a una comunione d'intenti che non sono riuscito a ottenere con l'attuale capitano. Quando hanno cominciato a radunare qui gli equipaggi di tutte le altre navi, l'hanno fatto in parte creando un'arma.
Le armi non funzionano, qui.
La luce s, e ne hanno fatto un'arma. Il laser per le comunicazioni  stato potenziato al punto di poter perforare la scocca di una nave. E pu essere potenziato ancora. Abbastanza, crediamo, da poter distruggere l'Anello e richiudere il portale.
Ci troveremmo dalla parte sbagliata disse Clarissa.
S. Ma se aspettiamo ancora, altri verranno qui. Saranno tentati. Se potessimo manipolare quei portali,' diranno potremmo ottenere gloria imperitura.' Gi riesco a sentirli.
Lei stesso lo diceva. Lei era uno di quelli.
 cos, e ho imparato una lezione tremenda. Mentre tu sei giunta qui spinta dall'odio. Non  vero?
Ashford rise. Una delle guardie disse: Bentornato, capitano. Clarissa picchiett le dita sulle sbarre, facendole risuonare.
Abbiamo errato disse Cortez. Ma ora abbiamo l'occasione per rimediare. Possiamo proteggere l'umanit, impedendole di ripetere i nostri stessi errori. Possiamo proteggerla. Ma ci sar un sacrificio.
Noi. Tutti noi.
S. Moriremo tutti qui, nell'oscurit, separati per sempre da quelli che abbiamo protetto. E quelli che sono qui con noi ci odieranno per questo. Potremmo essere puniti. Perfino condannati a morte. Mosse una mano per toccare quella di Clarissa. Quel contatto, pelle su pelle, fu elettrico. Non voglio mentirti, Clarissa. Quello che ti sto chiedendo di fare non avr nessuna ricompensa in questa vita.
Che cosa mi sta chiedendo? disse lei. Che cosa vuole che faccia, io, in tutto questo?
C' chi cercher di fermarci. Potrebbero cercare di uccidere il capitano. Da quanto mi dicono, le modifiche che hai impiantato nel tuo corpo hanno il potenziale di elevare le tue capacit naturali in qualcosa di eccezionale. Vieni con noi. Assicurati che al capitano non venga fatto del male, e che non venga fermato. Pu darsi che non dovrai fare niente, se non restare a guardare. Oppure potresti fare la differenza tra il successo e il fallimento.
In ogni caso, sono morta.
S. Ma uno sarebbe soltanto morte. L'altro avrebbe un senso.
Il capitano Ashford e le sue guardie cominciarono a venire verso di loro. Il ticchettio dei loro tacchi somigliava al delicato rumore di un orologio meccanico. Quel momento stava giungendo al termine, e lo scontento le bruciava un poco. Clarissa non voleva che Ashford venisse da lei. Voleva restare l, a parlare con il reverendo di sacrificio e di morte. Del peso di aver fatto qualcosa di talmente sbagliato da non poter pi raddrizzare i piatti della bilancia in vita.
Bench avesse le labbra serrate, gli occhi azzurro chiaro di Cortez le sorridevano. Non somigliava per niente al padre di Clarissa. Aveva il viso troppo morbido, la mascella troppo ampia. Era tutto sincerit, mentre suo padre dava sempre l'impressione di farsi beffe del mondo da dietro una maschera. In quel momento, per, Clarissa vide in lui Jules-Pierre Mao.
Le persone che abbiamo ucciso... disse. Se lo facciamo, anche loro saranno morte per un motivo.
Per il pi nobile dei motivi concord Cortez.
Dobbiamo muoverci disse Ashford, e Cortez indietreggi dalla porta, tenendosi le mani. Ashford si volt verso di lei. La sua testa troppo grande e la corporatura da cinturiano lo rendevano simile a una creatura uscita da un brutto sogno.  la tua ultima possibilit le disse.
Verr disse Clarissa.
Ashford inarc le sopracciglia e il suo sguardo pass da lei a Cortez, prima di tornare a guardarla. Un sorrisino gli stir le labbra.
Sicura? chiese, ma il compiacimento che traspariva dal suo tono di voce rendeva chiaro che non gli interessava granch dei motivi o delle giustificazioni di Clarissa.
Far in modo che nessuno la fermi disse lei.
Ashford fiss Cortez per un attimo, e la sua espressione lasci intendere che era impressionato. Poi le rivolse un saluto militare e, in modo impacciato, lei fece altrettanto.
Mentre usciva dalla sua cella, Clarissa ebbe un istante di disorientamento che non era dovuto n a un cambiamento di gravit, n al Coriolis. Era il primo passo libero che faceva dalla Rocinante. Ashford la precedeva, con le sue due guardie che parlavano di gruppi d'azione e di isolare la Behemoth. La sala macchine e il ponte di comando non erano all'interno del tamburo, per cui avrebbero preso il controllo dei punti di passaggio a nord e a sud del tamburo, cos come dell'ascensore che li collegava. Discutevano di come fare per mantenere la calma all'interno del tamburo finch non fossero riusciti a isolarlo del tutto, di chi dovesse tener d'occhio il nemico, di chi era gi un lealista e di chi avrebbe avuto bisogno di essere persuaso. Clarissa non prest loro attenzione. Era molto pi cosciente della presenza di Cortez, che camminava accanto a lei, e della sensazione di essersi lasciata una qualche sorta di fardello alle spalle, nella cella. Sarebbe morta, e avrebbe fatto s che tutti gli errori commessi in precedenza avessero un senso. Ogni bambino nato sulla Terra, su Marte o sulle stazioni della Fascia sarebbe stato al sicuro dalla protomolecola grazie a ci che stavano per fare. E Soledad, Bob e Stanni, suo padre, sua madre e i suoi fratelli, avrebbero tutti saputo che era morta. Tutti quelli che avevano conosciuto e amato Ren sarebbero riusciti a dormire sonni pi tranquilli sapendo che la sua assassina aveva pagato per quel che aveva fatto. Anche lei sarebbe riuscita a dormire sonni pi tranquilli, se mai avesse potuto dormire.
E ha degli impianti da combattimento stava dicendo Ashford, puntando un pugno nella sua direzione. Una delle guardie guard verso di lei. Quella con gli occhi di due colori diversi e la cicatrice sul mento. Jojo.
 sicuro che sia dei nostri, capitano?
Il nemico del mio nemico, Jojo... disse Ashford.
Garantisco io per lei disse Cortez.
Non dovresti, pens Clarissa, ma evit di dirlo.
Claro disse Jojo con un gesto cinturiano che equivaleva a fare spallucce. Sar sul ponte di comando con tu alles tu.
Andr tutto bene disse Ashford.
Il passaggio conduceva a un corridoio pi ampio. Una fila di LED bianchi conferivano alle pareti un aspetto pallido e asettico. Una dozzina di persone tra uomini e donne, armate di lanciaproiettili, sedevano a bordo di carrelli elettrici o attendevano in piedi, l accanto. Clarissa avrebbe voluto che l'aria stessa avesse un altro odore, ma non era cos. Era solo plastica e calore. Il capitano Ashford e tre uomini armati salirono a bordo del carrello di fronte a lei.
Ci vorr un po' di tempo prima che la nave sia completamente in sicurezza disse Cortez. Dovremo radunare quanti pi alleati possibili. Sopprimere la resistenza. Una volta che avremo assemblato tutto ci di cui abbiamo bisogno e saremo usciti dal tamburo, non saranno pi in grado di fermarci. Sembrava quasi che stesse cercando di convincersi di qualcosa. Non aver paura. C' un motivo per tutto quello che succede. Se abbiamo fede, non c' niente da temere.
Non ho paura disse Clarissa. Cortez la guard con un sorriso negli occhi. Quando incontr lo sguardo di Clarissa, il suo sorriso vacill un poco. Distolse lo sguardo.

38.

Bull

Bull cerc di non tossire. La dottoressa gli auscult il petto, spost lo stetoscopio di qualche centimetro, riprese ad auscultare. Bull non sapeva dire se il dischetto di metallo fosse freddo. Non poteva sentirlo. Toss un grumo di catarro e accett il fazzoletto che gli porgeva la dottoressa per sputarlo. Lei annot qualcosa sul suo terminale palmare. La luce dello schermo rendeva evidente quanto fosse stanca.
Be', si sta liberando un poco disse la dottoressa. La conta dei suoi globuli bianchi  ancora eccessiva, per.
E la spina dorsale?
La sua spina  un disastro, e sta peggiorando. Intendo dire che sta diventando sempre pi difficile migliorare la sua situazione.
Un sacrificio necessario.
Quando potr bastare? chiese lei.
Dipende da che intende per bastare' disse Bull.
Voleva radunare tutti quanti. Sono tutti radunati.
Met di quelle navi hanno ancora l'equipaggio a bordo.
Equipaggio ridotto lo corresse la dottoressa. So bene quante persone ci sono su questa nave. Sono io a curarle. Voleva radunare tutti. Sono radunati. Pu bastare?
Sarebbe carino assicurarsi che non comincino a spararsi addosso gli uni con gli altri disse Bull.
La dottoressa alz le mani, esasperata. Quindi, non appena gli esseri umani smetteranno di essere umani, mi lascer fare il mio lavoro...
Bull rise, commettendo un errore. La sua tosse era pi profonda, ora, rimbombava nelle cavit del suo petto, ma non era violenta. Per poter fare un bel colpo di tosse che lo scuotesse fin nello stomaco, avrebbe avuto bisogno di addominali funzionanti. La dottoressa gli allung un altro fazzoletto. Lo prese.
Non appena avremo tutto sotto controllo disse potr mettermi KO. Va bene?
Succeder mai? chiese lei. Era quello che tutti avrebbero voluto sapere, che lo dicessero apertamente o meno. La verit era che a Bull non piaceva il piano. In parte perch era stata un'idea di Jim Holden, in parte perch era suggerita dalla protomolecola, e in parte perch voleva ardentemente che si realizzasse. L'alternativa era cominciare a evacuare chi potevano con le navette che avevano, se non che le navette non erano state concepite per tratte di lungo corso. Non era fattibile.
Dovevano cominciare a produrre cibo. A generare terreno per riempire l'interno del tamburo. A far crescere un raccolto sotto la falsa striscia di sole che correva lungo l'asse della Behemoth. E a tenere sotto controllo quel dannato caldo. Bull doveva essere l per assicurarsi che ce la facessero, a qualunque prezzo. Un coma farmacologico poteva durare parecchio tempo, quando una nave pi lenta di un lancio sul campo da baseball doveva intraprendere un viaggio attraverso un vuoto pi ampio di tutti gli oceani della Terra.
Tutti i motivi per cui erano venuti fin l - la Terra, Marte, l'APE, tutti loro - sembravano distanti in modo quasi impossibile. Preoccuparsi della posizione dell'APE all'interno dei calcoli politici del sistema era come cercare di ricordarsi se aveva restituito il favore a un tipo che gli aveva pagato una birra quando aveva vent'anni. A un certo punto, il passato diventa irrilevante. Niente di ci che era successo al di fuori della zona lenta aveva pi importanza. Tutto ci che contava, ora, era riuscire a mantenere le cose a un livello civile finch non avessero scoperto se il piano folle di Holden fosse qualcosa di pi di un sogno irrealizzabile.
Per far questo, per, doveva continuare a respirare.
Potrebbe succedere. Il capitano Pa sta esaminando un piano che potrebbe permetterci di tornare in accelerazione. Forse disse. Nell'attesa, per, crede di potermi dare qualcosa?
La dottoressa si accigli ma prese un inalatore dal pacco accanto al letto e lo lanci a Bull. Le braccia gli funzionavano ancora. Scosse due volte la confezione, poi si port il beccuccio ceramico alle labbra e inspir. Gli steroidi sapevano di oceano, e bruciavano un poco. Bull cerc di non tossire.
Questo non sistemer niente disse lei. Non stiamo facendo altro che mascherare i sintomi.
 solo per farmi tirare avanti disse Bull, tentando un sorriso. La verit era che si sentiva uno schifo. Non sentiva dolore, era solo esausto. E nauseato. E disperato.
Dopo aver riposto l'inalatore, gir nuovamente il deambulatore verso il corridoio. Il reparto medico era ancora pieno. Quel calore crescente conferiva a ogni cosa l'aura nauseante e soffocante di un'estate tropicale. L'odore dei corpi e della malattia, del sangue, della putrescenza e degli antisettici dal finto profumo floreale facevano sembrare le stanze pi piccole di quanto non fossero. La pratica aveva reso Bull pi agile con il mech. Us i due joystick per scansarsi al passaggio di infermieri e terapisti, rendendosi il meno ingombrante possibile mentre si faceva strada verso l'ufficio della sicurezza.
Il suo terminale palmare trill. Bull avanz fino a una curva del corridoio e si accost nell'angolo per non restare in mezzo alla via, poi lasci i joystick e prese il terminale. Era Corin, che richiedeva un collegamento. Bull premette il pulsante per accettare.
Corin disse. Dimmi tutto.
Capo? rispose lei. La tensione nel suo tono di voce fece tirare su il capo a Bull. Sta per caso facendo qualche esercitazione?
Che succede?
Jojo e Gutmansdottir sono appena arrivati e hanno detto che prendevano la rileva dell'ufficio. Quando ho detto che potevano prendere la rileva alla fine del mio turno, hanno estratto le armi.
Bull sent un cupo terrore scendergli addosso. Strinse il terminale e abbass la voce.
Hanno cosa?
Attiv l'interfaccia di sicurezza, ma una schermata rossa gli neg l'accesso. Era stato estromesso dai sistemi di comando. Si erano mossi in fretta.
Speravo che fosse un qualche tipo di test. Per come parlavano, ho avuto l'impressione che si aspettassero di trovarla l. Io sto andando da Serge. Sta cercando di capire che diavolo sta succedendo disse lei. Se ho fatto la cosa sbagliata...
Non l'hai fatta. Te ne sei andata, hai fatto bene. Dove avrebbero dovuto essere, loro?
Signore?
Erano di turno. Dove avrebbero dovuto essere?
Per un istante, l'ampio viso di Corin fu una maschera di confusione. Bull la osserv mentre capiva e una concentrazione calma e mortale le scendeva negli occhi. Non servivano parole. Jojo e Gutmansdottir erano di guardia alle celle. Ashford.
Pa avrebbe dovuto permettergli di uccidere quel bastardo.
Okay. Trova Serge e chiunque altro di cui ti fidi. Dobbiamo riuscire a contenere questa merda.
Bien.
Sarebbero andati per prima cosa all'armeria. Se avevano preso la sicurezza, pistole e attrezzature erano gi loro. Bull si lasci sfuggire una sfilza di imprecazioni casuali dalle labbra mentre cercava di riflettere. Se avesse saputo quanti dei suoi si erano rimessi con Ashford, avrebbe capito con cosa avevano a che fare.
Non possiamo permettergli di arrivare a Monica e al centro di trasmissione disse Bull. Se si viene a sapere che stiamo combattendo nel tamburo, ci ritroveremo addosso una dozzina di missioni di salvataggio alla carlona che cercano di tirare fuori i loro da qui.
Vuole che ci concentriamo l? chiese Corin.
Non concentratevi da nessuna parte disse Bull. Non finch non sapremo con cosa abbiamo a che fare. Limitatevi a radunare pi armi e personale possibili, e restiamo in contatto.
Doveva elaborare un piano. Doveva farlo subito, ma il suo cervello non stava lavorando come avrebbe dovuto. Era nauseato. Diavolo, stava morendo. Gli parve terribilmente ingiusto che gli toccasse improvvisare in un momento del genere.
Va' da Serge disse. Da l vedremo cosa fare. Devo parlare con alcune persone.
Bien, capo ripet Corin, e interruppe il collegamento.
Un infermiere svolt l'angolo spingendo un tavolo su rotelle e Bull dovette mettere via il terminale per scansarsi dalla traiettoria dell'uomo. Desider ardentemente di poter camminare mentre teneva il dannatissimo terminale tra le mani. Fece richiesta di un collegamento prioritario con Pa. Per un lungo istante, fu certo che non avrebbe risposto, che Ashford era gi arrivato da lei. Lo schermo vacill, e lei comparve. Bull non riusciva a capire in che stanza si trovasse, ma in sottofondo c'erano altre voci.
Signor Baca disse Pa.
Ashford  fuggito disse lui. Non so quanti uomini abbia o cosa stia facendo in questo momento, ma un paio dei miei hanno usato la forza per impossessarsi della stazione di sicurezza.
Pa sbatt le palpebre. A suo merito, non mostr nemmeno un istante di paura. Solo un rapido calcolo mentale.
La ringrazio, signor Baca disse Pa. Dal movimento della sua immagine sullo schermo, Bull cap che il capitano si stava gi spostando dal punto in cui si trovava, per recarsi in un qualche luogo imprevedibile. Era quello che avrebbe dovuto fare anche lui.
Cercher di contattarla nuovamente quando avr un quadro migliore della situazione le disse.
Bene disse lei. Ho alcune persone di cui mi fido, qui vicino. Sto andando l.
Immagino che cercher di impossessarsi della stazione di trasmissione.
Manderemo rinforzi disse Pa.
Pu darsi che siano solo pochi stronzi disse Bull. Ashford potrebbe anche tentare di tenere un profilo basso.
O potrebbe essere intenzionato a gettarci entrambi in un riciclatore di terriccio disse Pa. Lei su quale ipotesi scommette?
Bull sorrise. Gli venne quasi naturale.
Faccia attenzione, capitano.
Anche lei, signor Baca.
E, be'... aggiunse lui. Mi dispiace di averla trascinata in questa situazione.
Ora fu Pa a sorridere. Sembrava stanca. Sembrava invecchiata.
Non ha preso nessuna decisione al mio posto disse. Se devo espiare i miei peccati, lasci almeno che siano miei.
Pa alz di scatto lo sguardo dalla telecamera del terminale verso qualcosa fuori campo. Serr le labbra, e il collegamento s'interruppe. Bull dovette imporsi di non richiedere un altro collegamento, anche soltanto per sapere cosa fosse successo. Ma non c'era tempo. Doveva sbrigarsi. Cerc di collegarsi con Ruiz, del settore infrastrutture, e con Chen ma non ottenne risposta. Si chiese quanti sostenitori avesse Ashford tra gli ufficiali del personale di servizio. Si maledisse per aver permesso che Ashford passasse sotto il suo radar. Ma era stato talmente impegnato...
Cerc Sam e lei rispose quasi nello stesso istante in cui aveva inviato la richiesta di collegamento.
Abbiamo un problema disse lui. Ashford sta cercando di riprendersi la nave. Ha gi preso il reparto di sicurezza.
E la sala macchine disse Sam.
Bull si umett le labbra.
Dove sei, Sam?
In questo istante? Buffo che tu me lo chieda. In sala macchine. Ashford se n' andato cinque minuti fa. Aveva una piccola lista di cosette che voleva che facessi e un paio di dozzine di tizi armati di pistole e sguardi truci. A quell'uomo  andato in pappa il cervello, Bull. Dico sul serio. Prima era un cretino, ma... Vuole che faccia fuori l'Anello. Hai presente, il tuo trucchetto del laser? Vuole che lo potenzi ancora.
Stai scherzando?
No.
Ha intenzione di distruggere la nostra via verso casa?
Dice che  per salvare l'umanit dalla minaccia aliena disse dolcemente Sam. Aveva lo sguardo duro.
E va bene disse Bull, anche se in quella faccenda non c'era niente che andasse bene.
E non  per niente contento di te. Sei al sicuro?
Bull guard su e gi per il corridoio. Non c'erano coperture. E, anche se ce ne fossero state, era un uomo in un mech da spostamento merci modificato senza spina dorsale oltre la met della schiena.
No rispose. Non credo.
Sar il caso che ti muovi.
Non ho nessun posto sicuro in cui andare disse Bull.
Qualcuno dall'altra parte del collegamento sbrait e Sam alz gli occhi dal terminale.
Sto cercando di radunare tutti i tecnici che posso grid di rimando. Le cose sono un po' disorganizzate, qui. Abbiamo avuto qualche intoppo con le leggi della fisica che ci cambiavano sotto il naso di punto in bianco, non so se l'avevate notato...
La prima voce berci di nuovo. Bull non riusc a capire le parole ma riconobbe il timbro di quella voce. Garza. Il tipo che andava sempre a prendere i bulbi di caff per chiunque fosse di servizio nell'ufficio della sicurezza. Garza era uno di loro. Bull si trov a desiderare di aver conosciuto meglio quell'uomo. Specialmente dopo la catastrofe, avrebbe dovuto restare pi in contatto con la sua squadra. Avrebbe dovuto prevedere tutto questo.
Era colpa sua. Era tutta colpa sua.
Sam torn ad abbassare lo sguardo verso lo schermo. Verso di lui.
Okay, tesoro disse. Faresti meglio a renderti irreperibile. Va' al secondo livello, sezione M. Ci sono un po' di magazzini vuoti laggi. I codici delle porte sono tutti in impostazione predefinita. Tutti zeri.
Perch sono rimasti i predefiniti?
Perch non c' niente, dentro, signor Comando-io. E cambiare i lucchetti sugli armadietti vuoti non  mai stato in cima alla mia lista di priorit. Ti pare il momento di discutere?
Scusa disse Bull.
Non fa niente disse lei. Siamo entrambi sotto pressione, ora. Vedi di tenere gi la testa prima che qualcuno te la stacchi dal busto. E Pa...
Pa  informata. Anche lei si sta mettendo in salvo.
Benissimo, allora. Cerco di mandarti rinforzi.
No disse Bull. Non sai di chi puoi fidarti.
S che lo so disse Sam. Smettiamola di bisticciare davanti ai bambini.
Una voce riport la sua attenzione al corridoio, al reparto medico. Non era il lamento di un ferito, n la calma professionale degli infermieri. Era una voce agitata, aggressiva. Rabbiosa. Qualcuno rispose a voce pi bassa, e la prima voce replic con un Ti sembra che m'importi qualcosa?' C'era qualche problema e, nonostante tutto, il primo impulso di Bull fu di dirigersi l. Il suo compito era di immischiarsi, di assicurarsi che nessuno si facesse male e, se proprio qualcuno doveva farsi male, quello era lui. Prima lui, poi i cattivi.
Devo andare disse, e chiuse il collegamento. Gli ci volle appena un secondo per riporre il terminale palmare e rimettere le mani sui controlli del mech. Un tempo sufficiente per combattere i propri istinti. Diresse il mech dall'altra parte del corridoio, allontanandosi dalle voci. Erano uomini di Ashford. Di Ashford, e di chiunque altro lo stesse appoggiando. Se si fosse fatto acciuffare adesso, non sarebbe stato di aiuto per nessuno. Era probabile che l'avrebbero semplicemente ucciso. E forse non l'avrebbero fatto arrivare nemmeno fino al portellone. Le gambe del mech si muovevano lente. Anche a massima velocit, non erano niente pi di una passeggiata svelta. Le voci alle sue spalle cambiarono. Ci fu uno schianto. Ud la voce della sua dottoressa che gridava e aspett lo sparo. Se avessero cominciato a sparare, sarebbe dovuto tornare indietro. Il mech procedette lentamente verso la porta pi lontana, verso l'uscita e ci che passava per ipotetica salvezza. Bull premette in avanti il joystick cos forte da farsi male alle dita, come se quella pressione potesse trasmettere il senso di pericolo alla macchina.
Le voci si fecero pi forti, in avvicinamento. Bull spost il mech per accostarlo alla parete. Se qualcuno fosse arrivato alle sue spalle oltre l'angolo, gli avrebbe dato una frazione di secondo in pi prima di essere visto. Le spesse gambe di metallo continuarono a scivolare in avanti, spostando il peso dall'una all'altra.
La porta era a due metri da lui. Un metro e mezzo. Un metro. Lasci i controlli e si allung verso la porta troppo presto, e dovette spingere il mech un po' pi avanti prima di riuscire a raggiungerla. Stava sudando, e sper che fosse soltanto paura. Se qualcosa nel suo stomaco avesse ceduto, non se ne sarebbe accorto. Probabilmente era soltanto paura.
La porta si apr e Bull premette di nuovo il joystick in avanti con violenza. Il mech lo fece attraversare, poi richiuse la porta alle sue spalle. Non aveva tempo per aspettare o pensare. Diresse il mech per un altro corridoio verso gli ascensori interni e il lungo tragitto verso la sezione M, al secondo livello.
Gli ampi corridoi e passaggi della Behemoth non erano mai sembrati meno familiari. Mentre scendeva, la gravit di rotazione si fece impercettibilmente pi forte. Il suo corpo insensibile si assest un poco pi pesantemente nell'imbragatura. Avrebbe dovuto trovare qualcuno che gli cambiasse la sacca dell'urina a meno che non trovasse un modo per passare le braccia all'interno del telaio del robot ma, visto che i suoi gomiti si piegavano soltanto in una direzione, la cosa sembrava piuttosto improbabile. E, se il suo midollo non fosse ricresciuto, se non avessero riportato la Behemoth e tutti gli altri fuori da quella trappola in cui la protomolecola li aveva imprigionati, avrebbe vissuto il resto dei suoi giorni in quel modo.
Non pensarci, si disse.  troppo in l. Non pensarci. Pensa solo a fare il tuo lavoro.
Non prese uno degli ascensori interni principali. C'erano troppe possibilit che gli uomini di Ashford li tenessero d'occhio. Trov invece uno dei lunghi passaggi a spirale per la manutenzione e impost il robot affinch avanzasse in modalit automatica. Se fosse andato troppo verso una parete avrebbe dovuto correggere la rotta, ma gli avrebbe lasciato comunque qualche secondo di libert. Tir fuori il terminale palmare. Tremava, e la sua pelle appariva grigia sotto il marrone.
Serge rispose quasi subito.
Ganne nacht, capo disse il cinturiano tatuato. Mi stavo giusto chiedendo quando mi avrebbe contattato.
Ashford disse Bull.
Me ne sto occupando replic Serge. A quanto pare ha un terzo dei nostri ragazzi e una manciata di coyos fuori di testa dalle altre navi. In questo momento hanno preso i punti di transizione a nord, verso il ponte di comando, e a sud, verso la sala macchine, l'ufficio della sicurezza e l'armeria, e hanno qualche branco di lupi che scorrazza per il tamburo a seminare zizzania.
Sono ben armati?
Nicht so bien sa moi disse Serge, ghignando. Si sono assicurati di tagliarci fuori dal sistema di comunicazione, ma ho sempre tenuto una backdoor aperta.
Cosa?
Sono sempre pronto al merde mal, io. Mi sgrider dopo disse Serge. Sto organizzando le squadre per ripulire il tamburo. Li avremo schiantati tutti per l'ora della nanna.
Devi stare attento con questa gente, Serge.
Sar attento, capo. Sappiamo quel che facciamo. Conosciamo la nave meglio di chiunque altro. Lei si metta al sicuro, lasci che ce ne occupiamo noi.
Bull deglut. Cedere il controllo faceva male.
Okay.
Abbiamo cercato di raggiungere il capitano disse Serge.
L'ho avvertita io. Pu darsi che rifiuti qualsiasi collegamento finch non sa meglio di chi pu fidarsi disse Bull. Non aggiunse o potrebbero averla gi trovata'.
Controllo disse Serge, e Bull sent nella voce dell'uomo che avevano avuto lo stesso pensiero. Quando troviamo Ashford...
Non abbiamo il permesso di ucciderlo disse Bull.
Se ci scivola un dito, pensa che potremmo essere perdonati?
Probabilmente.
Serge sorrise. Devo andare, capo. Solo, quando es se cerrado, e la faranno vicecomandante, mi tenga in considerazione per il suo posto, eh?
Al diavolo disse Bull. Quando avremo finito con questa merda, potrai farlo tu il vicecomandante.
La prendo in parola, capo disse Serge, e il collegamento si spense.

39.

Anna

Il primo sermone che Anna aveva pronunciato di fronte a una congregazione, appena uscita dal seminario e piena di zelo, era lungo diciassette pagine di annotazioni con spaziatura singola. Era una lunga dissertazione sul primo capitolo di Malachia, concentrata sull'esortazione del profeta a non offrire sacrifici indegni al Signore, e al modo in cui essa si traduceva nella pratica dell'adorazione moderna. Era un sermone dettagliato, corroborato da tutte le prove e gli argomenti che la natura studiosa di Anna e i suoi sette anni di seminario potevano fornire. Quando aveva finito, Anna era stata piuttosto sicura che non ci fosse pi un solo membro del suo uditorio ancora sveglio.
Da quell'esperienza aveva imparato una lezione importante. C'erano un tempo e un luogo per una dissertazione accademica sulla Bibbia. C'erano perfino un tempo e un luogo perch avvenisse di fronte a una congregazione di fedeli. Ma non era per questo che la gente veniva in chiesa. Imparare qualcosa in pi su Dio faceva s che ci si sentisse pi vicini e in comunione con Lui, e quella vicinanza era tutto ci che contava. Per cui ormai i sermoni di Anna tendevano a essere composti da un paio di pagine di annotazioni e da molte pi parole dette a braccio. Aveva pronunciato il suo messaggio sulle chiese miste' agli occhi di Dio senza mai guardare le sue annotazioni, ed era sembrato andare molto bene. Dopo aver concluso con una breve preghiera e aver dato inizio ai sacramenti, cinturiani, marziani e terrestri si erano messi in fila insieme e in amichevole silenzio. Alcuni si erano stretti la mano e si erano dati pacche sulle spalle. Anna aveva l'impressione che potesse essere il sermone pi importante che avesse mai fatto.
Be', non  stata la cosa peggiore che abbia mai sentito disse Tilly, una volta che la messa fu giunta al termine. Aveva quell'aspetto nervoso di quando voleva una sigaretta, ma Anna le aveva chiesto di non fumare nella tenda delle riunioni e lei aveva acconsentito. Bench ammetto che il mio livello di tolleranza per tutto questo amabile stare insieme sia decisamente basso.
Sono lusingata sussurr Anna, poi fece una pausa per stringere la mano di una cinturiana che la ringrazi con le lacrime agli occhi per aver organizzato l'incontro. Tilly rivolse alla donna il pi falso dei sorrisi, ma riusc a evitare di alzare gli occhi al cielo.
Ho bisogno di un drink disse Tilly quando la donna se ne fu andata. Vieni con me. Ti offro una limonata.
Hanno chiuso il bar. Razionamento.
Tilly scoppi a ridere. Ho un fornitore. Il tipo che gestisce il razionamento mi ha venduto una bottiglia del loro miglior sturabudella da Ganimede per la modica cifra di mille dollari. Ci ha aggiunto una limonata, gratis.
Mille...
Possono succedere soltanto due cose disse Tilly, prendendo una sigaretta e mettendosela tra le labbra senza accenderla. O usciamo da qui e torniamo nel sistema solare, dove sono ricca e mille dollari non significano niente, oppure non ne usciamo, e allora niente avr pi significato.
Anna annu, non sapendo cos'altro replicare. Per quanto fosse arrivata ad apprezzare e a fare affidamento sull'amicizia di Tilly, c'erano volte in cui le veniva ricordato quanto profondamente diversi fossero i loro mondi. Se lei e Nono avessero avuto un migliaio di dollari delle Nazioni Unite di troppo, sarebbero immediatamente andate a rimpolpare il fondo per gli studi di Nami. In vita sua, Tilly non aveva mai dovuto rinunciare a un lusso in favore di un bene necessario. Se davvero c'era un miscuglio nella congregazione, era quello. L'unica cosa che i cinturiani e i marinai dei pianeti interni avevano in comune era che nessuno di loro avrebbe bevuto alcol da mille dollari quella sera, e Tilly s.
A Dio poteva non importare niente della capacit finanziaria delle persone, ma era l'unico.
Devo ammettere che non mi dispiacerebbe, una limonata disse Anna, sventolandosi il viso con il terminale palmare. L'ampio tamburo ambientale della Behemoth era stato concepito per ospitare molte pi persone di quante ce ne fossero al momento ma, quando l'avevano convertita in una nave da guerra, avevano tolto una buona parte dei sistemi ambientali. A quanto pareva, stavano raggiungendo i limiti di trattamento atmosferico. O forse semplicemente del condizionamento ambientale. La temperatura era generalmente pi elevata di quanto non potesse piacere a una ragazza cresciuta in Russia e vissuta di recente su una delle lune ghiacciate di Giove.
Dopo un altro giro della tenda per salutare gli ultimi membri della congrega che si erano soffermati l, Anna segu Tilly all'esterno. Fuori dalla tenda non era molto pi fresco, ma la rotazione del tamburo e il sistema di riciclo dell'aria si combinavano, riuscendo a creare una brezza gentile. Tilly guard con occhio critico il viso arrossato di Anna e i suoi capelli appiccicati dal sudore, e disse: Non preoccuparti, chi doveva arrivare  gi arrivato. Ho sentito Cortez che parlava con un pezzo grosso dell'APE, un paio di giorni fa. Non far pi caldo di cos. E non appena troveranno un modo per rinfrescare l'ambiente che non implichi l'evacuazione di tutta la nostra atmosfera nello spazio, lo metteranno in pratica.
Anna non pot impedirsi di ridere. Quando Tilly inarc un sopracciglio, Anna spieg: Abbiamo attraversato l'intero sistema solare, fin quasi all'orbita di Nettuno, un mondo cos freddo e distante dal sole che non sapevamo nemmeno ci fosse finch Bouvard non ha notato che qualcosa stava sbattendo addosso a Urano.
Le sopracciglia di Tilly s'inarcarono ancora. Okay...
E, quando alla fine arriviamo qui, chiss quanto lontano dal sole e con miliardi di chilometri di spazio vuoto in ogni direzione... Riusciamo ad affollarci tutti nello stesso posto e a morire di caldo.
Grazie a dio i cinturiani hanno pensato di portarsi appresso questo catorcio disse Tilly, abbassandosi per entrare nella sua tenda. Si accasci su una poltrona pieghevole e cominci a frugare in un refrigeratore di plastica l accanto. Te lo immagini se provavamo a stipare tutti quanti a bordo della Prince? Saremmo in dodici per lettino, ora. Hanno una gran bella cultura, questi cinturiani.
Anna si tolse l'abito talare e lo pos sul bordo della brandina di Tilly. Sotto indossava una giacchetta bianca e una longuette molto meno opprimenti. Tilly estrasse un bulbo di limonata dal refrigeratore e glielo porse, poi si vers un bicchiere di un liquore trasparente come l'acqua, con un odore da disinfettante clinico. Quando Anna prese il bulbo, fu sorpresa di trovarlo freddo. Sulla sua superficie si stava gi formando un velo di goccioline di condensa. Si pos la bottiglia fresca sulla nuca e sent un delizioso brivido di freddo correrle lungo la schiena.
Come hai fatto per il ghiaccio?
Ghiaccio secco disse Tilly con le labbra attorno a una sigaretta accesa, poi fece una pausa per scolarsi il primo sorso. A quanto pare, per gli addetti al trattamento atmosferico  facile da fare. Hanno un sacco di biossido di carbonio di cui non sanno che fare.
Se Tilly aveva speso mille dollari a bottiglia per l'antisettico che stava bevendo, Anna non voleva nemmeno sapere quanto potesse venirle a costare un rifornimento costante di ghiaccio. Bevvero in amichevole silenzio per un poco, e quella limonata fresca fece miracoli per il colpo di calore di Anna. Tilly ventil l'idea di trovare qualcosa da mangiare, e uscirono dalla sua tenda in cerca di un chiosco di rifornimenti.
Videro persone armate di pistole che attraversavano la tendopoli.
Mi sembra un brutto segnale disse Tilly. E lo era. Non si trattava di guardie annoiate con le pistole allacciate in fondina. Erano uomini e donne cinturiani con fucili d'assalto stretti in pugno, con le nocche sbiancate e cupi in volto. Il gruppo che si stava muovendo tra le tende contava almeno dodici individui, e stavano cercando qualcosa. O qualcuno.
Anna tir Tilly per la manica. Forse dovremmo cercare di far tornare la gente alla tenda della chiesa e aspettare che le acque si calmino.
Annie, se qui dentro cominciano a volare pallottole, nemmeno Dio pu far s che quella tenda sia un posto sicuro in cui nascondersi. Voglio sapere che cosa sta succedendo.
Anna la segu riluttante lungo un percorso parallelo a quello del gruppo armato, che si muoveva convinto, fermandosi di tanto in tanto per guardare in una tenda o per interrogare qualcuno a voce bassa. Anna cominci a sentirsi molto spaventata senza sapere bene perch.
Ah disse Tilly. Eccoci.
Il vice di Bull - il suo nome era Serge, pens Anna - comparve da dietro una delle tende pi grandi, portandosi appresso una mezza dozzina di guardie della sicurezza. Erano tutti armati, anche se soltanto con pistole. Perfino all'occhio inesperto di Anna, la differenza tra sei persone armate di pistole e dodici persone con i fucili risaltava in modo evidente. Serge aveva un sorriso noncurante sul viso, come se non ci avesse fatto caso. Anna not la giovane muscolosa che aveva visto nell'ufficio della sicurezza in piedi alle spalle di Serge, anche se in viso aveva un cipiglio preoccupato. Stranamente, vedere che qualcun altro sembrava preoccupato fece sentire meglio Anna.
Niente armi nel tamburo, sa sa? disse Serge al gruppo di cinturiani armati, bench il volume della sua voce rendeva chiaro che stava parlando anche agli altri astanti. Gettatele a terra.
Voi ce le avete, le armi rispose una donna cinturiana con un ghigno di scherno. Imbracciava un fucile pronto a sparare.
Siamo i poliziotti disse Serge, posando una mano sul calcio della pistola e rispondendo al sogghigno.
Non pi replic lei e, con un rapido movimento, punt il fucile e gli spar in testa. Un minuscolo foro comparve sulla fronte di Serge, e una nuvola di nebbia rossastra schizz nell'aria alle sue spalle. Croll lentamente a terra, con un'espressione di vaga curiosit sul volto.
Anna sent un conato risalirle in gola e dovette chinarsi e fare lunghi respiri per impedirsi di vomitare. Cristo santo disse Tilly in un sussurro strozzato. La rapidit con cui quella situazione era passata da preoccupante a terrificante aveva tolto il fiato ad Anna. Ho appena visto esplodere il cervello di un uomo. Perfino dopo gli orrori della catastrofe della zona lenta, era la cosa pi brutta che avesse mai visto. L'uomo della sicurezza non pensava che la donna gli avrebbe sparato, non aveva sospettato la reale natura della minaccia, e il prezzo che aveva pagato per la sua ingenuit era la vita.
A quel pensiero, Anna si vomit sulle scarpe e croll in ginocchio, boccheggiando. Tilly s'inginocchi accanto a lei, senza nemmeno notare che aveva le ginocchia dei pantaloni in una pozza di vomito. L'abbracci per un secondo, poi sussurr: Dobbiamo andare. Anna rispose con un cenno di assenso perch non riusciva ad aprire la bocca senza il timore di perdere di nuovo il controllo. Dodici metri pi in l, i cinturiani erano intenti a disarmare la squadra di sicurezza e a legare loro le braccia dietro la schiena con delle strisce di plastica rigida.
Perlomeno non stavano sparando a nessun altro.
Tilly aiut Anna a rialzarsi e si affrettarono a tornare verso la loro tenda, dimentiche di qualsiasi velleit alimentare. Sta succedendo qualcosa di molto grave su questa nave disse Tilly. Anna dovette reprimere una risata isterica. Date le circostanze in cui si trovavano, le cose dovevano essere gravi davvero perch Tilly pensasse che la situazione fosse peggiorata. Certo, erano intrappolati in orbita attorno a una stazione spaziale aliena che di tanto in tanto cambiava le leggi della fisica e che li aveva uccisi a carrettate. Ora per avevano anche deciso di cominciare a spararsi tra loro.
Molto grave davvero.
Hector Cortez si present nella tenda di Tilly mezz'ora dopo la sparatoria. Anna e Tilly avevano passato il loro tempo il pi vicino possibile alla base della tenda, sistemando i pochi mobili di Tilly a mo' di barricata intorno a loro. Aveva un retrogusto di rituale magico. Niente, in quella stanza, sarebbe stato realmente in grado di fermare una pallottola, ma lo fecero lo stesso. Un fortino di coperte per tenere a bada i mostri.
Grazie al cielo, non c'erano stati altri spari.
Le poche volte che avevano messo il naso fuori dalla tenda, avevano visto gruppetti di non pi di due o tre cinturiani armati che pattugliavano gli spazi civili. Anna aveva evitato di incontrare il loro sguardo, e quelli l'avevano ignorata.
Quando Cortez arriv, si schiar la gola con forza fuori dalla tenda, poi chiese il permesso di entrare. Anna e Tilly erano entrambe troppo spaventate per rispondere, ma lui entr lo stesso. Diverse persone lo aspettarono all'esterno, bench Anna non riuscisse a vedere chi fossero.
Si guard intorno all'interno di quello spazio in penombra, studiando la loro misera barricata, poi tolse una sedia da l e ci si sedette senza commentare.
La sparatoria  finita. Si pu stare seduti senza pericolo disse, facendo un gesto verso le altre sedie. Aveva un aspetto migliore di quanto non avesse avuto da tempo. Il suo abito era stato pulito e, chiss come, aveva trovato un modo per lavarsi quei suoi spessi capelli bianchi. Ma non era tutto. Aveva riacquisito una parte della sua sicumera. Sembrava di nuovo molto sicuro di s, con tutto sotto controllo. Anna si rialz dal pavimento e prese una sedia. Dopo un istante, Tilly la imit.
Mi dispiace che vi siate spaventate disse Cortez con un sorriso che non sembrava affatto dispiaciuto.
Che sta succedendo, Hank? chiese Tilly, stringendo gli occhi. Prese una sigaretta e cominci a giochicchiarci senza accenderla. Che stai architettando?
Non sto architettando proprio niente, Matilda disse Cortez. Quello che sta accadendo  che la legittima autorit a bordo di questa nave  stata reinsediata, e che il capitano Ashford  nuovamente al comando.
Va bene, Hector replic Matilda. Ma in che maniera sei coinvolto? Mi pare che si tratti di politica interna dell'APE. Qual  il tuo piano?
Cortez la ignor e disse ad Anna: Dottoressa Volovodov, possiamo parlare in privato?
Tilly pu sentire tutto ci che... fece per rispondere Anna, ma Tilly la interruppe con un gesto noncurante della mano.
Credo che uscir a fumarmi una sigaretta.
Quando Tilly fu uscita dalla tenda, Cortez spost la sua sedia finch le sue ginocchia quasi non toccarono quelle di Anna. Si chin in avanti, prendendole le mani tra le sue. Anna non aveva mai avuto l'impressione che Hector avesse un interesse sessuale nei suoi confronti, ed era ancora cos, ma in qualche modo quella prossimit le sembrava fastidiosamente intima. Invasiva.
Anna disse lui, stringendole le mani. Le cose stanno per cambiare drasticamente a bordo di questa nave, e nella nostra missione qui. Ho avuto la fortuna che il capitano Ashford abbia riposto in me la sua fiducia e abbia richiesto i miei consigli, per cui ho avuto una parte nella direzione in cui andranno tali cambiamenti.
Quell'intimit forzosa, combinata con il retrogusto amaro che Anna aveva ancora in gola per aver visto uccidere un uomo, le fece salire una rabbia inattesa. Tir via le mani da lui con pi violenza di quanto non avesse inteso, e non riusc a reprimere una punta di soddisfazione per l'espressione di rammarico e di sorpresa che comparve sul volto di Cortez.
Buon per lei disse, mantenendo un tono attentamente neutrale.
Dottoressa Volovodov... Anna, vorrei il suo sostegno. Anna non riusc a fermare in tempo uno sbuffo d'incredulit, ma lui insistette. Lei ci sa fare, con le persone. Io me la cavo davanti a una telecamera ma non sono altrettanto bravo nei dialoghi a due, ed  qui che lei d il meglio di s.  il suo dono. E stiamo per affrontare una terribile sfida. Una cosa che la gente avr difficolt a capire. Vorrei che la sua voce si unisse alla mia, per rassicurare tutti.
Di cosa sta parlando? disse Anna, riuscendo a malapena a far uscire le parole oltre il nodo che le si era formato in gola. Aveva l'impressione che stesse per rivelarle un terribile segreto. Cortez era raggiante, investito dell'invincibile certezza del credente autentico.
Chiuderemo il portale disse. Abbiamo un'arma, in nostro possesso, che crediamo possa funzionare.
No disse Anna, pi per incredulit che per negare le parole di Cortez.
S invece. In questo stesso istante, gli ingegneri meccanici sono al lavoro per modificare il laser di comunicazione del vascello onde renderlo abbastanza potente da distruggere l'Anello.
Non intendevo quello fece per dire Anna, ma Cortez continu a parlare come niente fosse.
Noi siamo perduti, ma possiamo proteggere quelli che ci siamo lasciati indietro. Possiamo porre fine alla pi grande minaccia che il genere umano abbia mai conosciuto. Tutto ci che serve  che sacrifichiamo ogni speranza di tornare. Un piccolo prezzo da pagare, per...
No disse Anna, con pi convinzione. No. Lei non ha il diritto di decidere per tutte queste persone. Per me, pens. Non hai il diritto di togliermi cos mia moglie e mia figlia. Solo perch hai paura.
In tempi di grave periglio e sacrificio come questi, alcuni devono farsi avanti per prendere le decisioni pi difficili. Ashford l'ha fatto, e ha il mio appoggio. Ora tocca a noi far s che le persone capiscano e cooperino. Devono sapere che il loro sacrificio protegger i miliardi di persone che ci siamo lasciati alle spalle.
Non ne siamo certi disse Anna.
Questa stazione ha gi mietuto centinaia di vittime. Migliaia, forse.
Perch continuiamo a prendere decisioni senza sapere quali possano essere le conseguenze. Abbiamo inseguito la nave di Holden attraverso l'Anello, abbiamo inviato dei soldati sulla stazione per dargli la caccia, continuiamo ad agire senza le informazioni per farlo e poi ci arrabbiamo quando ci fa del male.
Non ci ha fatto del male. Ci ha ucciso. Ha ucciso molti di noi.
Siamo come bambini disse Anna, alzandosi in piedi e facendogli la lezione. Come bambini che si sono scottati con un fornello acceso e che pensano che la soluzione sia di far saltare in aria tutti i fornelli.
Eros esord Cortez.
Siamo stati noi! E Ganimede, e Phoebe, e tutto il resto! Siamo stati noi. Continuiamo ad agire senza pensare, e lei crede che la soluzione sia di continuare a farlo. Si  alleato con uomini stupidi e violenti, e sta cercando di convincersi che essere stupidi e violenti funzioner. Questo la rende stupido come loro. Non l'aiuter mai. D'ora in poi la combatter.
Cortez si alz e chiam le persone all'esterno. Un cinturiano con indosso un corpetto protettivo e il fucile imbracciato entr nella tenda.
Pensa di sparare anche a me? disse Anna, infondendo nelle sue parole il maggior sdegno possibile.
Cortez le volt le spalle e usc con la guardia al seguito.
Anna croll sulla sedia, con le gambe improvvisamente troppo deboli per sostenerla. Si rannicchi, dondolando avanti e indietro e facendo lunghi respiri tremanti per cercare di calmarsi. In qualche modo riusc a non svenire.
Ti ha fatto del male? le chiese Tilly, alle sue spalle. La sua amica le pos una mano gentile sulla nuca mentre Anna continuava a dondolarsi avanti e indietro.
No disse Anna. Tecnicamente, non era una bugia.
Oh, Annie. Hanno Claire. Non mi hanno permesso di parlare con lei. Non so se l'abbiano presa in ostaggio, o se...
Prima di sapere cosa stava facendo, Anna era saltata in piedi ed era corsa fuori dalla tenda. Sarebbero andati verso l'ascensore che correva lungo il fianco del tamburo e si collegava con i passaggi verso il ponte di comando e la sala macchine. Sarebbero andati in plancia. Uomini come Cortez e Ashford, uomini che volevano essere al comando, sarebbero stati sul ponte operativo. Anna corse pi veloce che poteva verso l'ascensore. Non correva veramente da anni. Vivendo su una piccola stazione fatta di tunnel tra i ghiacci di Europa, non ne aveva avuto l'occasione. Fu senza fiato in pochi istanti ma continu a correre, ignorando la nausea e le fitte al costato.
Raggiunse l'ascensore nel momento in cui Cortez e il suo manipolo di delinquenti armati salivano a bordo. Clarissa era alle spalle del gruppo; pareva piccola e fragile, circondata da soldati in armatura. Mentre le porte si richiudevano scivolando sulle guide, Clarissa sorrise ad Anna e alz una mano in cenno di saluto.
Poi scomparve.
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FINE Parte 3.